Fantasticherie di un passeggiatore solitario di Paolo Gaudio. Il fascino dell’incompiuto

Cosa ci fa un bambino sperduto in un bosco? Segue uno strano vecchio che lo condurrà a smarrirsi, ancora di più, nel profondo della selva oscura.
Il bambino e il vecchio sono personaggi inventati dalla penna dello scrittore Jean Jacque Renou che passa i giorni chiuso in un seminterrato ossessionato dalla stesura del suo romanzo.
E’ il 1876, l’uomo devastato dall’alcol e dalla perdita della moglie è in preda a strane allucinazioni che, in effetti, sembrano essere eventi soprannaturali legati ad una scatola in cui tiene imprigionato qualcosa.
Nel nostro presente il giovane studente Theo rimane affascinato da Fantasticherie di un passeggiatore solitario, il misterioso libro di Jean Jacque Renou rimasto incompiuto che si rivelerà molto più di un semplice manoscritto.
E’ un ricettario fantastico che avvera le avventure più inverosimili, basta seguire le istruzioni.
Il bambino, lo scrittore e il ragazzo vivono in tempi e luoghi diversi ma sono uniti  dall’ossessione per lo stesso testo.
E’ un manoscritto ingannevole legato alla figura di un negromante; quindi seguire le sue direttive potrebbe diventare molto pericoloso per tutti e tre i protagonisti.
L’avventura più rischiosa è  la Fantasticheria n° 23, quella che conduce in un luogo straordinario chiamato Vacuitas in cui si può tornare indietro nel tempo per mettere a posto qualsiasi cosa, rimediare agli errori commessi.
La fantasia si materializza diventando la via di fuga da una realtà deludente.
Un viaggio verso un luogo che non esiste, un perdersi in una ricerca che rimane incompiuta. Non arrivare a nulla. La storia di un fallimento, le schiaccianti colpe ereditate dai padri che si riversano sui figli.
Una metafora sul turbamento e il fallimento dell’uomo contemporaneo, sulle sue fragilità, sul disperato bisogno di andare oltre la realtà di un quotidiano inappagante.

Vincitore di numerosi premi tra cui il Grand Prix de La Samain du cinéma fantastique di Nizza e il Premio Mario Bava come Migliore Opera Prima al Fantafestival di Roma, Fantasticherie di un passeggiatore solitario è il primo lungometraggio di Paolo Gaudio un giovane regista che ha scelto di trattare il genere fantasy spronato  da una grande passione che aveva fin da piccolo per i personaggi fantastici.

Mostri, guerrieri muscolosi, robot, nani, giganti ed extraterrestri che vedeva nei film di Gilliam, Burton, Zemeckis e le animazioni di Phil Tippett o del maestro Ray Harryhausen.

“Guardavo moltissimi film in tv quando ero piccolo a casa di mia nonna. Mi sedevo sul tappetto che era posto davanti al televisore e restavo lì per ore senza emettere un fiato. Si trattava di pellicole adatte alla mia età, roba come Sinbad o Gli Argonauti – il mio preferito – ma più che dalle storie mitiche di eroi mitologici, ero colpito da quelle creature mostruose, draghi, orchi ed eserciti di scheletri che si palesavano con mio enorme stupore. Erano loro i miei eroi.”
(da: Paolo Gaudio, note di regia, pressbook)

Purtroppo il nostro Paese non riesce a dare spazio al fantasy rischiando di perdere molti giovani talenti costretti a trasferirsi all’estero per realizzarsi lavorativamente.
Il racconto dei racconti di Garrone ha contribuito a rilanciare questo genere ma pur sempre avvalendosi di un forte supporto produttivo internazionale.
Altri, se ci riescono, i film se li devono sovvenzionare con qualche finanziamento ma soprattutto di tasca propria come nel caso di Gaudio.
Proprio per questi motivi Fantasticherie di un viaggiatore solitario è un oggetto prezioso da proteggere e sostenere. Merce davvero rara per il nostro panorama cinematografico.
Uno scrigno intagliato con tanto amore colmo di delizie visive e narrative.
Sospeso in un’eterna partenza. Una favola sarcastica che gioca a prendere in giro i suoi personaggi facendoli girare a vuoto. Un vuoto carico di suggestioni, ricordi, emozioni, visioni.

Lo spettatore viene catapultato in questo viaggio fantastico senza troppe delucidazioni. Misteri che non verranno mai completamente svelati. Un’opera da considerarsi aperta a molteplici interpretazioni.
La storia o le storie sono esplose in tanti pezzi vaganti che non si assemblano mai del tutto. Tra passato, presente e altrove fantastico c’è un inquietante continuum che mantiene alta la tensione per tutto il tempo.
Roma diventa una città sconosciuta e tetra con scorci e luoghi velati di mistero. Atmosfere esoteriche che richiamano quei film di Dario Argento ambientati nella capitale.
Anche un semplice pub, una biblioteca, l’entrata di un ristorante cinese assumono toni perturbarti. Per non parlare della meravigliosa Bottega Infernale un luogo da perderci la testa tra uova di drago, polveri stregate e portentose chincaglierie.
Il seminterrato, dove seguiamo le vicissitudini dello scrittore Jean Jacque Renou, evoca gli effetti speciali artigianali creati da Lamberto Bava in film come Fantaghirò. Il demone imprigionato sembra un’evoluzione del mostruoso feto di Eraserhead.

L’altrove fantastico, l’immenso e minaccioso bosco abitato dal bambino e dal negromante, è realizzato in animazione claymation.
C’è la computer grafica ma  si preferiscono tecniche che prevedono l’utilizzo di animatori dal vivo rimossi digitalmente in fase di post produzione.
Come afferma lo stesso regista gli effetti digitali sono stati usati  più per nascondere che per creare.
Tecniche artigianali che si rifanno agli influssi del meraviglioso e surreale stop motion di Jan Švankmajer, tra i cineasti più amati da Gaudio.
L’interazione tra stop motion e live action ricorda molto il cinema di Michel Gondry in particolar modo L’arte del sogno (2006). Il personaggio timido ed impacciato di Theo ha molto in comune con il sognatore Stéphane Miroux.

Da non tralasciare i riferimenti letterari.
Il vero protagonista d’altronde è proprio un libro. Il titolo del film fa riferimento a quel Les Rêveries du promeneur solitaire, l’ultima opera scritta da Jean-Jacques Rousseau e rimasta incompiuta.
Il risultato di appunti che il filosofo raccoglieva, in tarda età, durante le sue passeggiate. Ricordi, contemplazioni e riflessioni sulla natura, sull’uomo, sul rapporto tra sé e gli altri.
Ma Rousseau non è l’unico ad essere citato. Ci sono riferimenti anche a Kafka, Nietzsche, Flaubert, Dostoevskij.
Un inno al potere, alla suggestione della lettura che nutre la nostra anima  trasportandoci in altri mondi  e facendoci vivere continue emozioni.

“Il paese delle chimere è, in questo mondo, l’unico degno di essere abitato”
(Les Rêveries du promeneur solitaire, Jean-Jacques Rousseau)

In occasione dell’uscita nelle sale di Fantasticherie di un Passeggiatore Solitario, realizzata in tecnica mista, live action e animazione stop motion, 27 artisti e illustratori della scena Lowbrow e Pop Surrealism nazionale si ispirano alle suggestioni e alle tematiche del film in una mostra collettiva (a cura di Rossana Calbi e Giulia Piccioni), che vuole essere al tempo stesso tributo e reinterpretazione del lungometraggio di Gaudio. Proprio come il film che intende omaggiare, l’esposizione si sviluppa su più livelli: da una parte gli stili e le tecniche più disparate si incontrano sulle pagine di libri antichi, usati come “foglio bianco” alla base di ogni illustrazione; dall’altra quattro opere a quattro mani fondono calligrafia e tecnica digitale per dare un nuovo senso alle frasi più significative del film. Infine otto artisti realizzano un omaggio usando esclusivamente la tecnica digitale per accogliere il pubblico della galleria romana. Le 40 opere che compongono la mostra saranno in esposizione dal 17 novembre al 3 dicembre presso Sacripante Gallery (via Panisperna 59, Roma).

Maddalena Marinelli

Maddalena Marinelli

“L’arte è l’anima del mondo, evita che il mio inconscio s’ingravidi di deformi bestie nere.” Laureata in Scenografia e in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma ha lavorato in ambito teatrale collaborando con esponenti della scena sperimentale romana come Giuliano Vasilicò e l’Accademia degli Artefatti e, come fotografa di scena, per teatri off. Negli ultimi anni, accanto alla critica d’arte affianca la critica cinematografica. Ha scritto per Sentieri Selvaggi, CineCritica e attualmente per Schermaglie oltre che per art a part of cult(ure). Nel 2012 ha curato la rassegna cinematografica “FINIMONDI: Cataclismi emotivi,cosmici ed estetici nel cinema” presso la libreria Altroquando di Roma.

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