La moda si fa con gli spilli. Visita alla Fondazione Micol Fontana

La Fondazione Micol Fontana, nata nel 1994, che si trova a pochi passi da Piazza di Spagna, è una associazione no-profit voluta dalla stessa Micol e nominata di notevole interesse storico dal MiBACT.

L’intera eredità della Fondazione è composta da oltre 380 abiti, figurini, ricami, accessori e da un importante fondo fotografico: tutti conservati nell’archivio della Fondazione come memoria del passato e a disposizione delle generazioni future attraverso visite, seminari mostre ed incontri culturali.

La visita alla Fondazione è un salto nel passato della moda e del Made in Italy. Ad accogliere i visitatori ci sono Roberta e Giovanni (figli di Giovanna Fontana), nipoti di Micol e Luisella, moglie di Giovanni.

La visita si apre con un’intervista che Micol rilasciò all’età di 98 anni alla Rai TV, prima della messa in onda della miniserie ospitata proprio all’Atelier Fontana (Atelier Fontana – Le sorelle della moda, di Riccardo Milani, prodotta da Rai Fiction e Lux Vide e trasmessa in prima visione su Rai 1 in due serate, il 27 ed il 28 febbraio 2011).

La storia delle Sorelle Fontana, come racconta Micol,“potrebbe essere una favola, ma è una storia vera”.

Dopo la quinta elementare Giovanna, Zoe e Micol lasciano la scuola ed iniziano a lavorare con la mamma sarta; le loro prime clienti erano le contadine del paese che la domenica dopo la messa andavano a provare gli abiti. All’epoca Micol aveva dieci anni e le era permesso solo puntare gli orli.

La prima ad andare via da Traversetolo (in provincia di Parma) dopo il matrimonio, fu Giovanna che spinse le altre due sorelle a trasferirsi in una grande città se volevano fare qualcosa di importante.

La scelta di Roma fu del tutto casuale: arrivate alla stazione, presero il primo treno che passò, e quel treno era proprio diretto nella capitale dove si stabilirono in un palazzo nel quale abitavano le signore dell’aristocrazia romana; inizialmente a curare le loro “public relations” fu la portiera del palazzo.

Da questo momento in poi la strada per il successo delle tre sorelle fu tutta in ascesa; l’evento che le consacrò fu la realizzazione dell’abito da sposa per il matrimonio di Linda Christian con Tyron Power (celebrato a Roma il 28 gennaio 1949).

Esattamente un anno dopo, le Fontana vennero invitate dalla coppia ad Hollywood, dove organizzarono una sfilata (proprio nel giorno della nascita di Romina Power) a cui presenziarono diverse star americane.

La prima vera sfilata fu organizzata al Wolford Astoria dove le clienti americane misero a confronto la moda francese e quella italiana.

Se inizialmente quest’ultima venne considerata troppo semplice, in realtà fu proprio questa semplicità a decretare il successo del made in Italy e dell’Atelier, perché le signore d’oltreoceano avevano bisogno di abiti che potessero essere vestiti dalla mattina alla sera.

Da quel momento ogni sfilata si aprì con la bandiera italiana e tutte le attrici più in vista dell’epoca si fecero vestire dalle sorelle Fontana.

Dopo la visione del video, Roberta e Luisella guidano i visitatori tra gli abiti e le foto in mostra nelle sale della Fondazione mostrando le tante celebrità che indossarono le creazioni delle Sorelle Fontana.

Tra queste, la prima fu Giulia Marconi, figli di Guglielmo che commissionò tra i vari abiti anche quello da sposa.

Anche Audrey Hepburn fu cliente dell’Atelier proprio nel periodo in cui era a Roma, nel 1952, per le riprese del film Vacanze Romane, e commissionò a loro il suo abito da sposa, ma questo purtroppo non venne mai indossato dall’attrice, in quanto le nozze furono annullate.

Quindi Audry chiese a Micol di regalarlo ad una donna che non avrebbe potuto permettersi un abito da sposa Fontana; così fu e l’abito fu donato.

Sicuramente il rapporto più stretto Micol lo instaurò con Ava Gardner la quale, addirittura cucinava per lei mentre le venivano sistemati gli abiti.

La mia attenzione è stata catturata poi da un abito che fece scalpore: il famoso “pretino” ovvero un abito redingote di ispirazione talare che venne realizzato solo dopo l’approvazione del Vaticano e che oggi si trova in esposizione proprio qui alla Fondazione.

A proposiyo di star: Elyzabeth Taylor viene ricordata come una donna molto attraente, per la quale venne realizzato a tempo di record, un abito per andare in udienza dal Papa; Jackie Kennedy e suo marito si presentarono senza preavviso e tutti gli abiti scelti da Jackie dovevano passare per l’approvazione di John; Vivin Leigh ordinò diversi abiti di colore bianco, suo colore preferito.

Grace Kelly venne vestita dalle Sorelle Fontana nel film Delitto perfetto e realizzarono in una sola notte, l’abito da lei indossato per incontrare il presidente Italiano al Quirinale.

Tra le clienti dell’Atelier Fontana ci furono anche la Principessa Soraya, le principesse di Casa Savoia, Marella Agnelli, Margaret Truman, Kim Novak, Melba Ruffo di Calabria.

Da piccolo atelier, nel 1960 le Sorelle Fontana realizzarono la prima fabbrica di “high ready to ware” e aprirono circa cento negozi in America e centoventi in Italia.

Nel 1970, anche con l’arrivo di Valentino e la sua definitiva ascesa, iniziò il declino della casa di moda: le le sorelle decisero di aprirsi al mercato giapponese attraverso delle licenze che portarono Micol a viaggiare verso il Giappone per assicurarsi che gli abiti venissero realizzati alla perfezione. La scelta di approcciare nuovi mercati fu dettata dai cambiamenti che i movimenti del 1968 portarono in Italia; inoltre, gli abiti realizzati arrivavano in ritardo in America e venivano rimandati indietro, per cui le sorelle decisero di aprire degli “outlet” nella fabbrica (probabilmente i primi outlet nella storia italiana) per cercare di recuperare i costi della produzione.

Camminando per le sale della Fondazione si respira tutto il glamour degli anni in cui Roma era una capitale delle arti e della cultura ed era considerata la “Hollywood sul Tevere”.

Difficile non rimanere incantati di fronte all’abito da sera rosso, che Luisella spiega veniva cucito addosso alla persona e che, se questa ingrassava o dimagriva, doveva essere completamente smontato e ricucito. Come diceva Micol “la moda si fa con gli spilli” e questo abito ne è l’emblema.

E che dire dei raccoglitori contenenti migliaia di prove di ricami, che poi venivano realizzati sugli abiti? Personalmente passerei intere giornate sfogliando qui raccoglitori ed ascoltando le storie dei singoli abiti presenti nelle affollate stanze della Fondazione; e pensare che quello che possiamo vedere è solo una piccola parte delle creazioni delle Sorelle Fontana.

Fortunati sono sicuramente i ragazzi delle diverse accademie di design e moda, che seguono i seminari che la Fondazione mette a disposizione e che permettono a questi ragazzi di toccare con mano i documenti vivi che hanno fatto la storia dell’alta moda italiana. I seminari quindi rappresentano una grande opportunità di arricchimento per gli studenti e costituiscono un prezioso bagaglio di esperienza per il loro futuro.

Quello che sinceramente ci auguriamo, è che questo patrimonio non vada perso e che si riesca in un futuro prossimo a dargli una maggiore importanza, magari realizzando una esposizione permanente dove abiti, bozzetti, ricami e foto possano avere il giusto spazio per poter essere valorizzati e ammirati.

Daniela Satta

Daniela Satta

Sono nata e cresciuta a Roma, mi sono laureata in Economia Aziendale e lavoro in un negozio per future mamme. Mi piace leggere, impazzisco per i quadri i Monet ma amo l'arte in generale. Da qualche anno mi sono appassionata alla fotografia. Adoro passeggiare per le vie del centro di Roma al tramonto, quando tutto si tinge di arancio.

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