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Il coraggio di esporsi e di far sentire la propria voce

Dopo solo pochi mesi come responsabile della Biblioteca Civica Rosanna Benzi di Voltri, mentre stavo ancora prendendo le misure con questo nuovo ruolo, succede qualcosa di davvero inaspettato: una mail della Direzione Cultura del Comune di Genova mi anticipa un progetto della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci che avrebbe coinvolto il nostro territorio.

Quella mail, però, non mi preparava alla vera sorpresa: l’incontro con Serena Ferraiolo e Anna Chessa.

La passione con cui mi hanno raccontato l’edizione passata di Storie di Periferia e la cura che hanno poi messo nell’intero percorso che, come biblioteca, abbiamo avuto l’onore di ospitare, hanno rappresentato per me un esempio prezioso.

Faticavo quasi a credere che una realtà così importante, legata al Premio Strega, potesse portare dei laboratori di scrittura proprio a Genova Voltri e al CEP: significava offrire attenzione e opportunità a giovani di un territorio troppo spesso descritto per ciò che manca e non per la ricchezza umana, le energie e le potenzialità che può esprimere.

Ma Storie di Periferia è stato ancora qualcosa di più.

Del primo incontro ricordo soprattutto l’emozione di Alma Spina e Viola Lo Moro, poete di grande valore che, con rara sensibilità, sono entrate in relazione con sessanta studenti delle scuole secondarie di secondo grado, guidandoli lungo tutto il percorso.

 

Ragazzi provenienti da scuole diverse, arrivati in biblioteca con curiosità, qualche timidezza e, devo dire, anche con un po’ di diffidenza.

Eppure, incontro dopo incontro, si sono aperti, si sono raccontati, hanno trovato il coraggio di esporsi e di far sentire la propria voce.

Hanno avuto l’opportunità di sperimentare linguaggi diversi confrontandosi con ospiti straordinari, capaci di sorprendere per generosità, competenza e disponibilità.

Hanno seguito le profonde riflessioni di Daria Bignardi sulla scrittura e sulla lettura, per poi provare a costruire racconti partendo dagli incipit di grandi libri.

Hanno incontrato l’intensità della poesia di Carmen Gallo, per poi stravolgere i suoi testi attraverso un liberatorio processo di sottrazione, dando vita a componimenti nuovi e sorprendenti.

Hanno assorbito l’energia di Murubutu e costruito con lui un dialogo autentico attraverso la musica: sopra un ritmo che continuava a scorrere in sottofondo, hanno trovato il coraggio di dare voce anche ai pensieri più intimi.

Chissà se è stato per le barre dei ragazzi, per la fine dei laboratori o forse per entrambe le cose.

So solo che le lacrime che ho visto raccontano bene quanto esperienze come queste riescano ad andare oltre, toccando nel profondo non solo i ragazzi, ma anche chi ogni giorno lavora con passione accanto a loro.

Per noi, operatori di una biblioteca di quartiere, credo che non ci sia privilegio più grande che poter accompagnare i più giovani nella loro crescita, offrendo uno spazio di ascolto e possibilità.

La speranza più grande è che qualcosa di tutto questo rimanga dentro di loro e, chissà, possa continuare anche nel tempo.

Ora rimane la fiducia e una profonda gratitudine.

immagine per Annalisa Barella
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