Gabriele Tinti Arte e Poesia nei Musei. Lamenti per nulla lamentosi e Rovine vive di fronte all’arte antica

Chi lo ferma più Gabriele Tinti, poeta, scrittore, intellettuale e tanto esperto di arte visiva da avere ideato RovineLamenti: una serie di eventi teatralizzati e tenuti in Musei e spazi istituzionali dove si incontrano le opere (allestite, esposte) e i suoi versi, creando un tutt’uno divulgativo, ma oserei dire maieutico: il dialogo che ne nasce è tra specifici dversi, tra visione e parole, immagine e suono vocale, concetti espressi e sollecitati dall’arte e quelli resi in rima.

Grande aiuto, anche dal punto di vista del coinvolgimento mediale e popolare, è arrivati e arriva dagli speciali fini dicitori: Franco Nero, ad esempio, magnifico come sempre, nella sua fisicità e potenza espressiva, chiamato in un precedente incontro capitolino, a Palazzo Altemps, e Alessandro Haber che ha dato corpo a un’avvincente narrazione volutamente un po’ sincopata – da par suo – al Museo dell’Ara Pacis www.arapacis.it (sabato 18 scorso: promossa da  Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dai Servizi museali Zètema Progetto Cultura e realizzata grazie al supporto della Fondazione Terzo Pilastro-Italia e Mediterraneo / Ritratti di poesia e del The First Luxury Art Hotel Roma.).

L’attore e interprete ha letto, infatti, alcuni componimenti poetici ispirati al bellissimo, complesso Pannello di Enea sacrificante ai Penati, presente sul fronte destro dell’Ara Pacis; ideati dall’autore Tinti in forma di preghiera, richiamano quell’invocazione che Virgilio fa levare a Enea (Eneide, VIII) quando sacrifica una scrofa sul luogo stesso dove verrà fondata Lavinio.

Proprio questa vicenda mitica, ripresa nel pannello dell’Ara, costituisce fonte d’ispirazione per i versi che, diversi ad ogni nuovo incontro ed opera, Tinti concepisce per essere letti di fronte proprio ai capolavori di volta in volta individuati.

Tutto ciò fa parte di un progetto più vasto, che guarda a veri gioielli pittorici, scultorei, archeologici e architettonici del mondo antico e che ha coinvolto, negli ultimi anni, alcuni importanti attori tra i quali Joe Mantegna, Robert Davi, Burt Young, Vincent Piazza, Luigi Lo Cascio, oltre ai citati Franco Nero e Alessandro Haber, e alcuni dei maggiori Musei al mondo come il Metropolitan di New York, il J. Paul Getty Museum ed il LACMA di Los Angeles, il British Museum di Londra, il Museo Nazionale Romano nelle sedi di Palazzo Massimo e di Palazzo Altemps, la Gliptoteca di Monaco, i Musei Capitolini e il Museo Archeologico di Napoli.

Ci spiega Tinti:

“Lamenti raccoglie una serie di scritti in forma di versi, frammenti e brevi saggi, destinati all’attore per dare voce a tutte quelle reliquie di mondi ed eroi del mondo antico.

Questo tentativo muove da un tragico senso di morte e di vacuità che appartengono persino ai nostri capolavori, che vorremmo eterni. L’indeterminatezza che ha circondato spesso le loro attribuzioni, il carattere talvolta puramente ipotetico degli studi, le disiecta membra, la frammentarietà con la quale quasi sempre  sono giunti sino a noi dall’antichità, rappresentano quel che rimane del desiderio dell’uomo di avvicinarsi agli dei.

Perché “quel che riguarda il corpo è una corrente che passa, quel che riguarda l’anima sogno e vanità; l’esistenza è battaglia in terra straniera; la gloria postuma è l’oblio (Marco Aurelio): lenta caduta nella dimenticanza, nell’indifferenza dell’inorganico. Neanche le nostre opere ne sono immuni, così come ciò che più veneriamo. Nonostante il nostro disperato tentativo di preservarle e di resistere.”

Come ebbi già modo di scrivere, la Poesia nei Musei e certa narrazione letteraria risplendono e danno a loro volta luce all’Arte visiva che, così rischiarata, riconoscente, rende la cortesia.

Infatti, questo connubio si rivela un’idea vincente volta a rinverdire quel rapporto tra ambiti solo apparentemente lontani che così ci guadagnano entrambi; non solo: il progetto è atto alla relazione diretta e meno consueta con i fruitori.

Tale contaminazione linguistica e attitudine all’incontro e al confronto, oltre che alla sinergia, resero nel passato il nostro Paese un crogiuolo culturale e creativo sperimentale pionieristico, aperto e fecondo.

Qualcosa che il MiBact cerca a suo modo di  facilitare e autori e professionisti con vocazione alla divulgazione intelligente di riproporre. Come in questo caso. Da seguire.

 

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è stata titolare di moduli didattici di Storia delle Arti Visive (Scuola Romana di Fotografia; Istituto Superiore di Fotografia e Comuniczione Integrata; Università del Design Istituto Quasar; etc.). E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master (Istituto Europo del Designa; Università Europea), Giornate di Studio (Università di Roma La Sapienza; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi: per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile" Keidos, Roma, 2018; "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Ha collaborato e collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet; Roma on the Road), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents. Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, ha avuto incarico nel MUSAP-Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui ha seguito l'area dell'Arte Visiva Contemporanea e ha curato mostre tra cui "Arazzeria Pennese-La contemporaneità del basso liccio", con importanti artisti contemporanei, MACRO, Roma, 2017. Responsabile del settore Arti Visive allo spazio polifunzionale e StartUp Howtan Space Roma per il quale cura serie di mostre fotografiche, ha recentemente curato una prima mostra con cui ha inaugurato per la prima volta in assoluto la sala espositiva della magnifica Stazione FI Napoli Afragola di Zaha Hadid.
E' Cofondatrice e Editor-in-Chief del webmagazine "artapartofcult(ure)"

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