Il 2020 a New York – Un parziale e soggettivo riepilogo

La certezza che questo 2020 sarebbe stato un anno d’importanza storica l’ho avuta all’inizio di marzo, alla Independent Art Fair mentre, controllando le allarmanti notizie provenienti dall’Italia, mi domandavo cosa ci facessi in una fiera affollata. Fu l’ultima giornata trascorsa tra sorrisi esposti e strette di mano.
Ricordo due signore americane esclamare: “Oh no… quelli sono italiani, giusto?” e cambiare percorso. Si riferivano ai trionfanti Gioni e Cattelan, intenti a tenere banco.

Da lì a qualche giorno, iniziarono ad arrivare e-mail di musei, gallerie, istituzioni. Tutti intenti a sospendere la programmazione. Tra i primi a chiudere: Magazzino Italian Art.

Molti degli artisti con cui parlai all’inizio della pandemia mi confessarono, imbarazzati, di aver provato una sorta di sollievo in quella pausa forzata. A New York, la quantità di eventi culturali è tale da far sentire un tantino sopraffatti.

Delle prime settimane di lockdown ricordo mostre online organizzate per aiutare ospedali,  ristoranti, comunità in difficoltà.

Il COVID-19 iniziava ad evidenziare ingiustizie sociali tenute nascoste grazie alle distrazioni e agli intrattenimenti di questa società. Sui giornali, si parlava di morte per codice postale; i quartieri dei neri e dei latini tra i più colpiti.

L’arrivo di Trump alla presidenza, nel 2016, aveva già spinto tanti artisti ad interessarsi maggiormente di politica e attivismo.

Nel 2018, Downtown for Democracy organizzò una Protest Factory per un’intera settimana. Lo scopo: trasformare l’influenza culturale in potere politico; gli spazi scelti quelli di Jeffrey Deitch, e presenti molti artisti di successo: da Richard Prince a Cecily Brown, da Nan Goldin a Ryan Mcginley e Marilyn Minter.

Ma è la pandemia a risvegliare davvero il mondo culturale, soprattutto in un paese che non garantisce alcuna assistenza sanitaria e che lascia le persone senza soldi ammalarsi e morire.

In questo clima ferito, da morte per codice postale, l’immagine di George Floyd che soffoca sotto il ginocchio di un poliziotto fiero ha indignato perfino i più distratti (forse anche perché immobilizzati in casa e non impegnati nella socialità).

E così da un pomeriggio all’altro, eravamo tutti per strada a protestare contro il razzismo, contro l’abuso di potere, contro un’ingiustizia antica quanto la storia del mondo occidentale. Alcuni artisti si sono allertati soltanto per qualche giorno per poi tornare alla vita normale; altri non ce l’hanno fatta a tornare al prima.

Visivamente non si dimenticherà mai la scritta in giallo BLACK LIVES MATTER comparsa prima a Washington e poi appena sotto la Trump Tower a Manhattan.

Anche Ministry of Truth  organizzata da Art At A Time Like This insieme a SaveArtSpace  ha avuto un impatto: le opere di venti artisti stampate ed esposte su enormi cartelloni pubblicitari, disseminati nei cinque distretti di New York.

Gli eventi all’esterno hanno avuto la meglio in un anno in cui l’interno si è trasformato in minaccia.

Quasi tutti i musei e le gallerie hanno iniziato ad esporsi politicamente e a dichiararsi contro il razzismo sistemico.

A settembre, “Vanity Fair” ha dedicato la copertina al ritratto di Breonna Taylor dipinto da Amy Sherald. La Taylor fu uccisa a marzo 2020 dalla polizia in Kentucky, mentre dormiva nel suo letto.

Ad ottobre, David Zwirner ha annunciato di aver scelto come direttrice del suo spazio, a Manhattan, Ebony L. Haynes, la quale ha intenzione di assumere un team tutto afroamericano.

Le elezioni vicine; Trump che continua a istigare odio; il popolo bianco e privilegiato del mondo dell’arte che cerca di recuperare decenni di inattenzione.

È sempre David Zwirner a organizzare Artists for Biden. Le opere di più di cento artisti offerti su una piattaforma online per aiutare la campagna elettorale dei Democratici. Racconta:

Il mondo dell’arte presentato nella sua generosità e nella sua unità”

Tra gli artisti: Carol Bove, Carmen Herrera, KAWS, Jeff Koons, Wangechi Mutu, Alice Neel, Ugo Rondinone, Cindy Sherman, Kehinde Wiley.  

Anche Hauser & Wirth presenta Artists for New York, una mostra di grandi nomi con lo scopo di raccogliere fondi per aiutare gli spazi indipendenti di New York, seriamente in difficoltà a causa della pandemia. Le organizzazioni a cui dare supporto economico, attraverso le vendite, sono quattordici; tra queste, l’Artists Space, El Barrio Museum e lo Studio Museum di Harlem. Gli artisti sono tanti. Tra loro: Jenny Holzer, Rashid Johnson, Lorna Simpson.

Uno degli ultimi eventi dell’anno è stato l’Artist Plate Project organizzato per supportare la Coalition for the Homeless. “La vendita di un solo piatto d’artista può sfamare 75 senzatetto” si legge nel comunicato stampa. I grandi artisti sono tutti presenti.

Derek Fordjour e Nick Lehane, Fly Away, 2020, run time: 28 min. Courtesy dell’artista e Petzel, New York. Photografia: Freddie L Rankin II

L’anno però per me si è chiuso nel momento in cui sono entrata alla Petzel Gallery per vedere la mostra SELF MUST DIE di Derek Fordjour.

Il suo lavoro sottolinea da sempre l’aspetto caricaturale, teatrale, drammatico dell’esperienza umana, e dell’esperienza afroamericana più nello specifico. Il messaggio arriva fluido e si trattiene, grazie alla scelta della tavolozza, all’espressivo collage pittorico, alla complessità delle composizioni che richiamano, a tratti, grandi impianti rinascimentali.

Parte della mostra è la performance Fly Away, che mi commuove: un burattino di colore è gestito nella vita, e nella morte, da quattro persone bianche vestite eleganti. È un’immagine applicabile ad ogni forma di sopruso, ad ogni abuso: dal razzismo, al sessismo al social dilemma, al gusto globale, al capitalismo in tutta la sua ferocia.

Sono uscita dalla galleria con la sensazione di non poter vedere altro, almeno per un po’.  Ho scelto soltanto le immagini della performance per illustrare questo articolo, perché rare e importanti.

Nel frattempo, c’è una pandemia ancora da gestire, un quasi ex presidente, affetto da narcisismo maligno, che non scomparirà facilmente; un nuovo presidente che è stata la scelta giusta ma soprattutto quella sicura. C’è però anche la Harris, prima vicepresidente donna, nera, indiana; c’è un mondo dell’arte che deve fare i conti con la sua cecità e chiusura e con decenni di eccessi, garantiti da un mercato non regolamentato.

Si può davvero cambiare, a questo punto?

Nel 2019, Tim Schneider scrisse su “Artnet News” un articolo intitolato Goodbye Art World, Hello Art Industry.

 Il capitalismo è strettamente legato alle ingiustizie sociali e il mondo dell’arte visiva è strettamente legato a quello del capitalismo.

È interessante vedere quanti artisti e galleristi importanti siano disposti ad organizzare, donare opere, produrre edizioni per le giuste cause; ma anche quanti, forse tutti, non siano disposti a pagare abbastanza l’esercito degli invisibili che garantisce il loro prestigio: assistenti di galleria, di studio, addetti al trasporto, guardie museali, e la lista può continuare.

La maggior parte del ‘dietro le quinte’ del mondo dell’arte è rimasto senza lavoro a marzo e, da luglio, senza sussidio.

Le file per ricevere cibo gratuito si allungano nei vari quartieri come una pericola febbre che sale. Io opto da sempre per la formula arrabbiata, mai cinica, quindi continuo a sperare che davvero ci possa essere un’inversione di marcia.

Questo 2020 forse ha scardinato finalmente la facciata ormai stanca e poco credibile del sogno americano e del self-made man, e ha lasciato esposti due mondi in contrapposizione: uno forte di secoli di potere, l’altro rinvigorito da un consenso e un’attenzione mai ricevuta prima.

Mi auguro che rimangano esposti, che la tensione si faccia sempre più forte, che nulla si richiuda, e che nulla torni a quello che era prima.

Beatrice Scaccia

Beatrice Scaccia

Beatrice Scaccia è artista visiva; a Roma, oltre ad esporre in gallerie private e spazi pubblici ha curato Laboratori d'Arte e si è occupata di un'Associazione Culturale in Piazza di Spagna che ha accolto workshop sull'Arte, incontri, dibattiti e Corsi.

Commenta

clicca qui per inviare un commento