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Michelangelo Pistoletto Color and Light, semi e radici. Con intervista

di Barbara Martusciello

Michelangelo Pistoletto (Biella, 25 giugno 1933) è un protagonista della Storia dell’Arte riconosciuto pure dal grande pubblico anche grazie ai suoi quadri-specchi (dal 1962) in cui il fruitore può entrare semplicemente guardando e vedendo se stesso riflessovi dentro.

L’opera, quasi agitatrice etica, politica, e sovvertitrice del concetto del Tempo, è una sorta di varco che attiva dinamiche relazionali e permette all’osservatore di scoprirsi partecipe e di agire, modificando il suo ruolo comunemente passivo: ma per farlo, serve ancora che vada in un museo o in uno spazio deputato.

La rivoluzione arriva nel 1967 quando Pistoletto progetta e agisce a Torino alcune azioni collettive al di fuori delle gallerie, sulla strada e in altri luoghi atipici (la discoteca Piper, ma di Torino; piazze, strade etc.) e formando il gruppo Lo Zoo con cui portare avanti, tra il 1968 e il 1970, questa modalità anche partecipata (nel senso che vi partecipavano pure comuni cittadini, come a Vernazza, un borgo della Riviera Ligure).

Michelangelo Pistoletto, Gruppo ZOO – happening

La parabola dell’artista è lunga e articolata – e accompagnata dalla sodale Maria Pioppi, anche sua compagna di vita – sempre volta a forzare quel limite verticistico dell’arte per portarla (come il Futurismo pionieristicamente comandava), nella vita: orizzontalmente, attivatrice di senso etico ed estetico ma anche politico, antisistema e anticonsumistico: secondo quegli Appunti per una guerriglia ben delineati nel novembre 1967 dal critico Germano Celant, ideologo di quell’Arte Povera che, in quei primi anni, l’investigazione dell’artista incarna in modo efficace.

Pistoletto stesso ha tenuto a precisare, durante l’incontro all’opening della sua mostra romana nella Galleria Continua all’Hotel St. Regis e titolata Color and Light (dal 22 giugno e in corso sino al 2 settembre 2023).

Povera come radicale, anticapitalistica, contro un consumismo che ci stava consumando… Radicalità significa la terra, un seme che si mette nella terra e che germoglia e fa crescere un nuovo albero, cioè una nuova idea di società.”

Certamente, la fama di Pistoletto si è diffusa a livello popolare anche per via della serie di installazioni denominate Terzo Paradiso, dalla forma che al segno matematico d’infinito aggiunge un terzo cerchio, centrale, come “grembo generativo di una nuova umanità, ideale superamento del conflitto distruttivo in cui natura e artificio si ritrovano nell’attuale società” (si legga qui), ideale (utopica? Comunque oggi più che mai necessaria!) Formula della Creazione come ricerca di armonia ed equilibrio per riconnettere gli esseri umani tra loro e con l’Ambiente.

La nuova fase del suo lavoro si palesa con queste opere disseminate per mezzo mondo, di varia grandezza, essenzialmente open air, più o meno provvisorie – si veda quella temporanea con reperti archeologici delle Terme di Caracalla – con materiali e concretizzazioni di ogni tipo: tronchi, vasi di fiori, alberi, rocce, ricicli di imballaggi in alluminio e plastica etc.; segnate sulla terra, nella forma di orti e boschi, persino come grande girotondo umano.

Quest’articolata produzione ha una vocazione inclusiva e collettiva anche grazie alla “fitta rete di relazioni e collaborazioni con innumerevoli partner – singoli individui, associazioni, enti e istituzioni – attivi non solo in ambito artistico, ma nei più diversi ambiti della società” (si legga qui) .

Questa cooperazione è fondamentale per Pistoletto che, dopo l’esperienza dell’Arte Povera, ha tenuto sempre ad andare oltre la propria creazione individuale come artista. Ci dice quanto tutto questo serva a:

“…far capire che tutti hanno la possibilità di realizzare un’opera comune utilizzando questa forma per cambiare il mondo, ovvero per creare una società pacifica…”

Certamente, non tutto va in questa precisa direzione.

È nota, anche a causa di un recente fatto di cronaca, la sua Venere degli stracci, la prima delle quali data 1967 e con una serie di repliche e varianti successive, protratte nel tempo, sempre rifacendosi alla stessa modella: la scultura neoclassica Venere con mela di Bertel Thorvaldsen.

In cemento, tale riproduzione è accostata a un cumulo di stracci – emblema del surplus capitalistico, dello spreco, del consumismo – che essa sembra guardare dandoci le spalle (e le natiche).

Ebbene: la nuova, assai dibattuta versione era monumentale, realizzata in altro materiale e allestita dal 28 giugno in Piazza Municipio a Napoli ma successivamente, all’alba del 12 luglio, data alle fiamme dal 32enne Simone Isaia, originario di Casalnuovo, clochard con qualche deficit psichico o psicologico e accusato di incendio doloso e distruzione di un bene culturale.

L’installazione non ha convinto tanti tra addetti ai lavori e pubblico, men che meno ha convinto la scelta di porla come solido monumento verticistico firmato proprio da un’artista che si è sempre posto su un piano diverso rispetto a tale autoritarietà dell’Arte.

L’atto vandalico, in ogni caso violento, grave e deprecabile, ha indirettamente acceso – è proprio il caso di dirlo! – un dibattito tra chi ha gridato allo scempio e chi ha salutato l’azione come una nemesi che ha riportato al centro di tutto quel grado di partecipazione e di pistolettiana cooperazione di cui sopra.

Sia come sia, mentre la polemica, le tifoserie, le lecite critiche positive e negative si sovrapponevano, e le sorti del piromane sono ancora da definire ufficialmente e giuridicamente, il lavoro dell’artista va a gonfie vele.

A Monte Isola (o Montisola) sul lago d’Iseo, si era già illuminata un’altra versione del Terzo Paradiso (dell’Energia) per riflettere su sostenibilità, responsabilità sociale e, appunto, energia e a Coverciano aveva inaugurato una mostra e un nuovo Terzo Paradiso di cui ci dirà lo stesso artista.

A Roma prosegue la vigorosa esposizione alla Continua e quarta tappa di un progetto internazionale nelle ben otto sedi della galleria – oltre Roma, ne hanno a San Gimignano, Cuba, Les Moulins, Parigi, San Paolo, Pechino, Dubai e una originale estensione ad Anacapri (NA) al Capri Palace Hotel – che, in tutto il 2023, sta mostrando la ricerca essenziale di Pistoletto.

Questa personale è incentrata su grandi opere a parete con composizioni all-over geometricamente organizzate, dalle conformazioni morbide, direi biomorfe, che inframmezzano specchi e piani coloratissimi che sembrano convivere gli uni con gli altri ed equilibrare lo spazio.

Dal risultato generale molto decorativo e decisamente accattivante, questa produzione riassume i postulati dell’artista, più profondi delle superfici qui mostrate, che sembrano aprirsi grazie all’estensione specchiante in cui interagisce l’esterno (e quindi anche i fruitori).

Chiediamo a Pistoletto di raccontare da dove nasce questo particolare corpus qui esposto, e partiamo dal confronto proprio con lo specchio, materiale/elemento da lui usato sin dagli esordi, poi suddiviso, moltiplicato, ricomposto e in alcuni casi infranto: ricordo la potenza etica ed estetica di Twentytwo less Two, installazione e azione all’opening della Biennale di Venezia 2009, quando, con un pesante martello, ruppe tutti i 22 grandissimi specchi lasciando su quelle superfici emergere grandi buchi neri di forma diverse e, a terra, i pezzi caduti poi inglobati nella stessa installazione (simile pratica fu avviata nel 1978 con la serie Divisione e moltiplicazione dello specchio). Qui alla Continua, gli specchi sembrano essere ricomposti in diversa conformazione, giustapposti a superfici dipinte a colori sgargianti e stesura flat

“Quando ho rotto lo specchio, già allora, l’ho fatto (…) perché sentivo il bisogno di dare spessore materico a questo elemento che era inconsistente… un corpo… perché noi siamo fatti di corpo non solo di pensiero…

Rompendo lo specchio, questo è diventato come la società, che è fatta di tanti frammenti (persone, luoghi, culture… tutto, mi chiarisce in separata sede) che si rispecchiano tra loro.

Questi quadri tendono a trasformare quell’avvenimento in una considerazione che quegli e questi specchi possono diventare da rotti per violenza a disegnati nella loro rottura (N.d.R.: ad hoc) secondo un criterio per creare un’idea di Società (…).

Dalla rottura all’armonia… (…)”

 C’è il nostro Pianeta qua dentro (tutto intorno, anche considerando come sono allestite tali grandi opere)…

“Sì sì, è vero.”

Un Pianeta, aggiunge, che abbiamo massacrato, le cui leggi naturali abbiamo sovvertito provocando sfaceli… il nostro territorio è enorme ma allo stesso tempo sta diventando precario… Le opere del Maestro ce lo suggeriscono con grande consapevolezza proponendo, se non una soluzione, una metodologia che può… curare.

Sempre, la sua unità di misura non è fissa, è data dalla dualità: in fondo, lo specchio lo suggeriva già, con il suo realismo, la sua base di partenza oggettiva e la sua possibilità di duplicazione dell’immagine.

Tale dualità si produce tra due elementi che si incontrano in un ideale centro; per caso, si combinano e originano la creazione e Creazione, nel senso che questo riguarda sia l’arte sia il Cosmo. Eccola, la possibilità della cura

Così, lo interroghiamo su ciò per avere certezza di quest’analisi:

“ma sì, sì… e, sai, la Creazione è così sin dall’origine dell’Universo. E’ continua e lo è in tutti gli elementi che si combinano pure continuamente; la mia Arte cerca di azzeccare questo stesso sistema, usandolo coscientemente”.

Stesso sistema per i colori?

“Da una parte il giallo, da una parte il verde, al centro il blu. Quando si incontrano ecco il terzo elemento, e un’armonia tra i due diversi colori. Connessioni… Stesso sistema, sì…”

Così per gli esseri umani…

“Esattamente. Ogni individuo è un essere che non vive solo, ma connesso con gli altri. Io sono uno ma contengo in qualche modo anche gli altri.

Mi spiego: io sono io, tu sei tu, siamo due, ma in questo confronto, in questo parlare, nell’incontro, ecco che nasce un terzo elemento, la creazione di qualcosa di nuovo che ci contiene.

In sintesi, questo è il movimento dell’universo…

Queste combinazioni di colori, questi riflessi che io ovviamente semplifico nelle opere, rispondono a questo principio”.

Però, la storia e la cronaca ce lo mostrano in modo impietoso, così anche la quotidianità: spesso l’incontro tra due diverse entità – persone, gruppi, ideologie, Paesi etc. – crea non armonia, non connessione ma scontro, contrapposizioni, quando sarebbe auspicabile una giustapposizione, una terza via, diciamo…

“È verissimo questo che dici. La dualità produce anche il mostro, che si combina con una forza che sovrasta e tende a vincere.

Allora bisogna mettere il mostruoso da una parte, la virtù dall’altra e trovare al centro una combinazione che possa convivere, coesistere, in maniera pacifica, positiva.

Non puoi rimuovere il mostro ma non si può nemmeno eliminare la virtù – per fortuna! – quindi i due poli devono trovare un terzo luogo per l’equilibrio e l’armonia…”

È la storia della civiltà, questa… e il suo Terzo paradiso nasce anche da ciò…

“Eh sì… La nostra civiltà, che è cresciuta così – con un mostruoso che ha vinto molto più spesso – secondo me può e deve trovare quel terzo spazio, luogo, cerchio, dove l’incontro generi tale pacificazione e bilanciamento”

Mi pare lei ponga al centro la questione del rispetto: della vita, delle diversità, e dell’ambiente, temi che sono analizzati attraverso le sue opere, giusto?

“Giusto! Vede, io nella mia esistenza, direi sin da bambino, ho vissuto tante esperienze, anche molto tragiche, rispetto alle quali non avevo alcuna capacità d’intervento.

Ho vissuto la guerra, la fuga dalle bombe, il conflitto Fascismo – Antifascismo, l’atomica, poi quello tra Est ed Ovest, Stati Uniti, Occidente e Russia e, insomma, sto vivendo ancora oggi la sorpresa sgomenta che si ripetano le stesse cose ancora oggi.

Penso quindi che sia necessario che si prendano delle iniziative che educhino a una nuova visione del mondo: non basta dire io sono con questo o con quello, si tratta di cambiare le fondamenta del pensiero!”

La sua mostra, a Palazzo Reale di Milano, da poco conclusasi (23 marzo – 4 giugno 2023), non a caso era titolata La Pace Preventiva: una sorta di labirinto da percorrere (una grande installazione risultato del progressivo srotolarsi dei cartoni ondulati disposti sull’intera superficie dello spazio espositivo, dove sono raccolti alcuni dei più significativi lavori realizzati da Michelangelo Pistoletto nel corso della sua attività) per fare esperienza anche di questo concetto?

“Oh sì. La mostra era allestita in una sala storica, delle Cariatidi, dove Picasso portò il suo Guernica (n.d.R.: nel settembre 1953 Picasso espose quell’opera in un Palazzo Reale ancora danneggiato dalle bombe) denuncia della guerra e delle sue barbarie.

Ebbene, la mia Pace Preventiva è una dichiarazione, partendo dal concetto espresso da Bush di Guerra Preventiva[2], che con Blair https://ilmanifesto.it/blair-bugiardo-di-guerra avevano applicato all’Iraq. Per me è una cosa mostruosa: la guerra è sempre stata l’unica capacità di far muovere il pensiero, le cose, per l’economia, per la società; e la pace cosa era se non la fine di una guerra? (…).

Siamo tornati a dei punti insostenibili… (…) e la pace preventiva serve per impedire la vittoria di un sistema, che un contrasto tra due elementi prenda il sopravvento ma che, invece, abbiano il sopravvento l’equilibrio e l’armonia. Questa è la (nuova) scuola che dobbiamo sviluppare!”

In quest’ottica, l’insegnamento, la divulgazione, ad esempio proprio la Scuola, a partire dai più piccoli, dai bambini, hanno un grande peso e responsabilità. Pistoletto lo ha molto chiaro:

“L’educazione ha proprio bisogno di questa forma. Ai bambini si insegnano tante materie, ciò che l’umanità conosce, ebbene: si deve insegnare anche questo! La conoscenza sempre sensibile e creativa”.

Il nostro sistema educativo – per restare in Italia – non è, però, più così evoluto o, diciamo, empatico, e questo che Pistoletto ha sin qui detto, sacrosanto, non è però così semplice da accogliere o proporre…

“Ma in fondo è facile.

I bambini capiscono subito che possono giocare con la vita (…).

Per esempio, io sono stato a Coverciano e ho incontrato la squadra italiana[1], e ho detto loro: «Voi avete una responsabilità straordinaria, perché il pallone sta al centro del campo così come nel disegno trinamico (n.d.R.: del Terzo Paradiso). Da una parte c’è una squadra, dall’altra una seconda squadra e nel mezzo il pallone (…) e nulla è predeterminato (…), c’è solo la volontà, la forza, la capacità e l’intelligenza di ciascuna delle due parti di far muovere il caso (N.d.R.: il pallone)».

In passato, nell’antica Roma, la messa in gioco era la vita umana, panem et circenses, c’era la lotta diretta tra gladiatori e uno doveva morire… Ecco: la sfera del pallone è una messa in gioco che salva la vita umana.

Se c’era quel gioco così tragico è perché questo gioco del rapporto interumano è indispensabile, solo che adesso siamo arrivati sempre di più a capire che dobbiamo civilizzare il sistema e renderlo inoffensivo. Nel gioco del calcio l’altro non è il nemico da abbattere ma l’amico necessario al gioco della vita. I bambini capiscono tutto… (…)”.

A questo punto chiediamo per quale squadra tifa…

“Io non ho mai avuto una squadra preferita. Sono interessato alla partita, non alla squadra. Io sono un po’ particolare: non mi sono mai interessato al calcio.

Da bambino giocavamo a calcio – con una sfera fatta di giornali e legata con cordino – ma per divertirci, ma io non valevo niente… non era affar mio; so che avrei dovuto impegnarmi in quella cosa lì ma… ma meglio l’arte!”

Info mostra: Michelangelo Pistoletto Color and Light. The Lastest Works

  • fino al 2 settembre 2023 – dal martedì al sabato 11.00 – 19.00
  • Galleria Continua, sede di Roma – The St. Regis Rome – Via Vittorio Emanuele Orlando, 3
  • Telefono Info +39 0647091

 

 

Note

2.  La Preemptive War fu espressa dall’allora Presidente U.S.A. George W. Bush, nella sua più che controversa dottrina dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e  ufficializzata nei documenti della Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti del settembre 2002, giustificando la guerra in Afghanistan e fornendo il pretesto politico per la guerra d’Iraq. Si veda > qui

1.  Il 12 giugno il Centro Tecnico Federale di Coverciano, un quartiere della zona est di Firenze e sede della Nazionale Italiana, ha aperto all’arte contemporanea e ai suoi protagonisti con il progetto Arte e Calcio: contaminiAMOci, con l’esposizione di opere e istallazioni di vari artisti contemporanei negli spazi comuni, della Casa delle Nazionali e del Museo del Calcio e in collaborazione con l’Associazione Zerinthia.

Pistoletto è stato il primo ad esporre con installazioni e opere sul tema del gioco del calcio la cui opera portante è un Terzo Paradiso come Formula della Creazione dedicato ad hoc e dal titolo Il Calcio nella Formula della Creazione (in mostra fino a dicembre 2023).

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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