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Jimmie Durham l’artista attivista cherokee napoletano nell’anima

di Barbara Martusciello

Un’altra perdita nel mondo dell’arte, funestato, in questi ultimi anni, da tante dipartite;  così, ecco che se ne è andato anche Jimmie Durham, a 81 anni a Berlino.

L’artista e attivista aveva un rapporto affettivo con l’Italia e aveva fatto di Napoli la sua seconda casa in Europa.

Poeta, saggista, fine pensatore, indiano fino al midollo (un cherokee dagli occhi azzurri) e persona gentile, la sua arte, da lui stesso definita “investigativa”, ha affrontato temi politici ed etici quali i diritti delle minoranze, il colonialismo (ai danni dei nativi Americani, ad esempio), il razzismo, le dignità negate, l’identità e questioni di genere attraverso il disegno, il collage, la fotografia, il video e, soprattutto, l’assemblaggio scultoreo di materiali naturali e oggetti trovati e d’uso quotidiano, l’appropriazione di testi e immagini preesistenti: sempre con una critica istituzionale movimentista e radicale.

Leone d’oro alla carriera della 58. Esposizione Internazionale d’Arte, apprezzato da Ralph Rugoff che quando ne propose il nome, nelle motivazioni scrisse di amare profondamente fare dell’artista anche per essere sì critica, ma divertente e profondamente umanistica.

Attento anche alle dinamiche relazionali tra le persone, tanto da affermare: “l’empatia fa parte dell’immaginazione e l’immaginazione è il motore dell’intelligenza”, ha portato nella sua arte pure un profondo rapporto con la Natura, i cui singoli elementi e le cui parti considerava un unicum ininterrotto e affettivo, tanto da affermare – in occasione dell’apertura della Fondazione No Man’s Land (maggio 2016)- “No matter where I leave my heart” (I fiori stimano le pietre
Le pietre amano i fiori”);
ma, attenzione: senza ripercorrere ed anzi opponendosi a quell’animismo “da minorati” che con tenacia l’uomo bianco attribuisce, appunto, alle culture minori (come rilevò Angela Vettese nel 2005).

La sua arte e la sua poetica sono articolate, complesse, altamente rivendicative e giudicanti, severe, ma con quella leggerezza di chi amava e conosceva Italo Calvino di cui apprezzava la lezione e la formalizzazione narrativa: entrambi avversi al didascalico, non predicavano né indicavano l’impegno sociale ma lo proponevano, più semplicemente, sotto le spoglie del racconto uno, dell’arte l’altro.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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