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Per un attimo. Lo Still Life interpretato nell’arte contemporanea

di Barbara Martusciello

Risulta quanto mai feconda l’asserzione di Jean-Luc Nancy secondo cui «l’immagine non è la cosa, ma il suo passaggio» (citazione tratta dal saggio Immagine e violenza, incluso nella raccolta Tre saggi sull’immagine). Con tale formula – che echeggiava continuamente durante l’opening della collettiva a tema Per un attimo / Still Life, curata da Melania Rossi a Label201 di Roma – il filosofo francese evidenzia come l’immagine non si configuri ovviamente come la cosa rappresentata (essa non è una pipa, come ci mostra nel 1929 in Ceci n’est pas une pipe René Magritte, e ci dice nel saggio La trahison des images / Il tradimento delle immagini); ma nemmeno come semplice copia o raddoppiamento mimetico del reale; al contrario, pur custodendone una traccia, essa si fa espressione di un’intensità, di una soglia e di un movimento che rinvia costitutivamente a un altrove.

immagine per Beatrice Pediconi, Lotus flowers at sunset (dettaglio), 2025, emulsione di Polaroid su carta da acquerello
Beatrice Pediconi, Lotus flowers at sunset (dettaglio), 2025, emulsione di Polaroid su carta da acquerello
immagine per FLOVVER, site specific -dalla mostra collettiva Per un attimo - Still Life 2026 05 16 Label 201 -ph. Barbara Martusciello
FLOVVER, site specific – dalla mostra collettiva Per un attimo – Still Life 2026 05 16 Label 201 -ph. Barbara Martusciello

La Natura Morta di origine barocca incarna programmaticamente questo statuto teorico. Lungi dall’essere una sterile esibizione di virtuosismo descrittivo o una sottomissione passiva al dato naturale, il genere del still life secentesco, si costituisce precisamente come soglia e transito.

Negli elementi tipici di queste composizioni — la frutta matura che reca i segni dell’incipiente putrefazione, i fiori recisi, gli strumenti musicali silenti o i teschi — l’oggetto non è mai chiuso nella sua pura presenza materiale.

Al contrario, esso è colto nel momento esatto del suo mutamento: è la rappresentazione del tempo che scorre, un’epifania della transitorietà e della Vanitas. La precisione lenticolare con cui il pittore barocco indaga la superficie delle cose non serve a eternarle, bensì a mostrarne la fragilità ontologica.

L’oggetto, gli oggetti, la natura, soprattutto, sono quindi sottratti alla loro quotidianità per proiettare lo spettatore verso un altrove semantico, oscillante tra il monito morale, la meditazione metafisica sulla morte e la celebrazione della vibrante, seppur effimera, bellezza del visibile.

Nell’Arte Contemporanea questa tensione e questa duplicità si complicano parecchio, prendendo vie ardite e libere e caricandosi anche dell’attualità, almeno in questa mostra, che vede cimentarsi José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini, Beatrice Pediconi e Saverio Tonoli, e con un’installazione botanica di FLOVVERS; ognuno con i propri linguaggi, materie, tecnica e poetica differenti, gli autori si interfacciano con i soggetti riconoscibili e affini del mondo floreale e naturale dentro la lente dello Still Life, appunto.

Siamo oltre i meccanismi che dispiegano referente, significante e significato. Ma anche al di là o al di qua della Natura Morta di derivazione barocca, che semmai qui si palesa con più articolazioni e autonomia: è momento congelato, linea di demarcazione assai sottile tra un prima e un dopo, tra un sopra e un sotto, tra qualcosa che si forma o che si sta disgregando, che fiorisce oppure sfiorisce, creazione e distruzione… e così via.

Questa sempiterna duplicità che la Natura Morta reca in sé, sia allegoricamente, sia immaginificamente, sia realisticamente, palesa in ogni caso una porzione di vita esternata e resa temporaneamente esemplare e immortale, difesa dalla caducità che parrebbe oggi più che mai una pratica necessaria contro il logorio dominante e sempre più perturbante comprensivo di “disgregazione” anche della “realtà d’oggi”, come sottolinea la curatrice. Che prosegue:

“L’oggetto qui non è una presenza neutra, ma un campo di relazioni, forze e possibilità.
Si tratta di un libero omaggio ad un’arte che ancora oggi continua a interrogare il nostro rapporto con la materia, con il tempo e con l’instabilità del reale”.

 Immancabilmente, guardiamo alle opere e poi guardiamo fuori, al mondo oscuro e terribile che è tornato a mordere nella sua drammaticità e questo inevitabile raffronto carica sulle spalle dell’Arte un certo rispecchiamento che essa non ha cercato, non ha voluto – non è certo reportagistica o didascalica – eppure trovandovisi invischiata. Eppure ciò non ne distorce il senso.

“L’esposizione attiva allora uno slittamento: da genere a condizione.
La sospensione temporale non è solo tema, ma struttura.
Un’interruzione del flusso che non immobilizza ma intensifica”.

Informazioni: Per un attimo / Still Life. José Angelino, Chiara Bettazzi, Krizia Galfo, Emiliano Maggi, Guglielmo Maggini, Beatrice Pediconi, Saverio Tonoli.

  • A cura di Melania Rossi
  • Dal 16 maggio al 5 giugno 2026
  • Label201– via Portuense 201, Roma

 

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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