Johnson Tsang. L’amore al tempo del Covid 19. Still in One Piece

Quando l’Arte del proprio tempo si afferma subito e in modo vasto e a livello tanto popolare, può significare che è perfettamente sintonizzata sul proprio tempo, e ne è un termometro puntuale e necessario, oppure che è davvero (eccessivamente) semplicistica e cronachistica  per non piacere a tutti.

Still in One Piece è un’opera più che eloquente, e (troppo?) didascalica, con radici evidenti nella quotidianità, nel vissuto attuali, con una narrazione della tragedia pandemica che evidenzia la resistenza della tenerezza, del desiderio, del contatto e del calore umani, e con l’evidenziamento di un resilienza e della speranza.

È una scultura in porcellana che rappresenta due mascherine protettive che ben conosciamo, purtroppo, ormai da più di un anno, segno del pericolo e del tentativo di difendersi, del distanziamento fisico e a suo modo sociale.

Sembrano animate: si stanno baciando. Si intuiscono due volti coperti, nascosti sotto quel presidio medico. Sono essenzializzate, in un bianco, asettico colore. Un bacio sterilizzato eppure palpitante.

immagine per Still in One Piece, Johnson Tsang
Still in One Piece, Johnson Tsang. Porcellana, 2020

L’ha realizzata l’artista cinese Johnson Tsang (Hong-Kong), tanti lavori saltuari, un passato lungo da poliziotto e un’esperienza dura della realtà sublimata poi proprio attraverso l’arte: la scultura, soprattutto.

Johnson Tsang è noto dagli anni Novanta proprio per le sue figurazioni tridimensionali: allusive ma, pur se con carattere surreale, riconoscibili. Sono ironiche, appaiono talvolta anche canzonatorie, ma racchiudono fratture interiori, inquietudini e suggeriscono insidie potenzialmente pronte a tornare sulla scena.

Su questo suo lavoro, Ancora tutto intero (ovvero: sano), su questo periodo terribile, pandemico, e un po’ sull’esistenza tutta, Tsang riflette e ci dice che:

“avere la capacità di vedere la bellezza nella vita di tutti i giorni è un dono speciale”.

Lui cerca di farlo e ce lo mostra così.

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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