Per innamorarsi delle Figlie del mare / Daughters of the Sea, bisogna attraversare l’ex Mattatoio di Roma, entrare negli spazi del nuovo Centro per la Fotografia, superare le sale dedicate a Irving Penn e spingersi fino in fondo, dove un altro mondo ci aspetta e si svela (nella collettiva Corpi reali, corpi immaginati, a cura di Daria Scolamacchia).

È un percorso fisico ma soprattutto mentale. Dalla compostezza rarefatta dello studio di Irving Penn alla vibrazione ruvida di un altrove che sa di sale e di fatica. In fondo alla sala, la fotografia della documentarista, fotogiornalista e fotografa iraniana Forough Alaei (Tehran, 1989) cambia registro, cambia temperatura, cambia sguardo, cambia tutto.
Non c’è enfasi, non c’è didascalia morale. Ci sono donne velate del sud dell’Iran che escono in mare (precisamente, nell’isola di Hengam). Tirano reti, sistemano il pescato, governano barche. I chador neri si muovono nel vento come materia che entra nell’inquadratura e le dà struttura.
Lo stereotipo si incrina senza bisogno di proclami. Il velo diventa segno dinamico, gesto e presenza. La fotografia non forza il significato ma lo lascia emergere mentre la luce si fa netta, a volte crudele disegnando i volti e insistendo sulle mani. Non c’è eroismo costruito, ma una quotidianità che si fa epica proprio perché non vuole esserlo.
Poche volte sono uscito da un museo di fotografia con il punto di vista letteralmente “spostato”. Riemergo da Figlie del mare nella luce di Roma e qualcosa è cambiato.
Informazioni Corpi reali, corpi immaginati
- a cura di Daria Scolamacchia
- Fino al 29 giugno 2026
- Ex Mattatoio – Padiglione 9D – Piazza Orazio Giustiniani, 4
Giornalista e curatore con una lunga esperienza nel racconto del design e dell'architettura, progetta la comunicazione di istituzioni, aziende e professionisti non come semplice forma di divulgazione, ma come progetto compiuto per costruire nuovo senso. Fondatore dello studio The Design Cut e del webmagazine Cieloterradesign.


