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Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benyamin Zolfaghari. 3 artisti a cura di Pamela Berry, Galleria Heimat

data dell'evento
29 Gennaio 2026

luogo
Roma

29 gennaio – 7 marzo 2026
3 artisti a cura di Pamela Berry
inaugurazione 29 gennaio alle 18:00
Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benyamin Zolfaghari

Galleria Heimat è lieta di presentare tre artisti contemporanei le cui opere abitano la soglia tra emersione e dissoluzione. Lavorando attraverso pittura, ceramica e tecniche miste, Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benyamin Zolfaghari affrontano ciascuno l’astrazione come luogo di trasformazione—dove il colore si accumula e si erode, dove le forme promettono di apparire pur rimanendo sospese, e dove la materia stessa diventa testimonianza di tempo, rischio e forze invisibili. Insieme, le loro pratiche rivelano l’astrazione non come una fuga dal significato, ma come un terreno dove memoria, luogo e processo convergono.

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Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benyamin Zolfaghari. 3 artisti, Galleria Heimat

Manuela Kokanovic
Nata nel 1991 a Zagabria, Croazia | Vive e lavora a Venezia

Manuela Kokanovic si è diplomata in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia con il Prof. Carlo Di Raco. Dal 2016 è membro del collettivo artistico Fondazione Malutta. Dal 2018 al 2024 ha lavorato presso lo spazio autogestito Zolforosso, con cui ha curato numerosi progetti tra cui la fondazione dello spazio espositivo Terzospazio e della piattaforma comecome.info. Dal 2021 al 2025 è stata coordinatrice generale e artista partecipante del progetto espositivo itinerante “Venice Time Case” di Luca Massimo Barbero.

Attraverso la ricerca pittorica, Kokanovic analizza le raffigurazioni e le storie di popoli e luoghi solo apparentemente lontani. Le loro culture e tradizioni, così come le sue, le loro somiglianze e differenze, e gli ormai obsoleti manuali di istruzioni alla vita diventano approcci alla conoscenza e all’elaborazione del presente.

La pittura è il suo terreno concreto—nella solidità della materia agìta, nel disteso tempo del pensiero. Ogni campitura che si riversa rovinosamente nell’altra è un rischio e un’opportunità.

Giovanna Bonenti
Nata nel 1992 a Tione di Trento | Vive e lavora a Venezia

Giovanna Bonenti ha conseguito il Diploma di Secondo Livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, indirizzo Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2019.

Tra le mostre recenti: “Figure astratte,” Palazzo Assessorile, Cles; “One and Beyond—A Love Letter to Shadows,” Galleria Alberta Pane, Venezia; “Venice Time Case,” mostra itinerante a cura di Luca Massimo Barbero; “Prato stabile,” Bagagliera ex stazione ferroviaria, Borca di Cadore; “Una formica in cielo,” Chiesa di Nostra Signora del Cadore, Corte di Cadore; “Smussando angoli vivi,” Castel Belasi, Campodenno; e “Negli studi,” Palazzo Roccabruna, Trento.

La ricerca di Bonenti si articola tra disegno, pittura, collage e ceramica. Nei lavori su carta e soprattutto in quelli realizzati in ceramica, forme e volumi promettono delle risoluzioni visive che non riescono ad emergere del tutto. Come le radici affioranti percepibili sull’asfalto, spinte sotterranee invisibili sono le cause occulte di queste opere—una continua gravidanza di forme in attesa di emergere, di arrivare a noi attraverso un’esperienza “tattile” della visione.

Benyamin Zolfaghari
Nato nel 1986 a Teheran | Vive e lavora a Roma

Benyamin Zolfaghari ha frequentato corsi presso le accademie d’arte di Teheran e Roma, diplomandosi in scultura e fotografia.

Autodidatta come pittore dal 2016, ha partecipato a mostre tra cui la fiera d’arte “The Others,” Torino (2022); mostre collettive presso il campus romano della Temple University, Spazio Mensa, Roma (2021); mostra personale presso la galleria Curva Pura, Roma (2021); e la mostra bipersonale “Lessico familiare,” Curva Pura (2025). Ha esposto in varie gallerie iraniane come 0 Gallery, Etemad e Aknoon. Articoli sul suo lavoro sono apparsi su Artribune, Exibart e Segnonline.

I dipinti di Zolfaghari nascono dal suo confronto con il concetto di “accumulazione”: accumulazione di colore, memoria, forma e tempo. Le forme si muovono sul confine tra astrazione e rappresentazione, in uno spazio in cui l’immagine non rimanda completamente né al paesaggio né all’architettura, ma non se ne distacca neppure del tutto.

Attraverso la stratificazione ripetuta, la cancellazione e la ricostruzione, il dipinto prende forma gradualmente attraverso un dialogo continuo con la tela. La palette cromatica limitata e terrosa—verdi smorzati, marroni, ocra e toni caldi—evoca erosione, immobilità e trascorrere del tempo. Per Zolfaghari, la pittura viene vissuta più come un processo che come un’immagine finale, registrando l’istante prima che il significato si stabilizzi e la forma raggiunga uno stato definitivo.

Galleria Heimat
Associazione Archivio Marilù Eustachio
Vicolo del Cinque 24 – 00153 Roma – +39 06 86834763 info@galleriaheimat.comwww.galleriaheimat.com