Massimo Maggio è uomo di grandi competenze, tanti interessi, incarichi e collezionista (Membro dell’Advisory Board di Cascino Progetti e del Board del Brave Art Collectors Club, ad esempio) e molto conosciuto e stimato per essere uno dei massimi Broker di Assicurazioni e Head of Fine Art Division (Responsabile della Divisione di Belle Arti) di Wide Group.
Lo abbiamo intervistato per capire come nasce questo lavoro, che tipo di professionalità presuppone, come è cambiato, se lo è, negli anni e, insomma, cosa si deve sapere relativamente alle assicurazioni delle opere d’arte museali e del collezionismo privato.


Prima di tutto partiamo dall’inizio e da te: qual è la tua formazione, Massimo, e cosa ti ha spinto verso il mondo delle assicurazioni?
Dopo aver completato gli studi delle scuole superiori, presi una decisione chiara e precisa: dedicarmi al mondo delle assicurazioni. Sin da giovanissimo, ero persino minorenne, ho investito tempo e impegno iscrivendomi a tutti i corsi disponibili nell’ambito assicurativo.
Questo mi portò a raggiungere dei primati, come diventare il più giovane agente di assicurazione iscritto all’albo in Italia ed essere il più giovane agente di assicurazioni con procura (da parte di una prestigiosa compagnia), sul territorio italiano.
Fin dall’adolescenza, ho nutrito una profonda passione per l’arte, frequentando mostre e musei, interrogandomi sul valore e sulla protezione delle opere d’arte.
Con il mio background formativo nel settore assicurativo e la mia crescente competenza nel campo artistico, mi sono sentito pronto a fondare una società di brokeraggio specializzata nel settore dell’arte, avevo appena 26 anni.
In soli quattro anni, la società fondata, la Progress Insurance Broker, riuscì ad acquisire il 93% dei musei italiani, diventando la più importante società di brokeraggio assicurativo in ambito artistico.
La laurea in scienze economiche arrivò successivamente, così come l’opportunità di insegnare in vari programmi post-universitari presso rinomate istituzioni italiane e per il Sole24Ore Cultura.
Come nasce il tuo lavoro nelle assicurazioni di opere d’arte?
La mia carriera nel settore delle assicurazioni d’arte è nata nel 1989. In quel periodo, pur lavorando nel campo delle assicurazioni generiche, non sentivo una grande soddisfazione professionale.
Come detto, avevo una profonda passione per l’arte ed il mio desiderio di coniugare la parte professionale con quella artistica si concretizzò quando ottenni l’opportunità di collaborare con Augusta Monferini, allora Soprintendente della Galleria Nazionale di Arte Moderna, per fornire copertura assicurativa per una grande mostra su Jean Dubuffet.
Erano in grande difficoltà con la gestione delle coperture dei musei prestatori stranieri e capii subito che era un ambito nel quale mancava una professionalità vera ed adeguata, in grado di gestire i rapporti internazionali e coperture assicurative di enormi valori.
In quel periodo lavoravo per la RAS (ora Allianz) e mi resi conto che le coperture disponibili nel mercato italiano erano nettamente insufficienti, non a causa della compagnia ma a causa delle limitazioni del mercato stesso.
Decisi quindi di fondare una società di brokeraggio altamente specializzata nelle coperture d’arte e di rivolgermi ai Lloyd’s di Londra, con i quali collaborai per sviluppare coperture assicurative estremamente ampie.

Sei stato un pioniere, quindi, hai inventato una strada e poi l’hai aperta anche ad altri…
Beh, sì… Queste soluzioni di cui ti dicevo, e che oggi sono adottate dalla maggior parte delle compagnie e degli intermediari di tutto il mondo, rappresentarono un punto di svolta nel settore.
Spiegaci meglio: cosa s’intende esattamente per specializzazione nelle coperture assicurative d’arte? Immagino preveda molte altre competenze concatenate…
È una domanda intrigante. Spesso si pensa che essere un broker specializzato nelle coperture assicurative delle opere d’arte significhi semplicemente avere una conoscenza approfondita del settore assicurativo specifico. Tuttavia, questa è solo una parte della verità.
La vera specializzazione richiede una comprensione profonda di tutta la filiera dell’arte: dall’organizzazione delle mostre alle pratiche dei trasportatori specializzati, dalle metodologie di imballaggio alle varie forme di allestimento, e anche la conoscenza delle diverse discipline artistiche e dei rischi associati a ciascuna opera d’arte.
Inoltre, è essenziale essere a conoscenza di tutti i sistemi di protezione e di allarme necessari per la salvaguardia delle opere…
…e suppongo che la conoscenza e le competenze sul campo si accordino in modo diverso se il committente è un museo pubblico, una fondazione o un collezionista privato… Qual è la sostanziale differenza?
Certamente. Non bisogna dimenticare l’importanza della consulenza fornita ai collezionisti privati, che spesso non sono a conoscenza delle nozioni fondamentali di conservazione delle opere, come i rischi ambientali, il controllo dell’umidità, le procedure di pulizia, i protocolli di catalogazione consigliati dalle forze dell’ordine e l’importanza dei condition report delle opere (N.d.R.: Il Condition Report è un documento che registra lo stato di conservazione di un’opera d’arte ed è finalizzato a valutare danni, responsabilità e prestiti).
Come vedi, questo livello di specializzazione abbraccia un’ampia gamma di competenze al di là del settore assicurativo, garantendo una protezione completa e personalizzata per ogni opera d’arte.
Puoi farci qualche esempio utile a capire meglio la figura e il lavoro di un broker specializzato?
Molti broker si definiscono specializzati perché conoscono bene le polizze d’arte. Ma questo lo definirei un entry level (N.d.R.: prestazione di base) più che una specializzazione.
I clienti hanno bisogno di consulenza sul rischio, che va al di là della semplice valutazione delle misure di sicurezza. Ci sono molti aspetti oltre ai sistemi di protezione e sicurezza che vanno valutati con estrema attenzione, anche dal punto di vista legale, perché potrebbero creare dei problemi agli stessi direttori dei musei o delle gallerie private.
Ad esempio, in occasione di una mostra, il Direttore del Museo o della Galleria privata, deve essere conscio che nel momento in cui riceve in prestito un’opera d’arte egli ne diviene responsabile in modo assoluto, anche per caso fortuito, nei casi di Locazione o Comodato. Invece, nei casi di deposito o magazzinaggio, la responsabilità è di tipo relativo.
Ciò significa che, se la polizza non dovesse per qualche ragione pagare un danno che si è verificato, il Direttore del Museo e quindi il Museo stesso, diverrebbero responsabili illimitatamente nei confronti del proprietario dell’opera.
Ecco perché la scelta del professionista e della compagnia devono essere estremamente accurate. Quando si incontrano operatori che praticano dei prezzi estremamente bassi o concentrati solo sul contratto assicurativo, bisogna in genere dubitare, anche se utilizzano compagnie di primo livello.
…e questo tipo di imprecisione, o sottovalutazione, avviene spesso in giro?
Non più tardi di qualche settimana fa, un Direttore di un Museo mi ha inviato la polizza che aveva stipulato con il suo assicuratore di fiducia e con una compagnia primaria (specializzata).
Quasi stentavo a credere a quello che leggevo: il broker non aveva minimante preso in considerazione le caratteristiche del rischio che, in questo caso era un’opera posta in uno spazio all’aperto, non considerando quindi aspetti molto importanti come i flussi di persone, la protezione delle opere da eventi climatici, la valutazione dell’opera e molto molto altro.
Sono certa che questa specializzazione così approfondita ti è riconosciuta dalle compagnie con le quali lavori, e fa la differenza…
Certamente, non è un caso che mi fu assegnato il Lloyd’s Award per l’innovazione in campo assicurativo nel settore dell’arte. Sono inoltre detentore di uno dei più grandi automatismi a livello europeo concessi dai Lloyd’s ad un broker.
Precisamente, quali sono queste innovazioni alle quali ti riferisci?
Uno dei principali contributi è stato lo sviluppo di un sistema informatico per garantire la riservatezza dei dati delle opere d’arte, fornendo così un’ulteriore protezione ai collezionisti.
Inoltre, ho introdotto diverse innovazioni tecniche nei contratti assicurativi, derivanti dall’esperienza acquisita durante la gestione di sinistri nel corso degli anni.
Queste clausole innovative, adottate in tutto il mondo, includono disposizioni specifiche per le mostre itineranti, le esposizioni all’aperto e la valutazione delle opere d’arte, compresa la video-arte.
Qual è stata la sfida più impegnativa nel corso di questi 30 anni di carriera?
Per quanto riguarda la mostra più grande in termini di valore assicurato, sicuramente spicca quella su Raffaello alle Scuderie del Quirinale nel 2020, sebbene purtroppo sia stata penalizzata dal lockdown.
L’importo assicurato per questa mostra raggiungeva la cifra notevole di 4 miliardi di euro. Considerato che il mercato dei Lloyd’s assorbe Euro 2,5 miliardi fu particolarmente complicato riuscire a coprire l’intera mostra e dovemmo coinvolgere 30 compagnie diverse.
Tuttavia, riuscimmo brillantemente nel nostro lavoro e fu un successo straordinario anche se offuscato dal Lockdown.
Puoi darci qualche altro dato, ad esempio relativo a collezioni private?
Scusa ma per le collezioni private, è importante sottolineare che la riservatezza assoluta è una regola fondamentale per un assicuratore d’arte, pertanto non posso divulgare informazioni su specifici collezionisti o valori assicurati.
In questo tuo lavoro, c’è una differenza sostanziale nel trattare specificamente l’arte contemporanea?
Questa domanda offre l’opportunità di evidenziare ulteriormente l’importanza della specializzazione nel settore. Come ben sai, l’arte contemporanea si distingue per la sua diversità rispetto a opere antiche, non limitandosi a dipinti e sculture convenzionali.
Si possono trovare forme d’arte contemporanea realizzate con una vasta gamma di materiali e tramite varie forme di installazione. Pertanto, una conoscenza approfondita degli artisti e lavoro che svolgono è cruciale per valutare il rischio in modo accurato e completo
Ci sono Paesi e realtà dove si lavora meglio e perché, ed altri che mancano di alcune regole o ne hanno troppe e farraginose?
L’Inghilterra è indubbiamente considerata la culla delle assicurazioni, dove il lavoro può essere svolto in modo più agevole. Tuttavia, è noto che il mercato inglese, soprattutto quello dei Lloyd’s, ha estremo rigore, e non tollera incompetenze o approssimazioni.
Questo approccio, naturalmente, favorisce coloro che operano con serietà e dedizione.
Ciò premesso, regolamenti e procedure sono ormai allineate in tutti i paesi europei, Gran Bretagna inclusa, benché non faccia più parte della U.E
Passiamo all’atto pratico, che sono certa tutti stanno aspettando di leggere: cosa consiglieresti dal punto di vista assicurativo ad un collezionista, una galleria ed un museo?
Ovviamente, prima di tutto consiglio vivamente a collezionisti, Gallerie e Musei di affidarsi a un broker altamente specializzato nel settore delle assicurazioni d’arte.
Quindi, durante un colloquio, è cruciale formulare domande che vanno oltre il mero contesto assicurativo, mirando a valutare la loro competenza nel campo artistico e della gestione del rischio. Oltre a presentare scenari di rischio, è essenziale ascoltare i consigli del broker non solo in termini di soluzioni assicurative e contrattuali, ma anche riguardo alla protezione e alla sicurezza dei beni.
Non abbiate timore di chiedere loro un parere su questioni pratiche come ad esempio informazioni sui trasportatori nazionali e internazionali, quali tipi di imballaggio ritengono più sicuri per opere d’arte delicate, come ad esempio una tavola fondo oro del Trecento od una istallazione di Kapoor o uno specchio di Pistoletto.
Per quanto riguarda le gallerie, è fondamentale valutare attentamente le procedure di valutazione che utilizzano le compagnie assicuratrici per la liquidazione dei danni per opere di artisti il cui valore contabile potrebbe essere sottovalutato.
Nel caso dei musei, le questioni sono più complesse, e ci sono numerosi aspetti da considerare. In generale, consiglio di esaminare attentamente le coperture assicurative per le opere in entrata e in uscita dai musei, nonché le responsabilità legali del direttore del museo.
È importante sottolineare che i modelli A e B predisposti dal Ministero, sebbene contengano alcuni articoli utili, sono obsoleti e la loro adozione potrebbe mettere il museo e l’assicuratore in una posizione di non conformità legale.
Pertanto, il mio consiglio rimane lo stesso: rivolgetevi a un broker specializzato che, pur non eliminando completamente i rischi, vi guiderà attraverso di essi con competenza e professionalità, riducendoli in modo significativo.
In tanti anni di lavoro, così dentro all’Arte, riesci ancora ad emozionarti di fronte a qualche opera in particolare?
Non solo ho conservato – e forse anche ampliato – la mia capacità di emozionarmi di fronte alle opere d’arte, ma la mia passione per l’arte continua a essere la mia guida costante. Questa passione alimenta la mia curiosità, spingendomi a esplorare costantemente nuovi orizzonti artistici e a farmi ispirare dalle molteplici forme di espressione creativa che il mondo dell’arte offre.
Questo interesse mi ha portato, oltre all’attività assicurativa, a diventare un collezionista d’arte. La capacità di emozionarsi di fronte all’arte è un dono inestimabile che arricchisce non solo la mia vita professionale, ma anche quella personale, permettendomi di vivere in modo più intenso e gratificante la bellezza che mi circonda.
So della tua familiarità con l’Arte contemporanea (ne sei diventato anche un collezionista, oltre che un sostenitore a vario livello): ti appassionava anche prima? Questa tua professione te l’ha fatta conoscere e apprezzare meglio, standoci così a stretto contatto?
Assolutamente sì! Il mio lavoro nel mondo dell’arte contemporanea ha amplificato la mia passione di lunga data per l’arte. Oltre ad essere diventato un collezionista e sostenitore dell’arte, le numerose mostre e i frequenti colloqui con esperti del settore mi hanno arricchito enormemente, permettendomi di approfondire la mia comprensione e apprezzamento dell’arte contemporanea.
La mia carriera mi ha donato una nuova prospettiva sull’arte, grazie alla continua interazione con individui appassionati e competenti nel campo.
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.













3 risposte
Massimo, c’è in ogni cosa una dimensione cognitiva e di consapevolezza che seleziona gli uomini.
Senza discriminare nessuno i fatti sono fatti: ci sono i talenti. E per fortuna! Tu sei un talento lo si capisce da quando uno ti stringe la mano e sente lo screening che gli stai facendo. Quando le questioni sono serie, si tratti di salute o di affari da risolvere per davvero, allora c’è bisogno della perspicacia, quella è un dono: sintesi, cognizione, visione e soluzione! Devo descriverti meglio?
Tutta la mia stima.
Barbara Martuscello
direi indagatrice, scrutatrice, di sostanze umane e di sostanza.
Potrebbe portare per mano eroi e aerei e farli volare molto più in alto.
Eppure la sua visione ha ben piantati i piedi per terra. Con L’Arte non si scherza, e in questo lei è serissima, anzi: severissima!
Ciao Dario,
ti ringrazio di cuore, questi apprezzamenti sono sempre graditi: confermano che il rigore critico e una certa “severità” sono meglio se accompagnati da sensibilità empatica e testimoniano la validità delle mie, delle nostre scelte, che non sono mai singole ma rientrano in un lavoro di squadra.
Buon… tutto!