Il 15 agosto si celebra la nota ricorrenza popolare di Ferragosto in concomitanza con l’Assunzione della Madonna al Cielo, tanto ben rappresentata dagli artisti nei secoli, e non solo in pittura.
Dai più famosi quadri e Pale d’altare di Benozzo Gozzoli, Gentile da Fabriano, Palma il Vecchio, i Carracci, Lorenzo Lotto, Raffaello, Andrea del Sarto, Tiziano, El Greco, Guido Reni, Carlo Maratti, Murillo, Pieter Paul Rubens, per citare solo alcuni autori, alle plastiche rappresentazioni di Andrea Orcagna, Nicholas Poussin, alla potente scultura (1610), scolpita da Pietro Bernini alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, sino all’Assunzione del tedesco Egid Quirin Asam nella Chiesa del Pellegrinaggio, a Rohr in Baviera, la cristiana rappresentazione della Vergine giunge a noi attraverso capolavori eccelsi.
Esaltata in Oriente e in Occidente con solennità, in ricordo della Dormizione, la liturgia cattolica dell’ascesa della “immacolata Madre di Dio”, che, “terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”, si consolida nel 1950 con la proclamazione del dogma.
Il Ferragosto, intanto era già solido da un bel pezzo… e come in altri casi di anniversari tradizionali, che uniscono sacro e profano, anche il Ferragosto ha originari legami con la Roma antica e con i cicli della Natura e quelli agricoli.
Lo stesso termine deriva dal riposo di Augusto (in latino: feriae Augusti) e fu questo Imperatore, nel 18 a.C., a render la feria collegiale, affiancandola a preesistenti e più arcaiche festività nello stesso periodo dell’anno. Si trattava dei Vinalia rustica o dei Consualia che salutavano con comprensibile gioia la pausa dai più faticosi lavori a contadini e i frutti di tale operosità: i raccolti.
Così, si apriva un periodo di ozio – anche per gli animali da soma e da tiro – e gli Augustali si inauguravano con immancabili libagioni, convivi, corse di cavalli e altri eventi scatenati.
Nel tempo, alcune consuetudine di quei lontani Ferragosto ebbero particolari diramazioni, come l’omaggio benaugurale ai padroni da parte dei loro dipendenti, che ne traevano gratificazioni in denaro e che, riveduto e corretto, fu ripreso dallo Stato Pontificio che nel Rinascimento lo rese pratica obbligatoria.
Altre rivivono, per esempio con il Palio dell’Assunta che si svolge a Siena il 16 agosto, o con processioni religiose – nel Salento –, particolarmente colorate, briose o al mare – come a Fiumicino (Roma) o in Cistiera amalfitana – oppure con eventi spettacolari come la Giostra del Saracino (l’originale ferragostana si disputa a Sarteano vicino Siena) e simili diramazioni; con fuochi d’artificio e feste di piazza; o con i tanti giochi rituali, come gli alberi della cuccagna, popolarmente innalzati nei solstizi d’estate e che si replicano a Ferragosto…; sino ai più moderni gavettoni in spiaggia… che per chi non lo sapesse, sono battaglie con secchiate d’acqua e lanci a sorpresa dei malcapitati a mare (e prendono il nome dalla gavetta, il grande recipiente usato per distribuire il vitto ai soldati).
Insomma, la tradizione si è via via arricchita di abitudini; tra queste, la gita fuori-porta, oltre le porte della città, in campagna, ai laghi, al mare, e che in Italia ha preso impulso durante il… ventennio fascista.
La storia è questa: per consentire ai lavoratori svaghi e brevi viaggi, il Regime, con l’Opera nazionale del dopolavoro (creata nel ’25), istituì i Treni popolari di Ferragosto, a prezzi molto economici, organizzando trasferte nelle città d’arte italiane, al mare o ai monti.
“L’offerta era limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva le due formule della Gita di un sol giorno, nel raggio di circa 50-100 km, e della Gita dei tre giorni con raggio di circa 100–200 km.” (come scrisse Alberto De Bernardi nel suo libro Una dittatura moderna: il fascismo come problema storico, Paravia, Milano, 2001). Poiché, però, tale opportunità non comprendeva i pranzi e le cene, i viaggiatori della classe meno agiata si organizzavano con pranzo al sacco… Simili abitudini, assai tipiche, le possiamo ritrovare in molte commedie cinematografiche italiane.
Simili situazioni tipiche si vedono nelle commedie cinematografiche: cercate di vedere o rivedere, ad esempio, Domenica d’agosto (1949, di Luciano Emmer), che zooma in modo apparentemente leggero (in verità impietoso, tanto da ricevere il biasimo dal temibile Centro Cattolico Cinematografico) su una realtà variegata alla volta delle spiagge di Ostia: con tutti i mezzi economici e di trasporto –bici, taxi, auto, persino camion – possibili.
Tra i film degli anni ’50 spicca La famiglia Passaguai (del 1951, di e con Aldo Fabrizi, e con Peppino De Filippo e Ave Ninchi). I chiassosi parenti si muovono alla buona, ma ben accessoriati con… lasagne e cocomero, per l’arenile di Fiumicino.
Negli anni ’60 la festività rivive in Ferragosto in bikini (1961, di Marino Girolami), con Walter Chiari, Mario Carotenuto, Valeria Fabrizi, Raimondo Vianello, Lauretta Masiero, Carlo delle Piane, Tiberio Murgia, Toni Ucci, Bice Valori, Marisa Merlini, che, con qualche ambizione in più, cercano, sulla spiaggia di Fregene, di darsi un tono, mentre il boom economico si esplicita – e con tutte le sue contraddizioni – ne Il Sorpasso (1962, di Dino Risi, con Vittorio Gassman, Jean Luois Trintignant, una giovanissima, loliteggiante Catherine Spaak). Questo cult cinematografico ha inizio proprio in un caldo ferragosto romano, deserto, e ha un finale on the Road inaspettatamente drammatico.
Anni dopo (1976) si torna a sorridere, in un altrettanto spopolato ferragosto cittadino, e con un caustico sguardo sull’ipocrisia di una certa morale cattolica (e della Chiesa), oltre che di parte della società italiana, nell’episodio del film Quelle strane occasioni, più specificamente ne L’ascensore firmato da Luigi Comencini e con Alberto Sordi prete e una provocante, riccioluta Stefania Sandrelli.
Agganci con il Ferragosto sono rintracciabili anche in Casotto di Sergio Citti (1977: sceneggiato con un giovane Vincenzo Cerami, e interpretato da Mariangela Melato, Gigi Proietti, Ugo Tognazzi, Paolo Stoppa, il fratello di Sergio, Franco Citti, Michele Placido, una Jodie Foster giovanissima – e Premio Oscar l’anno dopo con Taxi Driver di Scorsese – e un’apparizione della Deneuve).
In questa carrellata in pellicola non possiamo non citare l’esordio di Carlo Verdone con il suo Un sacco bello (1980), pieno di gag e di tipi curiosi in una Roma ferragostana che la musica di Ennio Morricone esalta nella sua calda mollezza estiva.
Aggiorniamo questo excursus con il delizioso Pranzo di Ferragosto, felice esordio di Gianni di Gregorio che nel 2008 racconta un’ordinarietà urbana tra anziani, negozi chiusi, piccole manie, tante solitudini ma anche capacità di far di necessità motivo di confronto generazionale, recupero degli affetti, di una tradizione e del senso di una festa.
La Fotografia ha mostrato e mostra estati e quindi ipotesi ferragostiane piò o meno roventi, a colori e in bianco e nero, ricche, ricchissime oppure di più comune normalità.
Tra le tante versioni che possiamo citare, ci sono ville, piscine e yacht di Slim Aarons (Manhattan, 1916 – Montrose, NY, 2006), che immortalava “persone attraenti che fanno cose attraenti in luoghi attraenti”; e ci sono altre donne e piscine estive di Ralph Crane, americano nato in Germania (1913 – 1988) fotografo di set e di “Life”; e altre spiagge, ma osservate in modo divertito, curioso, nel loro affollamento umano ma anche canino – sì, di cani e dei loro padroni – in un affresco sociale e visivo unico come solo Elliott Erwitt (Parigi, 26 luglio 1928) il fotografo della Magnum sapeva e sa fare.
Il nostro Epimaco “Pico” Zangheri, assai diversamente, ci renderà arenili, dancing, e storia di Riccione e indirettamente di Rimini e della Riviera tutta: per immagini, ovviamente, restituendoci uno spaccato italiano che l’elettropop dei Righeira (Johnson Righeira e Michael Righeira, pseudonimi rispettivamente di Stefano Righi e Stefano Rota) ci ha fatto poi ballare per anni. Valerio Di Domenico, Settimio Garritano e Ferdinando Lembo a Capri apriranno panoramiche e dettagli su quel jet set ormai “non più come quello di una volta”.
Mimmo Jodice (Napoli, 1934), in modo profondo e a tratti ironico, ha puntato il suo sguardo verso l’orizzonte, il mare e le sue figure.
Martin Parr ha reso una cronaca visiva, in più di quarant’anni, della cultura dei litorali, quasi dei set cinematografici, oggi per selfie da Social, tra normalità del relax ed esibizionismo, tra tipi da spiaggia e tutte le stranezze della vita ordinaria.
Infine, Massimo Vitali, con le sue poderose cartoline per nulla concilianti e stereotipate nonostante l’apparenza, ottenute attraversando, in più di vent’anni di questo lavoro, spiagge e spiagge italiane “per capire la gente”, ce le ha restituite – spiagge e gente, appunto – con l’affollamento quotidiano vacanziero, da angolazioni un po’ dall’alto, panoramiche, campo lungo: banco ottico su un treppiede montato a metri d’altezza e scatto.
Nonostante questa lontananza e superiorità prospettica, tutto è messo a fuoco, nitidissimo, dal primo all’ultimo particolare, e non c’è mai una vera e allusiva distanza. Tutto per mostrare ed evidenziare, attraverso micro-scene di vita quotidiana ed estati ordinarie, tanto mare, o comunque acqua, e asciugamani stesi, e con la sua visione antropologicamente orientata, la normalità delle nostre vite contemporanee: massificate, anche cercandone l’uscita.
Sono reali, bellissime da vedere ma profondamente sconcertanti (e forse tristi) “moltitudini di solitudini, spazi vuoti riempiti dalle nostre relazioni teatrali con il prossimo, con sconosciuti con cui condividiamo lo stesso metro quadro senza per questo sentirci più vicini emotivamente.”.
L’arte visiva, dal canto suo, onorerà in maniera strepitosa l’effervescente estate, le spiagge, i paesaggi assolati (Mario Schifano tra tanti) ma il 15 agosto emerge grazie alla pittura di gesto e di segno di un americano a Roma: Cy Twombly.
Nel 1961, dopo aver preso nella Capitale la sua nuova dimora e tre anni dopo la sua mostra personale alla memorabile galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e nel pieno sviluppo della cosiddetta Scuola romana di Piazza del Popolo, realizza la serie Ferragosto.
Con agglomerati cromatici, tracce segniche e molto spazio su cui questi elementi sembrano galleggiare, affiorare ma talvolta annegare, rarefatti o via via più concentrati l’uno accanto all’altro, Twombly fonda una scrittura apparente, un linguaggio poetico non informale ma d’altra forma, che non raffigura né racconta ma evoca: il calore dell’estate, un ponentino – forse – che pulisce l’aria e i contorni, schiarisce le idee, porta con sé il silenzio di una realtà libera dal tran tran quotidiano, dal pettegolare e dagli affanni.
Alcun gioco da spiaggia rumoroso, seppure allegro – da Domenica d’agosto, citata –, ne intaccherà la compostezza, nessuno schiamazzo né profumo di salsedine e frittata – come ne La Famiglia Passaguai e Ferragosto in bikini, che abbiamo visto – ne porterà prosaiche distrazioni, nessun clacson – allegro ma volgarotto, come ne Il Sorpasso – disturberà la sua perfetta misura, né ipocrisie – L’ascensore – o tintinnii di stoviglie e vociare, come nell’aggiornato Pranzo di Ferragosto…
Il silenzio e le poche, calibrate sciabolate di materia cromatica, graffi e contorni flebili sono lì a darci la dimensione, l’atmosfera e il suono di un altro Ferragosto, dove sarebbe bello essere o tornare, almeno per un po’… nell’inviolato luogo e spazio dove divisioni e confini – nel suo specifico caso: tra pittura e disegno – cessano e l’Arte è appiglio per nuovi punti di vista e altre prospettive sul mondo interno o esterno, ideale o concreto, immateriale o tangibile…
Che la festa cominci!
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.



























































3 risposte
Che bell’articolo su Ferragosto. Giusta la gamma dei significati, di cui ormai non si sa più niente.
Per quanto riguarda il cinema, complice il caldo ed il caos, ho rivisto alcuni dei film commentati: Domenica d’agosto, La famiglia Passaguai ed Il sorpasso.
Quanto eravamo veri…semplici …e felici. Grazie.
Grande Barbara, sempre interessante e istruttivo leggerti, sei una grande risorsa
Gentilissima, anche in questo caso, un articolo “pieno” e istruttivo che è un piacere intellettuale leggere. Ritrovandosi, come scrive il Sign. Pino Moroni, ricordando che eravamo veri, semplici e felici, anche se con le nostre ombre…
Silvio.Arendarth