E all’inizio fu il Caos…
Nulla del seme piantato negli anni 60, culminato con i folgoranti avvenimenti che vanno dal 1968 ai giorni nostri è andato perduto.
Una, fino ad allora, delle più incredibili rivoluzioni pacifiche della storia, stava attraversando come un tornado tutti i livelli della società occidentale, fatta – ancora e sempre – di caste, di padri padroni e di furori guerrieri postumi della seconda guerra mondiale.
La Rivoluzione giovanile, figlia si della ricchezza e del tempo libero accumulati dall’Occidente, ma anche consapevole delle tante battaglie condotte per la libertà e per l’indipendenza, in Centro e Sud America, in Africa come in Asia, rappresentò l’inizio di una globalizzazione del pensiero contro, che in gran parte iniziava a rifiutare i dogmi centralistici del comunismo nell’Unione Sovietica da una parte e della società conservatrice fondata sui valori della chiusura e del compromesso familiare in senso largo, dall’altra.
Ben lungi dall’essere un movimento parassitario, come i profeti del nichilismo mediatico cercano invano di venderci oggi, i valori fondanti del ’68 rimangono di carattere intellettuale e filosofico più che politico. La ricerca, anche non coordinata tra le varie discipline, attraverso le avanguardie artistiche, determinò l’unica vera onda comune di pensiero alternativo agli schemi preposti dalla società occidentale. Una rottura degli schemi illuministi, post-illuministi e post-moderni, che avevano bisogno di essere quanto meno aggiornati, per arrivare ad una terza via: il vivere in un clima felice, in convivenza con il proprio inconscio, socio maggioritario della nostra evoluzione.
Ci si batterà dunque con grande ardore per l’uguaglianza dei cittadini e delle razze, per i diritti universali, per una Nuova Società, ma in blue jeans, con James Marshall “Jimi” Hendrix e la grande musica di quegli anni a scandire il battito del cuore e il ritmo dell’azione. I luoghi d’Arte e di Cultura, la Biennale del Cinema di Venezia, il Festival di Cannes, le Quadriennali, la Scuola, le sedi dei partiti e dei movimenti, le libere Assemblee, gli esami, i meriti individuali, si scrollavano la polvere di dosso, ormai sommersi da una contestazione profonda e dissacratoria che distruggeva i miti dei ben pensanti e dei conservatori.
Nulla fu più come prima e, nella corsa frenetica per una diversa consapevolezza, che mai nella Storia questa generazione aveva conosciuto, ci si avviava alla costruzione di un Mondo Nuovo.
Il confronto era, per citare solo alcuni dei grandi maestri, con Roberto Rossellini, con Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini, mentre si leggevano Konrad Lorenz scoprendo l’Ecologia, Jung scoprendo un certo inconscio, e tra i Filosofi, Marcuse, Benjamin, Deleuze, Levy, Glucksman…; si approfondiva il rapporto con les maîtres penseurs d’origine francese, Cohn Bendit saliva sulle barricate…, gli Uccelli volavano sui tetti della Facoltà di Architettura (e a Sant’Ivo alla Sapienza occupato a febbraio) e Pasolini, negli scontri di Valle Giulia, stava dalla parte dei figli del popolo (i poliziotti): era arrivato come un maremoto il 1968!
Una disoccidentalizzazione del Sistema diventa allora uno scioglilingua imperativo, e si parte per altri lidi.
Le mete diventano i mondi nuovi della comunicazione, luoghi dove l’Umanesimo e le sue culture associate fossero ancora all’ordine del giorno. Si va nei paesi islamici del Mediterraneo, nei paesi poveri ma ricchi di culture antiche, in Sud America, in autobus da Londra a Delhi, per scoprire l’India; o si va in Africa verso i Dogon, i Tuareg, i Peul…; e si scoprono il nomadismo musicale e i grandi viaggi.
Ci si chiede, in quei favolosi anni, da dove vengano le cose che amiamo, e non ci bastano le spiegazioni occidentali, radicate nella storia sì, ma senza le istruzioni per trascendere l’Ego onnipresente.
Cerchiamo –come anche oggi– la Verità o le tante verità insieme e ci dobbiamo ricordare che siamo stati preceduti da tanti altri viaggiatori che, nei secoli precedenti, hanno scandagliato i territori sconosciuti; ci si abbevera delle pagine di Herman Hesse, di Rimbaud, di Gurdjieff, di Tucci, di Maraini e di Bruce Chatwin, si vedono finalmente i documentari sull’India di Pasolini e Rossellini e i viaggi di Alberto Moravia in Africa.
Dopo Easy Ryder di Dennis Hopper, si saccheggia la cultura On the Road americana e si scoprono i suoi poeti e scrittori Ginsberg, Corso, Bukowsky (grazie anche molto a Fernanda Pivano), la Pop Art con i suoi pittori… Nasce la swinging London e i poeti diventano cantanti a ritmo di rock’n roll…
Ecco, secondo me, questa straordinaria ragnatela del sapere, oggi, aggiornata dalla storia, scorre come un alveo gigantesco negli infiniti meandri della Rete, e furono quei primi assiomi a decretare, attraverso Internet, una democratizzazione della comunicazione, quell’Underground che diventa: “e quindi uscimmo a rivedere le stelle” (Dante Alighieri).
Le stelle come messaggi che toccano la coscienza, l’informazione totale che sciocca e coinvolge. Nuovo scenario della comunicazione diventa la platea globale: tutti potenzialmente possono, con i nuovi strumenti high tech, misurare se stessi e il proprio io con il mondo della creatività e sensibilizzare, raggruppare velocemente masse informate e dunque libere.
Siamo dunque tutti diventati Artisti? Invece che vittime della Restaurazione? Certamente non è così.
Di quell’epoca ci siamo certamente portati dietro mura abbattute e porte spalancate, nuovi rapporti di forza, dove ognuno ha combattuto la propria battaglia, ma, soprattutto, abbiamo fatto tesoro: grazie ad essa si può e si è in grado oggi, e fin da giovani, di prendere coscienza di ciò che ci circonda, di formarsi una consapevolezza e prendere energia.
Nessun sapere umano è mai stato così vicino alla perfezione, grazie ad un uso corretto di Internet, nel raccogliere, catalogare e restituire al mondo di oggi l’arte del passato e del presente, che è immediatamente, o quasi, futuro.
I movimenti giovanili, sempre presenti e attivi nella storia , hanno colto per primi questo grande potenziale e, come in una dissolvenza cinematografica, una rivoluzione del pensiero e dei costumi, gli anni ‘60 e ‘70, si sono fusi nella Rete. Il pensiero creativo, gli associazionismi, le informazioni e le tipologie nuove dei luoghi d’incontro, le ricerche viaggiano veloci nell’etere (o meglio: nel cyberspazio) moltiplicando il sapere e la conoscenza.
E il link più importante che ne deriva è quello tra le generazioni…: padri, madri, figli sono finalmente davanti allo stesso schermo world wide. Ognuno può essere regista, grafico, fotografo, interagire tra generazioni e condividere, con un Ego creativo appagato.
(Ci) domandiamo, allora, e ancora: Siamo diventati dunque tutti artisti? Forse no, ma abbiamo comunque aperto uno spiraglio più libero e stratificato in ognuno per un arricchimento alla ricerca di una propria identità e di uno stile…
Oggi, tra i giovani e non, la ricerca, l’etica e gli ideali spuntano da ogni parte, sicuramente di più su Internet – tra i Socialnetwork, per esempio – che nelle aule scolastiche in attesa che argomenti, scienza, sapere ed arte collimino con i futuri programmi educativi.
Ciò conferma ancora di più quel ruolo fondamentale assunto della Rete. Nei nuovi movimenti culturali emergenti è proprio questo il punto chiave che va affrontato. Se, dunque, non siamo tutti Artisti, il tendervi ci avvicina alla possibilità di intuire la trasformazione in atto e di cogliere, come nei lembi delle galassie, le librerie universali in e di questo grande Mondo Globale. Per farlo, abbiamo bisogno di un’antropologia della Rete, che produca “conoscenza degli altri” e ne evidenzi i meritevoli, nei vari settori, che spingono sulle strade dell’ extra-ortodossia. I movimenti per i diritti che nascono dalla rete sono nipoti forse maturi per i nuovi balzi in avanti?
Proviamo ad allontanare nel mondo dell’arte la visuale, spesso troppo ferma sulle “pozzanghere dell’occidente”, energie spossate, cadaveri sezionati, le Morgues, il malessere derivato dai limiti imposti dalle Autorità – penso, ad esempio, soprattutto alla Fotografia di oggi – ed anche da un minimalismo conformista, fratello arreso del massimalismo indecente.
Bisogna imparare a proiettarci in una ricerca che sappia volare, tra cielo e terra, abbastanza bassa, per non farsi intercettare dai Radar…
pubblicato su art a part of cult(ure) il 9 settembre 2011: http://www.artapartofculture.net
a seguire i commenti storici all’articolo
8 Commenti a
“Siamo diventati tutti artisti? Riflessioni di un viaggiatore del pensiero # 1”
#1 Commento By Adrian On 9 settembre 2011 @ 13:49
meraviglioso!!!!!
#2 Commento By Giusto Puri Purini On 9 settembre 2011 @ 14:55
….Un’ode a Barbara Martuscello e a tutta la redazione di artapartof cult(ure)…grazie,Giusto.
#3 Commento By maria cristina funghini On 9 settembre 2011 @ 17:17 bellissimo l’articolo di giusto, mi ha commosso e l’ho condiviso
#4 Commento By Nur On 11 settembre 2011 @ 10:18
Grande Giusto….il viaggio e’ sempre on the road..no? cercare di propagare mini cellulle di ribellione e innovazione.
#5 Commento By Pino Moroni On 11 settembre 2011 @ 13:46
grande analisi-sintesi sul movimento più importante dell’ultima storia
#6 Commento By Ines Fontenla On 12 settembre 2011 @ 09:56 Grazie Giusto, veramente “iliminante” il tuo articolo.
#7 Commento By giuliana On 12 settembre 2011 @ 20:44
Grazie Giusto!!!
Hai sempre fatto tutto con Sentimento e Vera Partecipazione. Bellissimo e
forte! Mi hai commosso… Giuliana
#8 Commento By Marco On 21 settembre 2011 @ 16:19
Caro collega Giusto complimenti per la trasmissione del contenuto contenete messaggio con massaggio culturale alla Mcluhan teso in villaggio globale, ma vorrei considerare il papocchio della terza via al riguardo del quale non si può transigere dal citarne l’autore e cioè tal Ezra Pound seppur mi risulta assai difficile considerare che i favolosi anni sessanta e la rivoluzione artistica siano sue figlie, eppur per certi versi il post fascismo di Salò potrebbe esserne stato il principio; comunque terze vie o cieli tersi non sono importanti quando la seguente domanda:
ora come ora le persone maggiorenni possono essere considerate emancipate e quindi autorizzate ad usare il credito dell’arbitrio? Se la risposta fosse positiva la domanda successiva sarebbe: stante l’assunto precedente qual è il senso dell’indebito debito sovrano?
Andando avanti, minimalismo come massimalismo? ritengo questa una semplificazione maccartista tesa ad annientare la differenza che non riguarda l’assunta uguaglianza ma il vizio di forma ch’intende valutare fenomeni che in via ordinaria non possono essere contemporanei, in quanto le storie sono derivati dell’esasperazioni artistica tesa a mostrare il parallelo futuro dal contro-spazio intellettuale concependo il determinante costrutto del determinato differito nel temporale concesso.
Pertanto come è assurdo il paradosso attuale della divisione che fa mercato lo sono l’esposte tendenze poste in fiera a mostrare il valore primo dell’arte ,,.
Siamo tutti artisti? Ebbene si siamo tutti artisti sebbene su livelli concettuali diversi e con doveri deontologici diversi.
Non posso esimermi da chiosare con quel senso surreale teso in leggera
insensatezza che m’appartiene come il corpo ch’indosso ed il vizio che sopporto, proponendo l’alternativo slogan siamo tutti emancipati?
Con senso di stima e senza pregiudizio porgo i migliori saluti all’autore ed ai fortunati passeggiatori in lettura.
L'architetto Giusto Puri Purini inizia come scenografo in alcuni film didattici per la TV, di Roberto Rossellini - tra cui gli Atti degli Apostoli ed il Socrate -, lavora e crea, come project manager per i Vivai Del Sud dal 1972 al 1977 e fonda nel 1978, lo Studio di Architettura. Queste ed altre esperienze lo porteranno a viaggiare nel mondo per promuovere l'immagine del design e dell'architettura italiana. Collabora con il CNR per la Fiera del Levante e la Fiera di Milano - edizioni 1988/89 - realizzando una piramide di cristallo autosufficente dal punto di vista energetico; lavora al MAE ristrutturando la Farnesina e alle Scuderie del Qurinale realizza la mostra Da Giotto a Malevich, 800 anni di rapporti tra l'Italia e la Russia (2004). Collabora dal 2009 in India, nel Tamil Nadu, all'evoluzione della città universale di Auroville, voluta dal grande filosofo indiano Aurobindo.
















