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Felix Kiessling, ETERE. La Nuova Pesa

data dell'evento
29 Gennaio 2026

luogo
Roma

Felix Kiessling
ETERE
29 gennaio – 20 marzo 2026
La Nuova Pesa, Roma

ETERE di Felix Kiessling è una mostra che indaga il rapporto tra luce, tempo e percezione. Propone un’esperienza immersiva in cui fenomeni scientifici e dimensione sensibile si intrecciano.

Il percorso espositivo si muove all’interno di una realtà fluida, non oggettiva, che si offre al sistema cognitivo attraverso il fenomeno, dove percezione, spazio e tempo emergono come costruzioni condivise e in continua trasformazione.

immagine per Felix Kiessling La Nuova Pesa

L’esposizione propone esperienze corporee e sensoriali che traducono l’energia e la luce in forme percepibili.

La luce stroboscopica attraversa il corpo dello spettatore, coinvolgendolo direttamente e richiamando la dinamica delle high-energy particles. In questo contesto si colloca The Ionogram Butterfly, un punto di luce concentrato e brillante, installato all’altezza degli occhi, che rende visibili in tempo reale i risultati della ricerca Ionosond di SAASST, dialogando con l’ionosfera e ascoltandone i segnali, dove particelle ad alta energia originate da esplosioni sulla superficie solare interagiscono con l’atmosfera terrestre.

L’opera, installazione permanente al Planetario di Sharjah / SAASST negli Emirati Arabi Uniti, introduce l’esperienza immersiva della mostra, stabilendo un legame diretto tra il corpo, la luce e l’energia planetaria.

La vibrazione diventa materia solida nei blocchi di alluminio che condensano una sostanza impalpabile in forme pittoriche, trasformando l’energia in oggetti tangibili. Come sottolinea Kiessling:

«L’intera mostra non riguarda una visione gerarchica singola, ma collettiva».

Questo principio è evidente nella genesi cromatica dei blocchi, determinata dalla mescolanza di campionamenti effettuati in luoghi differenti alla stessa ora. Zenith, il punto di massima intensità luminosa; Just Before, il momento di minima luce; e Atacama, basato sull’occhio interiore dell’artista e sulla memoria di un cielo particolarmente intenso osservato nel deserto di Atacama.

L’esplorazione dell’etere si completa con Abtastung. L’opera indaga la percezione fenomenica del cielo e dello spazio planetario attraverso il principio della diffusione di Rayleigh. La luce blu, con lunghezza d’onda più corta, viene diffusa più intensamente dalle molecole dell’aria, mentre le frequenze più lunghe emergono nei colori rossi di albe e tramonti.

Abtastung (“Scansione”) accelera il tempo e la diffusione di Rayleigh muovendosi a spirale intorno alla Terra. Raccoglie oltre 20.000 fotogrammi della luce del cielo. Attraverso il toccare – fisico e cognitivo – l’opera suggerisce come diamo senso alla realtà e come costruiamo un’interpretazione soggettiva del tempo. Il cielo non è più un corpo celeste distante, ma una presenza luminosa che attraversa lo spazio espositivo, un’emanazione che rimanda all’idea di etere come materia sottile e pura esperienza della luce.

Insieme, le esperienze della mostra trasformano la galleria in un campo percettivo unitario, dove la distinzione tra osservatore, opera e ambiente si dissolve. La luce non è solo un elemento estetico, ma un fenomeno capace di modificare la percezione del tempo, dello spazio, del corpo e dell’ambiente circostante.

Diverse tradizioni, dalla fenomenologia di Merleau-Ponty al movimento Light and Space di Irwin, dagli Skyspace di Turrell a The Weather Project di Eliasson, fino alle teorie enattive di Noë e Varela, hanno descritto la percezione come un campo condiviso.

Con la sua pratica, Kiessling si inserisce in questo percorso, introducendo la tecnologia come componente sempre più attiva dell’esperienza e utilizzando concetti scientifici per riflettere sul rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale.

Abtastung evolve la serie dei dischi luminosi Coloured Suns, nata dall’opera Anti-Sonne. Si inserisce in una ricerca che attraversa lo spazio (Earth Piercing), il tempo (Zeitzeichnung – Time Drawing) e fenomeni naturali tangibili, come i fulmini (Schmetterling), o intangibili, come le frequenze di Schumann (Sound of Earth), resi percepibili grazie a tecnologie satellitari in tempo reale. La particolarità di Abtastung risiede nel non utilizzare dati in tempo reale, ma nel basarsi su campionamenti già realizzati.

Parallelamente, Kiessling dialoga con lo spazio della galleria, inteso non solo come supporto architettonico, ma come soggetto attivo, portatore di tracce storiche e significati stratificati.

L’immanenza della percezione e dell’evento dello “spazio planetario” si confronta con l’illusionismo degli antichi soffitti affrescati e con la mostra realizzata da Alberto Garutti alla Galleria La Nuova Pesa trent’anni fa, nel 1996, dal titolo Paesaggio domestico. In questa occasione è nuovamente esposta l’opera Specchio forato, grande superficie specchiante con fori che delineano il profilo di oggetti d’arredo riflessi nella stanza del soggiorno dell’artista. L’installazione, composta da due specchi che si fronteggiavano all’infinito, instaura un parallelo virtuale con l’opera di Kiessling The Ionogram Butterfly esposta nello stesso spazio.

Accanto a queste stratificazioni storiche e percettive, la mostra introduce un immaginario radicato nella dimensione simbolica del blu, inteso come soglia e promessa di spazio e possibilità.

È all’interno di questa simbologia del blu che Abtastung accoglie tutti gli altri colori dello spettro, non come elementi separati, ma come stati e densità che emergono da un unico campo percettivo. In Abtastung, il campo condiviso è composto dagli stessi elementi che formano il cielo evocato dall’opera – aria, acqua, fuoco, terra ed etere, inteso come medium che li contiene e li rende percepibili come esperienza luminosa.

Felix Kiessling
ETERE

  • a cura di Matteo Di Stefano e Mario Iannelli
  • 29 gennaio – 20 marzo 2026
    lunedì-venerdì 10.00-13.30 | 16.00-19.30
  • La Nuova Pesa
    Via del Corso, 530 – 00186 Roma
Informazioni

www.nuovapesa.it | nuovapesa@farm.it | T +39 06 3610892

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Felix Kiessling (Amburgo, 1980) vive e lavora a Berlino. Si è formato presso la Berlin University of the Arts (UdK) e l’Institute for Spatial Experiments, conseguendo il Master nel 2014 sotto la guida di Olafur Eliasson.

La sua pratica si fonda su un’intensa attività di ricerca e lavoro sul campo, esplorando forze ambientali e fenomeni legati a spazio, tempo, vuoto, peso e gravità. Le sue opere si collocano in una zona di confine tra percezione, costruzione soggettiva e dato reale. Come afferma l’artista, il suo lavoro cerca di toccare l’intangibile e ciò che non possiamo controllare, un mondo al di fuori del nostro sistema cognitivo e della realtà filtrata che esso produce.