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“Siamo sovversivi!”. Marguerite Yourcenar e il suo appello per salvare la Terra

di Greta Caroselli

Nel settembre del 1987, Marguerite Yourcenar pronuncia il discorso Se vogliamo provare a salvare la Terra a una conferenza sulla tutela ambientale. Quasi tre mesi dopo morirà.
Questo testo è stato pubblicato da Einaudi nel 2026 nella collana Vele, insieme a un altro scritto di Yourcenar del 1981: Chi sa se il soffio vitale delle bestie scenda in basso, verso terra?.

 

immagine per copertina del libro Se vogliamo provare ancora a salvare la Terra, di Marguerite Yourcenar
Se vogliamo provare ancora a salvare la Terra, di Marguerite Yourcenar

Il nucleo della riflessione verte sui danni che l’uomo ha inflitto alla Terra e alle creature che da sempre la popolano, e sulla necessità di agire per proteggere sia l’ambiente sia gli animali.

Stefania Ricciardi ha tradotto e curato il libro, aggiungendo una postfazione che mette in luce l’importanza e la rilevanza, ora più che mai, del monito severo e insieme incoraggiante di Yourcenar.

Ricciardi accosta i due saggi per evidenziare ancor di più quello che Yourcenar elabora nella sua scrittura: siamo abitanti della Terra come lo sono gli animali e le piante, ci lega una relazione di interdipendenza che abbiamo il dovere di proteggere.

Nel primo scritto, Yourcenar si concentra sull’ambiente, sulle sue ferite che faticano a rimarginarsi, sugli alberi che vengono abbattuti fino a che, a un certo punto, non ricrescono più.

L’autrice estrae ingegnosamente dalla storia umana esempi di come il nostro pianeta sia sempre stato abusato per la nostra smania di prevaricazione.

Non è solo questa fame incessante che ci rende colpevoli di aver depredato la nostra stessa casa, è la paura che ci porta a consumare, a farci la guerra, a “spremere il massimo della ricchezza da tutto”: la paura del tempo che incalza.

Eppure, come descrive abilmente Yourcenar, continuiamo a dimenticarci, ad andare avanti per la stessa, violentissima strada.

“Ecco, la storia umana lascia ovunque le sue tracce e queste tracce sono in genere distruttive”.

 

immagine per Marguerite Yourcenar nel 1982, foto di foto De Grendel Bernhard. Licenza: CC BY-SA 4.0
Marguerite Yourcenar nel 1982, foto di foto De Grendel Bernhard. Licenza: CC BY-SA 4.0

La riflessione che la scrittrice belga ci spinge a fare è proprio su questo movimento rapido e apparentemente incessante che compie l’umanità, tra diffidenza dell’altro, paura del tempo incalzante, consumo ossessivo e predatorio di ogni risorsa terrestre.

Questa violenza è espressione della nostra paura di non imprimere alcun segno sul mondo, nella storia.

Ci chiama in causa al plurale, ancora una volta: “Siamo tutti costruttori della torre di Babele”. Il  simbolo della nostra ambizione esagerata e, al tempo stesso, del nostro fallimento, in quanto incapaci di comprenderci l’un l’altro.

Nel secondo testo, Chi sa se il soffio delle bestie scenda in basso, verso terra?, l’autrice pone al centro del discorso la violenza che l’essere umano infligge agli animali. Il nucleo della riflessione è come questa brutalità nei confronti di altri esseri viventi implichi necessariamente uno svilimento dei diritti e della dignità nella società umana.

L’autrice fornisce immagini concrete e reali, come i banchi di macelleria che “con quegli uncini da cui pendono grossi pezzi di animali che hanno appena smesso di grondare sangue […], sono forse una buona cosa, in quanto testimonianza visibile della violenza che l’uomo infligge all’animale”.

E ancora, le pellicce esposte in vetrina, i cosmetici testati su conigli, le scommesse sulle corse dei cavalli. Yourcenar poi passa all’altro polo della contraddizione per cui chi sostiene di amare gli animali ne mangia e ne sfrutta inconsapevolmente il corpo.

L’impoverimento della coscienza porta alla violenza all’interno della stessa civiltà umana.

Esseri umani ed animali vengono costretti in condizioni brutali, che oltre ad essere spaventosamente simili, raccontano la stessa violenza, la stessa smania di sopraffazione di una società completamente persa, indifferente e spietata.

La scrittrice lancia un appello in conclusione di questo scritto:

“E allora, siamo sovversivi! Ribelliamoci all’ignoranza, all’indifferenza, alla crudeltà, peraltro esercitate così spesso contro l’uomo perché ci si è fatti la mano sugli animali”.

Il pensiero di Marguerite Yourcenar offre una prospettiva nuova e innovativa per il suo tempo (e per il nostro), nonostante l’apparente semplicità delle argomentazioni.

Non perché non si siano mai sentite riflessioni simili, al contrario: proprio perché è un pensiero ampiamente condiviso e sentito, stupisce quanto poco venga messo in pratica, considerando come sono peggiorate le condizioni ambientali, animali e socio-politiche.

La rete di interdipendenza che lega queste tre dimensioni è una risorsa inestimabile: la tragedia più grande, infatti, è come si cerchi sempre di estrarne un valore per il puro desiderio di profitto.

La sovversione di Yourcenar risiede nel riconoscere la relazione che ci lega con gli altri esseri viventi e di proteggerla, poiché “una civiltà sempre più lontana dalla realtà miete sempre più vittime, inclusa se stessa”.

In virtù di questo legame abbiamo il dovere tutelare gli altri esseri viventi, e allo stesso modo, salvarci anche da noi stessi.

immagine per Greta Caroselli
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Laureata in Scienze politiche e attualmente iscritta a un corso di laurea magistrale in Editoria e scrittura. Mi appassionano la letteratura (prosa e poesia), la filosofia (in particolare politica e del linguaggio), il cinema, la moda. Mi interessa riflettere sui fenomeni sociali e culturali di oggi intrecciando discipline diverse, in modo da offrire una prospettiva completa e stimolante.

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