Se Roma è la città della compresenza tra passato e presente, rovina e riedificazione che l’ha caratterizzata e ha al contempo definito il connesso immaginario collettivo, un artista come il danese Oliver Bak, che palesa nella sua ricerca una certa tensione verso il superamento delle contrapposizioni e un intrigante inclinazione per l’interazione, sembra assolutamente perfetto per abitarla.

Lo fa attraverso Swarmers, una personale a Spazio Indipendenza (fino al 17 gennaio 2026) e a conclusione di un percorso creativo che ha armonizzato il lavoro svolto dall’artista a Copenaghen con una Residenza iniziata a Tarquinia presso i Matta Archives e conclusasi proprio nell’Art Space mecenatésco capitolino, ubicato in un ampio appartamento in un signorile palazzo nello storico rione Castro Pretorio.

Back ha realizzato dodici opere inedite, degli olio e cera su tela, presentati insieme ad alcuni disegni, pure inediti, lasciandosi ispirare dal luogo ospitante, vagamente decadente, con suoi i pavimenti alla veneziana, i soffitti dipinti e le carte da parati d’epoca; instaurando un dialogo sottovoce. E sottovoce è proprio un aggettivo che ben si sposa con il linguaggio visivo dell’artista non solo in questa mostra ma un po’ in tutta la sua produzione.

Riferimenti storici e letterari e tante congiunzioni: con il mondo naturale ma anche e soprattutto archetipico, tra fiori, farfalle, falene, umane o fatate apparizioni, danzanti evocazioni, immaginifici onirismi, incanti inquietanti, nugoli metamorfici (simbolico richiamo a quelli interiori) e archeologie della memoria (e l’archeologia è inevitabilmente convocata tenendo conto del territorio, della tradizione e della storia proprio di Tarquinia e Roma).

Questo coacervo di volta in volta è più o meno riconoscibile oppure è vaga parvenza. Sempre, ogni elemento, nel suo spazio indefinito emerge o pare risucchiato dalle tenui stratificazioni pittoriche, informali e talvolta materiche, che rendono la superficie del quadro, di ogni quadro, in sempre costante vibrazione cromatico-luminosa. Inoltre, anche grazie ai materiali usati per dipingerli – le cere, soprattutto – raggiunge una sorta di effetto multidimensionale anche in questo caso con effetti percettivi mai fermi.

“Guardateli, prima che svaniscano”, esorta Giorgio Di Domenico nel testo di accompagnamento dell’esposizione.

Ha ragione a dirlo poiché quelle accennate e pur tangibili figurazioni oscillanti sembrano costantemente sul punto di sparire, lasciandoci con un palmo di naso e un non detto aperto a tante interpretazioni: che è poi un po’ la peculiarità dell’arte visiva, quella di aprire nuove panoramiche sulla realtà e prospettive di senso.

In queste composizioni colpisce in modo significativo il colore e la modalità con cui è costruito: ribollente oppure attenuato, qualche volta noto, il più delle volte inventato tramite velature, strato su strato fino alla scelta definitiva di una tinta mai uniforme e per questo palpitante.

In questa, abbiamo detto, le sue creature umanoidi o animali catturano il nostro sguardo e si muovono, a loro modo, sciamano: in una “vertiginosa mise en abyme visiva e concettuale” portando, come in un “Bilder Omnibus” indicato (1906) dallo storico dell’arte Aby Warburg, immagini e significati non omologati, misteriosi, vagamente perturbanti che in un modo o nell’altro possiamo per un barlume di tempo conoscere e riconoscere prima che si mettano in viaggio e migrino altrove…

Informazioni: Swarmers Oliver Bak

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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