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Mondo Pizza: Il trattato di pace globale

di Luigi Del Prete

Mentre il mondo della ristorazione affronta mazzate e incertezze c’è un disco di pasta che non solo non conosce crisi, ma sta ridefinendo il concetto stesso di convivialità. Dalle strade di Napoli ai grattacieli di New York, la pizza si è evoluta in un fenomeno capace di superare ogni barriera da quella del portafoglio a quella dei confini geografici e religiosi.

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Foto di Luigi Boccardo su Unsplash

Oggi la pizza è un’esperienza poliedrica che si adatta ai tempi e ai palati. A Napoli città dove e nata la pizza assistiamo a una coesistenza affascinante di stili diversi, ognuno con la sua identità.

Se la Ruota di Carro continua a dettare legge con la sua anima “vecchia scuola”, sottile e larga, simbolo di una democrazia alimentare accessibile a tutti, la Contemporanea risponde con lunghe lievitazioni e alveolature spettacolari.

In questo panorama, l’icona resta la STG (Specialità Tradizionale Garantita), dove la semplicità di Margherita e Marinara si fa arte.

Ma è quando ci avviciniamo alla Pizza Fritta, nata per necessità e diventata eccellenza, e allo street food che tocchiamo il cuore pulsante della città. L’odore della pizza fritta in cottura, unito a quello della Pizza a Portafoglio appena sfornata, genera un’emozione sensoriale di profumi senza eguali, capace di fermare il tempo tra i vicoli.

È la massima espressione del cibo consumato in movimento, piegato in quattro e vivo di una fragranza che non ha paragoni.

immagine per Pizza Fritta. Courtesy Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli 
Pizza Fritta. Courtesy Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli 

In questo scenario di eccellenza, la ricerca della materia prima ha portato a una riscoperta fondamentale quella delle pizze con grani antichi fatte con farine bio.

Questa scelta non è solo un ritorno alle origini, ma un impegno verso la salute e la terra; l’uso di farine non raffinate e coltivate senza pesticidi dona all’impasto sfumature aromatiche dimenticate, rendendo la pizza un prodotto ancora più nobile e digeribile.

La capacità di adattamento di questo piatto è sbalorditiva e non conosce limiti politici, fisici o climatici.

Possiamo trovarla a Chicago con la Deep dish, a Pyongyang dove nonostante l’isolamento la pizza è diventata un simbolo di apertura gastronomica, così come nelle terre estreme del Cile, dove si fonde con i sapori dell’America Latina.

Ma la sfida è andata oltre perché ci siamo attrezzati anche nei luoghi più inospitali del pianeta e fuori da esso.

La pizza è arrivata in Antartide, riscaldando le lunghe notti dei ricercatori nelle basi scientifiche isolate tra i ghiacciai, e si è spinta persino in orbita. Gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale hanno dimostrato che il desiderio di pizza non si ferma davanti alla gravità.

In Russia invece la pizza racconta una storia di cambiamento epocale. È passata dall’essere un bene di lusso esotico nel periodo post-sovietico a diventare un elemento fondamentale della dieta urbana moderna.

Oggi la Russia è un laboratorio avanzato per la pizza “digitale” alcune delle catene più innovative al mondo sono nate proprio qui.

Nelle grandi metropoli come Mosca e San Pietroburgo, la pizzeria è diventata il “terzo luogo” per eccellenza, uno spazio neutro dove le tensioni del mondo esterno sembrano placarsi davanti a un forno acceso.

C’è un motivo se molti chef stellati stanno spostando la loro attenzione sui forni. La pizza offre un’accessibilità senza pari è il comfort food per eccellenza, ma oggi vanta una dignità tecnica che nulla ha da invidiare alla cucina gourmet.

Rappresenta un motore per l’economia grazie all’ottimo rapporto tra costi di produzione e valore percepito, dimostrando un facilità di adattamento straordinaria. La vera forza della pizza risiede nella sua capacità di essere un linguaggio universale.

Può essere accolta da ogni cultura e fede: si declina perfettamente nelle rigide regole halal, kosher, vegetariana o vegana, senza mai perdere la sua anima. È un modello per accomunare i popoli; se esiste un profumo capace di mettere d’accordo tutti, è quello dell’impasto che lievita.

immagine per impasto pizza
Foto di Arturrro su Unsplash

Questo melting pot si vede chiaramente in Nord America, terreno di integrazione storica, e in Sud America, dove San Paolo contende a Napoli il record di consumi.

In Asia, la pizza dimostra la sua natura diplomatica: in India si è fatta vegetariana con il Paneer, mentre in Giappone è diventata una forma d’arte quasi ossessiva.

In Africa, incontra sapori ancestrali che vanno dall’Egitto con lo za’atar alla Nigeria dei giovani imprenditori, fino al Sudafrica post-apartheid.

In Oceania, l’Australia esplora i confini del gusto con focus biologico, mentre in Messico, la Pizza Mexicana condita con guacamole e jalapeños rappresenta un vero atto di resistenza culturale.

Anche nelle terre della Via della Seta, in Uzbekistan, la pizza ha trovato una nuova identità, fondendosi con le tradizioni millenarie della panificazione locale e del pane Non, diventando un terreno neutro per il dialogo tra generazioni.

C’è poi un muro che è crollato nel silenzio dei laboratori e dei forni: quello del pregiudizio sul senza glutine. Fino a pochi anni fa la pizza gluten-free era un compromesso punitivo, una sorta di biscotto sbiadito. Oggi la situazione si è ribaltata.

La ricerca sulle farine alternative e sugli amidi ha raggiunto vette tali che, lo dico con certezza, anche un palato allenato farebbe fatica a distinguerla da una classica.

È una vittoria della tecnica, certo, ma soprattutto una vittoria dell’inclusione il che significa che oggi l’emozione di una pizza non esclude più nessuno.

Allo stesso modo, la sfida vegana rappresenta l’ultima frontiera della tolleranza, con fermentati vegetali capaci di riprodurre la nota umami del latticino.

In conclusione, se la pizza è riuscita a diventare un fermento mondiale, capace di unire tavolate di sconosciuti e di far sentire a casa chiunque, ovunque si trovi, perché non potremmo trarne uno spunto per qualcosa di più grande? In un mondo spesso diviso, la pizza rappresenta una delle poche forme di comunicazione universale.

Ci piace pensare che, proprio come l’impasto ha bisogno di tempo e cura per maturare, anche la consapevolezza umana possa seguire un processo di fermentazione positiva.

Finché ci sarà un forno acceso, avremo sempre un tavolo per riscoprirci parte di un’unica comunità umana. Se il mondo fosse accogliente come una pizza, non ci sarebbe spazio per gli spigoli dei conflitti.

Foto Licenza CC BY-NC-SA 2.0
immagine per Luigi Del Prete
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Sono un contadino appassionato di gastronomia, che dedica il proprio lavoro quotidiano a valorizzare l’eccellenza delle materie prime. Attraverso la cura della terra, cerco di preservare il legame storico e culturale con il territorio, portando in tavola il valore di una tradizione autentica e rispettosa della natura.

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