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Wu Jian’an e la spettacolare Metamorphoses. Terme di Diocleziano, Museo Nazionale Romano

È in corso al Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano (fino al 17 maggio 2026) una mostra davvero spettacolare, la prima in un museo italiano dell’artista cinese Wu Jian’an (Pechino, 1980), ed è curata da Umberto Croppi per la Fondazione Berengo.

Il titolo introduce al percorso visivo e poetico dell’esposizione, Metamorphoses – L’arte che trasforma, che pare suddivisa in più parti, tutte alquanto potenti nell’allestimento e nelle opere.

Un primo step vede protagonista indiscussa la monumentale, perturbante installazione con grandiose sagome di cuoio lavorate, alcune forate, cucite e stoccate appese a una struttura che corre per tutta la prima enorme sala delle Terme.

Se noi tenderemmo a leggere tutto come un palesamento simbolico del rapporto tra la vita e la morte, qui ci troviamo di fronte a qualcosa di ancor più complesso che chiama in causa la trasformazione alchemica e metamorfica ovidiana e che, soprattutto, ha a che fare con la poetica taoista relativa al cambiamento generativo che pure a quei nostri – occidentali e molto italiani – riferimenti può collegarsi; in ogni caso, ogni cosa è permeata di memoria archetipica e di spiritualità, che sono tra i leitmotiv della mostra.

Che palesa un interessante dialogo tra Oriente ed Occidente, tra sito archeologico e linguaggio contemporaneo.

Lateralmente a questa prima maestoso ambientazione ci sono alcune piccole, ironiche e bellissime sculture in vetro (realizzate dalle fonderie veneziane Berengo), quasi… ontaniane (che ricordano, cioè, alcuni lavori di Luigi Ontani, che a sua volta convocano figure storiche e mitologiche in chiave ludica), e altre grandi opere apparentemente traforate come merletti e altrettanto apparentemente leggere.

L’artista, in ogni suo lavoro e più in generale nella sua articolata ricerca, anche per l’uso di tecniche e materiali variegati, sembra suggerire che nulla è mai dato né è fermo nell’Universo perché tutto cambia e si trasforma: come la luce.

Questa, infatti, in un altro ambiente delle Terme domina con un effetto proiettivo grazie a un enorme lavoro che pare un sontuoso pannello ornamentale anch’esso traforato che provoca giochi di luci sul pavimento e sulle persone che attraversano il fascio luminoso che penetra dalle fessure perforate della composizione, animando tutto lo spazio e generando un ambiente davvero immersivo.

Wu Jian’an – visione dell’installazione e proiezione alla mostra Metamorphoses, Roma, 2026 – ph. Barbara Martusciello

L’aspetto del manufatto fa pensare a un organismo proveniente da un altro mondo, non solo culturale ma spirituale, anzi, meglio: cosmico.

Incamminandosi avanti ci troviamo di fronte ad immensi quadri fatti d’una miriade di piccoli ritagli bidimensionali dai più svariati soggetti e colori, affiancati e sovrapposti sino a dare una composizione quasi cangiante e brulicante di questa folla di elementi e personaggi.

Alcuni sono senza bocca, a suggerire una comunicazione altra e alta, telepatica, che non ha bisogno di parole; altri sono adunanze di miti e tradizioni, di fantasiosi animaletti, evocazioni floreali.

Ogni opera e l’intera mostra hanno in parte a che fare con l’Horror Vacui che più che afferente a un ambito occidentale è tutto orientale, pure in questo caso riferendosi al senso del sacro e al  concetto di trasformazione ma – nonostante tale e tanta presenza di opere, materiali, elementi, sollecitazioni visive ed emotive – volto sempre verso l’armonia.

Qualcosa di cui l’essere umano e il suo mondo, interiore e anche esterno, hanno disperato bisogno: un bisogno oggi nuovamente e drammaticamente impellente.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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