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Joachim Lenz. Il beneficio del dubbio o della commedia umana ma non troppo.

di Barbara Martusciello

La figurazione di Joachim Lenz (tedesco classe 1981, si è formato all’Akademie der Bildenden Künste di Monaco con Sean Scully e Günther Förg; attualmente vive e lavora a Berlino, Germania) è costruita disponendo colore e materia pittorica in modo tradizionale ma decisamente poco liccato, mettendo al centro oggetti con una resa che solo a una prima impressione può apparire spontanea perché invece tutto risulta calibratissimo: in questa espressività sgarbata c’è persino una qualche eleganza e un’aria silente.

I soggetti dominano all’interno del quadro, lo sfondo li contiene quel tanto necessario: sembra si possano agguantare: hanno, insomma, una vita propria – ma solo nel campo dell’arte – e una loro concretezza pur nell’incongruenza della scena che animano.

Sono entità riconoscibili ma ambientate e trasformate in un modo inconsueto, imprevedibile, quasi a evocare un mondo paradossale seppure plausibile, irreale ma a suo modo credibile, ironico eppure serissimo… e se invertiamo qui la progressione del rapporto tra questi aggettivi, è un po’ come guardare il mondo esterno, il nostro, con l’esclusiva certezza di una sua deriva oscura e autolesionista.

L’artista, con caustica lucidità pare indicarcelo proprio attraverso questi suoi temi non proprio edificanti e certamente alquanto surreali, grotteschi, quindi portatori di interrogativi e diversi punti di vista sulla realtà: mani intrecciate in modo serrato, fino a creare Ziggurat o torri di Babele antropomorfizzate, piedi e gambe solitariamente al centro della raffigurazione, tronchi d’albero umanizzati che fumano, bucce di banana, talvolta anch’esse fumanti, libri sciupati da mozziconi spenti… in altre occasioni (e mostre) palloncini, qualche ragazzino o ragazzina…

Disturbanti e allo stesso tempo canzonatori, questi soggetti e la loro restituzione pittorica si manifestano come elementi della commedia umana, o incolpevole risultato della società dei consumi e dello spreco, autodistruttiva e talmente illogica che nemmeno la rappresentazione più assurda potrà mai eguagliare.

Contestualmente, sono strettamente questione linguistica che attiene all’arte e a una lunga, articolata storia della ritrattistica e dello Still Life. È questa doppia natura a rendere le opere di Lenz convincenti, mature, uniche e, certamente, estranee alla cosmetica, con una loro forte, peculiare bellezza.

Già apprezzata in recenti Art Fair negli stand della romana Matèria, la produzione di Joachim Lenz è ora visibile nella sede della galleria di Via dei Latini 27 in una rigorosa, calibratissima personale, la prima nella Capitale. The benefit of doubt, questo il titolo della mostra, a cura di Akiko Bernhöft e fortemente voluta dai galleristi Niccolò Fano e Rossana Esposito, è in corso fino al 12 luglio 2024.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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