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Aurelia→SUD il site specific Aspettiamo. Gabriele Landi conversa con Marco Neri autore del nuovo progetto

di Gabriele Landi

Giunta alla sua decima tappa, questo bel progetto, Aurelia→SUD, una programmazione di opere come insegne d’artista curate da Gabriele Landi dal settembre del 2021 sull’insegna del suo studio ad Arcola (La Spezia) in via Aurelia Sud 19, coinvolge fino al 27 agosto Marco Neri (Forlì, 1968): la sua insegna reca la scritta Aspettiamo.

Gabriele Landi: Ciao Marco, a che lavoro hai pensato per Aurelia→SUD ?

Marco Neri: A una tela realizzata con molta calma, durante il primo lockdown del 2020.

Le dimensioni della tua insegna e il suo carattere, m’hanno convinto potesse essere quella giusta. Era in studio ad aspettare da tre anni ormai e ho pensato fosse arrivato il suo momento.

Gabriele Landi: Puoi raccontare la genesi di questo tuo lavoro?

Marco Neri: Avevo appena trasferito casa, studio e magazzino sul finire del 2019 in Salento e mi ci sono voluti alcuni mesi prima di tornare a sentirmi presso di me, a casa mia, insomma.

E una volta sistemato tutto, con la pandemia che per primi in Europa abbiamo dovuto affrontare a livello nazionale, è scattato quel periodo – fino ad allora impensabile – in cui non ci si poteva più muovere da casa. Per mesi e mesi…

Così non ho saputo fare di meglio che rimettermi a dipingere come se non ci fosse un domani, prima tutte le tele bianche che già avevo in studio e poi anche tutte le pareti disponibili, grandi e allora bianchissime del terrazzo sul retro.

Nonostante la drammaticità palpabile di quei giorni – in cui si stava diffondendo parallelamente una pesantissima “infodemia” – tutto quello che potevamo fare, visto che di vaccini non se ne scorgeva neanche l’ombra, era starsene chiusi in casa e aspettare.

Così ho voluto provare comunque a divertirmi esprimendolo letteralmente.

Va detto però che il chiudersi in studio in totale solitudine per dipingere, non è certo una soluzione impensabile o poco praticata da chi ama dipingere almeno. In un certo senso, ogni volta che ci si mette a lavorare a testa bassa su un nuovo progetto, ancor più se complesso, si entra di fatto in una sorta di apnea, di lockdown appunto. E nelle giuste dosi, se necessario, non mi è mai dispiaciuto calarmici.

Così Aspettiamo oggi per me è diventato l’emblema di quel periodo, ma anche di tutti i lockdown autoimposti che spesso il dipingere richiede.

Gabriele Landi: Ti è mai successo in precedenza di lavorare in una situazione come quella di Aurelia→SUD, dove il lavoro viene esposto alla mercè di inconsapevoli passanti che lo vedono dalla loro vettura per pochi istanti? Credi che l’arte, presentata in contesti del genere, riesca a mantenere la sua forza di segno e ad essere letta nella sua complessità?

Marco Neri: Mi era già capitato di realizzare insegne per alcuni locali o esercizi di amici. Prima a Torriana (dove ho abitato per molti anni), poi a Rimini e anche a Ibiza, ora che mi ci fai pensare. Erano sempre lavori miei comunque, cioè fondamentalmente di pittura.

Che a volte venivano collocati direttamente all’ingresso, altre invece tradotti su materiali o supporti diversi mentre l’originale restava esposto solo all’interno.

Ora, venendo al tuo progetto, devo ammettere che la proposta di realizzare l’ipotetica insegna di uno spazio aperto solo in teoria, ha fatto subito scattare in me un certo interesse…

In generale, credo che certi aspetti, così sottilmente mentali e per questo disarmanti, gratuiti e inconsueti, siano fatti di una sostanza che solo l’arte riesce a toccare e ad esprimere pienamente. Quindi, credo di sì.

In fondo tutto accade sempre e solo negli occhi di chi guarda, se in qualche modo se ne accorge. E il tuo progetto mi sembra una piccola, innocua e preziosa sfida in questo senso.

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