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Jr, chi è il photograffeur della nuova ferita a Palazzo Farnese a Roma. Punto di fuga e Art System

di Barbara Martusciello

Ho la più grande galleria d’arte immaginabile: i muri del mondo intero”.

Questa è una delle affermazione di JR, il noto artista street francese (al secolo, Jean René, Parigi, 1983), che è tornato in Italia per realizzare un’altra delle sue poderose opere figurative: dopo Palazzo Strozzi, a Firenze, con cui ha interagito creando la grande Ferita, è la volta di un nuovo site specific, stavolta a Palazzo Farnese, a Roma, e titolato Punto di Fuga.

Lo storico e meraviglioso palazzo, che vede la firma di ben quattro grandi architetti e artisti (Antonio da Sangallo il Giovane, per incarico del cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III; poi Michelangelo; quindi Jacopo Barozzi da Vignola, cioè il Vignola, e infine Giacomo Della Porta), e dal 1936 è concesso al governo francese, che ha qui la sede della propria Ambasciata nel nostro paese, necessita di un ampio restauro, che si dovrebbe concludere nel 2025.

La sua facciata, che sarebbe stata celata alla vista del pubblico da impalcature e teli per effettuare i lavori, accoglierà, invece, a rotazione. opera di artisti contemporanei.

Si inizia da Jr che ha dato vita ad uno dei suoi trompe-l’oeil muralistici: per la verità, il suo non è un murale, seppur sembri tale, perché è attuato come una specie di collage fotografico su grandi teli plastici, tirati su e addossati al prospetto del palazzo, tra l’altro su più piani ottici reali, come una quinta scenografica, teatraleggiante.

Il lavoro è monumentale, come nella prassi di questo artista (che si può approfondire anche tramite il suo documentario Paper & Glue); ed è in bianco e nero, per marcare la differenza con la struttura architettonica ed accentuare un effetto fumettistico o, meglio ancora, da disegno, o fotografico: lui, non a caso, è anche Fotografo.

 

Con questa scelta cromatica e stilistica accentua, insomma, una distanza dal realismo. Il gioco illusionistico, ad effetto tridimensionale, baroccheggiante nell’artificio, crea un’apparizione improvvisa, spiazzante, che riversa il suo punto di vista verso la piazza, l’aperto, il nostro sguardo, nel tempo della visione dell’installazione che via via rivela l’inganno percettivo.

Idealmente, egli sfonda muri e prospettive e connette interno ed esterno, forgiando, quindi, una realtà visionaria e alternativa, che propone un altro punto di osservazione (che vorrebbe e dovrebbe essere problematico) sulle cose, sul mondo, ingenerando interrogativi, riflessioni: quando questa alternativa poetico-visiva è anche più smaccatamente politica e sociale, è la sua migliore. Qui a Palazzo Farnese meno…

Ma lo era quando ha esordito, tra il 2004 e il 2006, con Portrait of a Generation (enormi ritratti di teppisti delle banlieu e delle aree suburbane affissi nei quartieri borghesi di Parigi); e nel 2007, quando, con Marc Berrebi, realizza Face2Face in Medio Oriente, o come nel tour Women Are Heroes nel 2008, o per spazi al confine tra Stati Uniti e Messico, oppure nelle favelas di Rio de Janeiro; come nell’operazione d’arte partecipata Inside Out Project.
Come nel caso del cortometraggio Ellis, con Robert De Niro, sulle comunità di emigrati; o come nel 2018, nel road movie Visages, Villages, un viaggio con Agnès Varda; come in Omelia contadina, comprendendo anche processioni (Castel San Giorgio e Onano, altopiano dell’Alfina, in Italia, 2019, portata a Venezia nel 2020, e a San Gimignano nel 2020, in occasione della mostra presentata alla Galleria Continua -settembre 2020-luglio 2021, e sul Darling River a Baaka in Australia); e come negli Stati Uniti, in una prigione di massima sicurezza della California, su cui sta attualmente lavorando.
In ogni caso, egli prova ad apre due mondi, e a connetterli; nel caso di Firenze e Roma, mette in muta comunicazione mondo e realtà veri e quelli fantasmatici e fantasmagorici, quel che c’è lì e ora (che contiene anche un patrimonio inattuale, come nel caso di Palazzi museali e storici) e quello della creatività, dando luogo a un ipotetico passaggio (e paesaggio), da intendersi, anche a Palazzo Farnese, come ferita. 
Qui fa emergere, ad esempio, il famoso Ercole detto Farnese, scultura ellenistica in marmo, copia del bronzo di Lisippo, attualmente al MAN di Napoli ma rinvenuta alle Terme di Caracalla a Roma alla metà del ‘500 e a lungo conservata proprio a Palazzo Farnese.

A Palazzo Strozzi rifletteva sulle chiusure dei musei a causa della pandemia e per decisioni governative, quindi sull’impossibilità di fruire dei beni culturali patrimonio di tutti, qui sull’impossibilità di fruire in loco di un’opera spostata altrove (forse per antica e mai sopita polemica tra istituzioni e città) e di ammirare, seppur temporaneamente, di un’architettura sentita di comune appartenenza…

Tramite i soggetti raffigurati di volta in volta e l’impianto compositivo, avvicina storia e storie, memoria, identità, arte di epoche, culture e percorsi apparentemente lontani, suggerendo il pericolo della dimenticanza e il rischio del disconoscimento del fatto che la vita, le esperienze, gli accadimenti e la creatività umana sono… continuità…
Il  photograffeur – neologismo da lui coniato per qualificarsi artisticamente – non è più un anonimo attivista on the road e ha lavorato con, o è rappresentato ormai da, importanti gallerie (tra queste: Galerie Perrotin, Galleria Continua, e Paci Gallery, Simon Studer Art, Danysz Gallery, Nara Roesler; Saatchi Gallery, dove è in corso sino al 3 ottobre 2021 JR: Chronicles, la più grande mostra museale mai realizzata a Londra dell’artista francese): ciò non toglie nulla all’autenticità del suo procedere, all’efficacia e qualità delle sue opere ma forse… un po’ di quell’originalità sorprendente, di complessità, e di quel romantico, avventuroso carattere alla sua arte sì. This is the Art System, bellezza…!
JR, Iside Out Poject – uno step
immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

2 risposte

  1. Barbara Martusciello, concordo in toto con la tua analisi…in positivo e negativo, compreso il giudizio sulla maggiore intensità di JR nei suoi interventi “sociali”…A presto…a parlarne dal vivo…Anna Cochetti

  2. Barbara Martusciello ti ringrazio per questa intensa riflessione su JR e la sua creativa riflessione rispetto ai vari interventi sociali che gli dobbiamo. L’intervento sul Palazzo Farnese mi lascia perplessa ma il tuo testo allarga possibili pensieri. Grande il tuo saggio su Ferragosto. Proprio sta mattina cercavo di spiegare ad una ragazza straniera la storia e il significato del Ferragosto.! Bastava leggerti e guardare le immagini! Grazie

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