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Parola d’Artista indaga il tema del Sacro l’arte risponde. Intervista a Gabriele Landi

di Barbara Martusciello

Gabriele Landi (Schaerbeek, Belgio, 1971), è un artista che da tempo, non fermando la sua ricerca alla produzione di opere – essenzialmente una pittura geometrica flat che prende corpo tridimensionale – ha creato un format, Parola d’Artista – che è anche un luogo immateriale – con cui approfondisce, attraverso interviste, il lavoro e il pensiero di suoi colleghi e di critici e operatori del settore dell’arte e della cultura. Curioso e attento alla veicolazione dell’arte.

Il coinvolgimento degli intervistati è quantitativamente enorme e qualitativamente molto interessante; anche chi scrive è stata arruolata in questa ampia, articolata mappatura in cui  l’approfondimento tematico che ci ha particolarmente colpiti è quello sul sacro. Ma prima di parlarne qui chiediamo a Gabriele Landi di raccontarsi e raccontarci dagli inizi:

quando e da cosa nasce questa esigenza di dar voce ai colleghi e ai professionisti del mondo dell’arte?

“Nasce dalla mia curiosità per il lavoro altrui e dall’esigenza di creare una rete di relazioni. Ricordo che al primo anno d’Accademia, avevo scritto una serie di lettere a diversi artisti, chiedendo loro di poterli incontrare nel loro studio, per conoscere da vicino il loro lavoro e poter conversare con loro.

Mi ricordo che per procurarmi gli indirizzi ero andato in una grande libreria del centro di Milano e li avevo copiati di nascosto su un foglio di fortuna dal catalogo Bolaffi. Mentre scrivevo fui pizzicato da una dipendente della libreria che mi invitò gentilente ad uscire. La cosa non ebbe il seguito sperato, la maggior parte degli artisti a cui scrissi non mi rispose.

A questo primo episodio, che risale al 1991, ne è seguito un altro nel 1999 molto più ambizioso e strutturato, quando, con altri due compagni di strada decisi di fondare una rivista d’arte contemporanea on line. Un amico si sarebbe occupato della parte tecnica, mentre io e Valeria Tognoni ci saremmo occupati dei contenuti. Il sito si chiamava OParts.

La prima cosa che decidemmo di fare furono una serie di interviste. Cominciammo con gli artisti che conoscevamo Renato Ranaldi, Omar Galiani… ogni quindici giorni c’era un’intervista nuova. Nel giro di poco tempo arrivammo ad intervistare artisti di fama internazionale come Jan Fabre e Michelangelo Pistoletto tutti incontrati di persona, intervistammo anche diversi critici fra cui Bruno Corà, Giacinto Di Pietrantonio

La cosa cresceva a vista d’occhio! Noi ci incontravamo tutte le settimane, per fare il punto della situazione. Le interviste venivano tutte registrate e sbobinate, era un lavoro lungo e impegnativo ma lo facevamo con grande serietà ed impegno.

L’avventura durò 4 anni ed arrivammo ad avere una vera e propria redazione. Il direttore responsabile era un giornalista pubblicista che scriveva per un’importante testata nazionale. In poco tempo mettemmo su una rete di collaboratori che facevano le recensioni sulle mostre… La cosa era cresciuta troppo e reggendosi solo sul volontariato implose inesorabilmente!”

Erano periodi di grande fermento un po’ ovunque nel settore; e di cambiamenti…

“In quegli anni c’erano diversi siti che si occupavano d’arte, alcuni esistono ancora oggi, altri hanno come noi serrato i battenti. Una cosa divertente, che ricordo bene, è che appena aperto il sito la prima esigenza fu quella di creare una mailing list per diffondere settimanalmente quello che pubblicavamo.

Decidemmo quindi di farlo usando Art Diary International edito da Giancarlo Politi: ne acquistammo una copia, lì c’erano le email e i contatti di migliaia di artisti, galleristi, critici ed operatori del settore che avevano il loro indirizzo inserito nel volume, quelli che avevano messo un indirizzo mail si potevano contare sulle punta delle dita di una mano.”

Dobbiamo ricordare che in quegli anni Internet non era usatissimo da tutti, come oggi; e che non c’erano i Social quindi trovare i contatti diretti delle persone era più difficile e, come indichi bene tu, Art Diary, ad esempio, era davvero utilissimo, indispensabile per tutti gli operatori di settore.
Poi?

“Poi, un altro episodio che ritengo fondamentale, per gli attuali sviluppi, è stata certamente la scelta di occuparmi professionalmente di Didattica dell’Arte Moderna e Contemporanea, cosa che faccio e continuo a fare  dal 1999.

Questo mi ha fatto entrare nel mondo della divulgazione e dell’insegnamento, spingendomi ad approfondire la conoscenza del lavoro e del linguaggio di altri artisti.

Devo approfondire bene l’opera degli artisti su cui lavoro in modo da poterla raccontare sia da un punto di vista teorico, sia da un punto di vista pratico, facendo rivivere, a chi prende parte all’attività laboratoriale, l’esperienza materiale del lavoro artistico.

Tutto questo richiede una forte metabolizzazione dei linguaggi ed una profonda conoscenza dei meccanismi di pensiero e di lavoro dei singoli artisti, che di volta in volta affronto nei laboratori.

Per raccontare, in modo efficace, ad un bambino di 3 anni, chi era Yves Klein e che cosa riusciva a fare con il blu, bisogna avere una profonda conoscenza dell’argomento. Con gli adulti puoi trovare delle scappatoie, con i bambini no a loro bisogna dare il meglio!”

Dunque, Parola d’Artista, dicevamo…

“Sì, dunque… Parola d’Artista nasce dall’insieme di queste esperienze: nel luglio del 2019 come pagina Facebook, anche se le prime interviste risalgono al gennaio del 2018. L’idea di partenza era quella di far incontrare il mondo dell’arte contemporanea con il mondo della scuola.

Perché questo avvenisse nel modo più spontaneo ed immediato possibile bisognava rimuovere ogni filtro, così decisi che il modo migliore era quello di intervistare agli artisti, chiedendo loro di raccontare quello che fanno.

I social mi sono sembrati il canale giusto per avviare questa esperienza. La cosa nel giro di poco tempo ha cominciato a rivolgersi ad un pubblico più ampio di quello che avevo pianificato inizialmente, assumendo un’ottica più aperta.”

Quali sono i criteri con cui hai scelto e scegli le personalità da intervistare?

“Ho un solo criterio: la mia curiosità! Se vedo un lavoro che accende il mio interesse, prendo contatto direttamente con l’artista e gli chiedo se vuole farsi intervistare.

Non faccio differenza fra artisti molto noti o giovani sconosciuti. Mi occupo spesso di dare, nelle mie scelte editoriali segnali di discontinuità, non ho una linea da seguire, non devo rispondere alle aspettative di nessuno, questo mi da un senso di totale libertà.

Non ho mai imposto tempi di risposta o numero di battute, ai miei interlocutori, questo più volte mi ha portato a fare delle interviste lunghissime, non per numero di domande e risposte, ma per il tempo necessario ad arrivare in fondo.

Il primato, ad oggi in questo senso, è di Serse (n.d.R.: 1952, nato a San Polo di Piave, vive e lavora a Trieste) con lui ho fatto un’intervista molto bella di 5 domande: per chiuderla c’è voluto un’ anno e mezzo!”

Mi rammenti chi hai coinvolto? Io ricordo, tra i collezionisti, Alessandro Celli, Claudio Seghi Rospigliosi, Fabio Gori…

“Anche Gerry Bonetti, Vittorio Gaddi

Tra i galleristi: Cristina Di Nello Cobianchi, Anna D’Ambroso, Giovanni Di Brindisi, Lorenzo Rossi, Massimiliano Vannucci, Massimo Carasi, Massimo Minini, Stefania Margiacchi; e poi?

“anche Cristian Porretta, Diego Viapiana…”

Tra i critici: Laura Cherubini, Alberto Zanchetta, Angela Madesani, Antonello Tolve, Claudio Libero Pisano, Davide Silvioli, Francesca Referza, Gabriele Salvaterra, Giacinto Di Pietrantonio, Giorgio Verzotti, Lorenzo Madaro, Marco Tonelli, Marina Dacci, Matteo Innocenti, Pietro Gaglianò…”

“Sì, e Raffaele Quatrone, Livia Savorelli, Ilaria Bignotti, Alberto Dambruoso, Riccardo Zelatore, Lori Adragna, Azzurra Immediato, Serena Becagli,  Fedrico Giannini,  Cinzia Compalati… ma la lista si amplia continuamente…”

Tra gli artisti Giulio Paolini, Vanni Quoghi, Jan Fabre, Alfredo Pirri, Marco Tirelli, Vittorio Corsini, Serse, Paolo Fabiani, Aron Demetz, Beatrice Pediconi, Giovanni Gaggia, Giovanni Kronenberg, Giovanni Termini, Eugenio Tibaldi, Luca Pancrazi, Renzo Gallo,  Francesco Lauretta, Gabriele Di Matteo, Gehard Demetz, Gianfranco Notarigiacomo, Gianfranco Zappettini, Gianluca Sgherri, Gianni Asdrubali, Gioacchino Pontrelli,  Gino D’Ugo, Roberto Ghezzi, Iginio De Luca, Ilaria Abbiento, Ilaria Margutti, Vincenzo Marsiligla, Paolo Iacchetti…

In generale, secondo quali principi scegli le domande  da far loro?

“Mi piace l’idea del dialogo, della conversazione, così faccio sempre una domanda alla volta e dalla risposta nasce la domanda successiva. Nella maggior parte dei casi le interviste avvengono via mail.

Un’altra cosa che non faccio mai è documentarmi troppo: non mi piace che lo sguardo che posso portare sul lavoro di un’artista sia viziato da quello che qualcun altro ha detto o a visto. Per fare le interviste mi baso solo ed esclusivamente sulle opere e sulle risposte che gli interpellati mi danno.”

In linea di massima, che feedback hai riscontrato? Cosa muove, a tuo avviso, gli intervistati nell’aprirsi con un artista?

“I riscontri generali sono molto positivi. La pagina in questi tre anni e mezzo di vita è cresciuta molto nel numero delle persone che la seguono ( ad oggi sono più di 12.900) considerando che tratta un argomento di nicchia, non è male.

Da un anno a questa parte le visualizzazioni sono aumentate notevolmente, questo è il frutto di un lavoro lungo e impegnativo che porto avanti da parecchio tempo. Vedo che fra gli artisti c’è un gran bisogno di raccontarsi e forse il fatto di farlo con qualcuno che parla la loro stessa lingua rende il tutto più semplice.”

Hai avuto mai dinieghi? Se sì: perché?

“Dinieghi ne ho avuti diversi, nella maggior parte dei casi senza motivazioni. L’unico artista che mi ha motivato il suo rifiuto, spiegandomi che non si trattava di una faccenda personale, ma che avrebbe rifiutato di farsi intervistare da chiunque, è stato Luca Bertolo. Pensandoci bene, credo che pubblicherò la risposta di Luca, perché anche quella è a tutti gli effetti un’intervista e anche molto interessante.

Altre volte mi è successo ad esempio di cominciare delle interviste e che dopo due o tre risposte la cosa si interrompesse, nonostante le mie ripetute sollecitazioni, gli intervistati spariscono nel nulla…

Per chiuderla qui credo che Parola d’Artista essendo una pagina Facebook abbia portato alcune persone a prenderla sotto gamba, così dal mese di ottobre del 2022, grazie all’intervento di un’artista che ho coinvolto nella pagina Medina Zabo e che ha trascorsi nel web design, Parola d’Artista è diventato anche un blog.”

Ritengo che sia molto interessante il tema portante della serie di più recenti approfondimenti sul tema del sacro. Cosa ha stimolato questa tua indagine, che sta diventando quasi un’operazione corale, data l’ampia partecipazione collettiva?

“Le indagini sono, insieme alle interviste, il cardine del lavoro che faccio su Parola d’Artista. L’indagine che va avanti da più tempo è quella “Nello studio di…”, in cui chiedo agli artisti di raccontare, in poche righe, il rapporto che hanno con lo spazio in cui lavorano.

Ci sono poi altre indagini, quella sul Nero, quella sul Primo Amore… Questi sono tutti modi per chiedere agli artisti di raccontare il loro lavoro e per stimolare la discussione che vorrei fosse sempre più corale.

Premesso ciò, quella sul sacro è un’indagine a cui pensavo da un po’ e che più recentemente ha trovato una formulazione che mi sembra funzioni.

Lo stimolo viene dall’idea di andare a toccare con mano quelli che sono gli archetipi del nostro mondo, le colonne, gli assi portanti su cui si costruisce l’identità socio culturale dell’uomo, per vedere se sotto la stratificazione che nel tempo si è creata ed è sedimentata esistono davvero questi fondamenti o sono solo un’illusione.

In un’epoca come quella in cui viviamo dove la specie umana è in una profonda crisi identitaria credo che discutere di queste cose sia importante. Mi sembra che le persone che si occupano d’arte, non solo gli artisti, possano mettere in luce aspetti cruciali riguardo a queste tematiche, poggiando su di esse uno sguardo diverso.

Vista l’ampia e variegata quantità di materiale che continua ad arrivare sull’argomento, direi che questa volta sono riuscito a stimolare una discussione interessante forse proprio perché si esce dalla dimensione personale ed autoreferenziale in cui spesso gli artisti si infilano volentieri senza indugio.”

Ad oggi, l’elenco degli intervistati sull’argomento in oggetto – il sacro, appunto – è lungo e comprende, oltre alla sottoscritta: Giorgio Verzotti, Giacinto Di Pietrantonio, Giulio Paolini, Vanni Cuoghi, Ivano Sossella, Filippo Berta, Francesco Lauretta, Gabriele Picco, Azzurra Immediato, Luca Sposato, Gianluca Sgherri, Chiara Pergola, Arianna Giorgi, Gianni Asdrubali, Renato Ranaldi, Marco Tonelli, Deborah Graziano, Carlo Colli, Concetta Modica, Simone Pellegrini, Paola Ricci, Gabriele Salvaterra, Francesca Referza, Aldo Premoli, Andrea Tagliapietra, Caterina Sbrana, Chiara Gambirasio, Davide Maria Coltro, Francesco De Grandi, Ermanno Cristini, Fabio Cresci, Fabio Roncato, Federico Giannini, Ferruccio Ascari, Ismaele Nones, Renzo Gallo,  Gioni David Parra, Giovanni Gaggia, Giuliano Dal Molin, Irene Biolchini, Luca Coser, Luisa Rabbia, Manlio Onorato, Maurizio Donzelli, Minus Log,  Francesco Del Conte, Paolo Grassino, Paolo Iacchetti, Roberto Piloni, Silvio Wolf, Susanna Janina Baumgarthner, Silvio La Casella, Rollando Tessadri, Paolo Rosini, Enza Monetti, Roberto Civetta…

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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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