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New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano

data dell'evento
13 Dicembre 2025

luogo
Roma

New Vision from Old Master –
Il Neomanierismo Africano
Chéri Samba, Aboudia, John Madu, Cristiano Mangovo, Islimael Armarh, Olamilekan Abatan,
Amani Bodo, Mfundo Mthiyane, Joseph Chiemerie, e Henry James, Liby Lougue, e Roberto Pare
Black Liquid Art Gallery, Roma
13 dicembre 2025 – 31 gennaio 2026

La mostra New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano riunisce, per la prima volta in un’unica narrazione, alcune tra le voci più originali e incisive dell’arte africana contemporanea. Chéri Samba, Aboudia, John Madu, Cristiano Mangovo, Islimael Armarh, Olamilekan Abatan, Amani Bodo, Mfundo Mthiyane, Joseph Chiemerie, e Henry James, Liby Lougue, e Roberto Pare.

Artisti provenienti da Paesi diversi, da storie differenti, da linguaggi eterogenei che tuttavia condividono una stessa postura: guardare ai “grandi maestri” non come modelli da imitare, ma come interlocutori da attraversare, trasformare, contraddire.
Le loro opere – ironiche, liriche, tecnicamente raffinate o volutamente scomposte – offrono una visione del tutto nuova: un neomanierismo africano che riscrive i codici della citazione, della memoria e della forma.

immagine per Amani Bodo, Les Héritiers Manquent
Amani Bodo, Les Héritiers Manquent
Questa costellazione di lavori sarà esposta alla Black Liquid Art Gallery a partire dal 13 dicembre 2025, come un invito a entrare in un laboratorio visivo in cui passato e presente non si succedono, ma si guardano, si interrogano e si reinventano reciprocamente.

Viviamo in un’epoca in cui tutte le immagini sono visibili ovunque, in cui le geografie dello sguardo non coincidono più con le geografie della terra.

Il continente africano – per secoli osservato, violato, definito da altri – oggi osserva, assorbe, rielabora: non da periferia, ma da centro pulsante del mondo globale.
In questa condizione nuova, la contaminazione visiva non è più una prevaricazione dell’Occidente né una resa culturale dell’artista africano. È un terreno di libertà.

Le antiche discussioni sulla presunta distinzione tra chi crea “in Africa” e chi crea “nella diaspora” si sono fatte flebili, come un’eco di un’altra epoca.

Oggi quella separazione è anacronistica, priva di sostanza, poiché gli spazi della creazione sono ormai ovunque e la visione stessa è diventata un continente senza confini.

Il neomanierismo africano nasce esattamente in questo crocevia. Là dove la memoria non è imitazione, lo sguardo non è dipendenza, la tradizione non è confine ma materiale incandescente.
Le immagini, i miti e gli stili – ieri rigidamente assegnati a una storia lineare – diventano ora un campo aperto, dove maestri antichi e moderni convivono, si guardano, si sfidano.

L’opera Mancan gli eredi di Amani Bodo che è il manifesto di questa mostra lo dichiara senza esitazione. Una figura che richiama Leonardo il maestro rinascimentale, un archetipo della sapienza europea; accanto a Picasso un creatore moderno, seduto in quell’atteggiamento volutamente ambiguo tra genio e caricatura; sul cavalletto, una citazione che è già una metamorfosi; dall’erba, il volto di Amani Bodo che emerge – non come spettatore, ma come coscienza vigile, come commento incarnato alla storia dell’arte stessa.

Il pittore africano non “viene dopo”: entra nella scena, la apre, la attraversa. Il dipinto contiene altre presenze che svelano il gioco: un’allusione a Maurizio Cattelan, artista contemporaneo noto per sovvertire il sistema dell’arte con ironia, e un piccolo cane-balloons che rimanda a Jeff Koons e alle sue estetiche del consumo e dell’infanzia sofisticata della scultura pop globale.

Tutto è citazione, tutto è relazione, tutto è appropriazione consapevole.

E riecheggia qui quel pensiero spesso attribuito – correttamente o meno – a Picasso: “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.” Non come giustificazione, ma come dichiarazione di un principio antico: il genio non si limita a replicare, ma prende ciò che esiste e lo trasforma in qualcosa che non esisteva prima.

Così agiscono oggi gli artisti africani: non copiano l’Occidente, non gli si sottomettono. Lo interrogano, lo smontano, lo piegano, e, soprattutto, lo riscrivono. Questo è il loro manierismo: non ripetizione, ma deviazione; non imitazione, ma sviluppo; non ereditarietà, ma eredità reinventata.

Ecco perché il titolo New Vision from Old Master non è semplice citazione, ma dichiarazione politica e poetica: il vecchio maestro non è più autorità, ma interlocutore.

In questo dialogo – aperto, inquieto, fertile – mancano gli eredi nel senso tradizionale. Nascono però finalmente i protagonisti di una nuova genealogia visiva: libera, molteplice, indisciplinata, capace di tenere insieme epoche e mondi per generare, ancora una volta, una bellezza che sorprende.

New Vision from Old Master –  Il Neomanierismo Africano
Chéri Samba, Aboudia, John Madu, Cristiano Mangovo, Islimael Armarh, Olamilekan Abatan,
Amani Bodo, Mfundo Mthiyane, Joseph Chiemerie, e Henry James, Liby Lougue, e Roberto Pare

  • A cura di Antonella Pisilli
  • Black Liquid Art Gallery
    Via Piemonte 69 – 00187 Roma
  • Inaugurazione 13 dicembre 2025 ore 18
    Fino al 31 gennaio 2026
    mercoledì – sabato dalle 12 – 19

Informazioni

www.blackliquidart.com

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