La ceramica è arte. Sdoganata da Futurismo e Bauhaus: anche la Galleria d’Arte Moderna di Roma la celebra

Possiamo, o non è pleonastico, insistere ancora sulla necessità di legittimazione della ceramica (http://it.wikipedia.org/wiki/Ceramica) come elemento e linguaggio ad Arte e dell’Arte? E’ fattibile guardarla andando oltre i manufatti antichi, l’idea di artigianalità, il maiolicato decorativo del Chiostro del napoletano nel Monastero di Santa Chiara o della moschea afghana di Herat, e guardando più avanti dei della Robbia?

Ovviamente sì, tanto è vero che anche la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma si aprirà alla scultura ceramica proponendo un’ampia panoramica di quella italiana dagli anni ’50 ad oggi. Con la parzialità inevitabile di ogni selezione e delle scelte critiche, specialmente se obbligate da budget non proprio faraonico.

Dopo il circoscritto approfondimento della BACC, la Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea alla sua seconda prova, e la cui edizione 2014 si è vista in mostra, recentemente – titolata La Ceramica Altrove –  alle Scuderie Aldobrandini di Frascati (a cura di un’infaticabile Jasmine Pignatelli, che ha radunato artisti quali Gianni Asdrubali, Lucilla Catania, Giuseppe Ducrot, Andrea Fogli, Iginio Iurilli, Felice Levini, Oliviero Rainaldi, Michele Giangrande, Davide Monaldi, Claudia Giannuli, Sabine Pagliarulo, Bianca Susy Piva, Tiziana Rivoni e Mara van Wees), e l’ottimo lavoro del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (si veda la recente, imponente mostra La ceramica che cambia, chiusa a febbraio 2015 –http://www.micfaenza.org/it/mostre/309-la-ceramica-che-cambia.php –  simile, nelle tesi e conclusioni, a questa romana), ebbene: la ceramica è ancora un materiale per certi aspetti considerato da “arte applicata”, quindi “minore”?

Sappiamo che essa ha impegnato firme notevoli, che hanno prodotto straordinari esempi di maestria e di grandezza poetica che ha visto l’Italia eccellere. Anche solo nella produzione eterogenea del Futurismo potremmo pescare a piene mani artisti per una grande kermesse espositiva sul tema; moltissimi dei suoi protagonisti, anche minori, hanno creato opere originali, per nulla secondarie anche grazie al supporto della faentina bottega Gatti (Riccardo Gatti è imprescindibile presenza, giustamente ricordata anche nel 2010: http://www.micfaenza.org/it/mostre/79-futurismo-coi-baffi.php); pensiamo ad altre collaborazioni strette, come quelle tra artisti e la Richard-Ginori (con la quale si interfacciò anche Cambellotti  e per la quale Gio Ponti lavorò come direttore artistico dal 1923-1930) o la manifattura Lenci (che produsse per Elena König Scavini, moglie di Enrico Scavini  che nell’aprile 1919 aprì l’attività, e per l’encomiabile Mario Sturani, per il celebre Marcello Dudovich, per Gigi Chessa, Otto Maraini, Renata Ponti, Luigi Santi, Felice Tosalli e altri).

E che dire della collaborazione di Corrado Cagli che, con Dante Baldelli, innova le Ceramiche Rometti di Umbertide?

All’estero, sperimentarono la ceramica persino i costuttivisti e i suprematisti russi (El Lissitzky, Kasimir Malevich), e Bauhaus rese artistici i più popolari oggettistica in ceramica (moltissimo si deve a  Otto Lindig, insegnante della scuola e poi nelle manifatture della città della ceramica tedesca: Karlsruhe); se Sebastian Echaurren Matta porta la ceramica a incontrare e a formalizzare l’originario, con sardonica, ludica plasticità, sarà Pablo Picasso a giocare più di ognuno, palesando la sua inarrestabile verve creativa – dal 1945 appoggiato presso i Ramié alla manifattura Madoura a Vallauris  –  in piatti decorati, vasellame e brocche dalle forme più ardite; giocosità che, diversamente, impegnò anche Baj e che altri, dopo, renderanno divertissement serio e mai serioso (Bertozzi& Casoni).

L’arte si avvicina alle imprese imprenditoriali, abbiamo visto, e lo fa anche nel campo dei trasporti: agli architetti Gio Ponti – già pratico dell’arte della ceramica, abbiamo detto – e Nino Zoncada fu chiesto di progettare gli interni della prima classe del transatlantico Conte Grande, imbarcazione che collegherà l’Italia con il Sud d’America. Siamo nel 1950 e generosamente, nonché lucidamente, il poliedrico milanese intuisce quale occasione sia, quella, per esportare e  promuovere l’arte italiana nel mondo: contatta. pertanto, anche Lucio Fontana, che dà quattro bassorilievi di rara potenza espressiva.

Più recente è lo sdoganamento della ceramica da parte di Luigi Ontani, di Pablo Echaurren, che da molti anni attesta la vivacità artistica proprio della ceramica collaborando, non a caso, con la bottega Gatti; pensiamo a Giosetta Fiorni e ai suoi teatrini, a Marco Cecioni, che porta la sua ceramica di Vietri all’estero, specialmente nei Paesi Nordici, e produce nell’atelier di Enzo Santoriello (dove sono usciti capolavori di Enzo Cucchi, Lucio Del Pezzo, Barbara Radice, Ettore Sotsass, Ugo Marano, Miquel Barcelò); poi ci sono le cosmografie di Fiorella Corsi, la poderosa presenza di Giuseppe Ducrot (una sua mostra è curata da Achille Bonito Oliva al MACRO Testaccio-Roma in corso sino al 10 maggio 2015); e  Riccardo Monachesi, reduce da una poderosa personale tutta di grandi opere in ceramica al Museo delle Mura a Roma; il citato Enzo Cucchi; i dormienti di Mimmo Paladino; il corpo a corpo con la (poli)materia di Giacinto Cerone; la produzione di molti scultori realisti abili nel togliere la polvere alla classica statuaria, al monumentalismo realistico e alla figurazione di poca complessità (Giuliano Vangi mi perdonerà) per farla parlare una lingua più attuale e viva (Tip Toland, Patti Warashina).

Altri si sono chiesti se si possa Cambiare il mondo con un vaso di fiori (Esposizione itinerante della IV Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea: Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogliapproda, 2010-2011; Mudac di Losana, 2011) e all’interrogativo hanno cercato di rispondere – sempre con la ceramica – Simone Berti, Alessandro Biamonti, Andrea Branzi, Linde Burkhardt, Fernando e Humberto Campana, Lorenzo Damiani, Paolo Deganello, Florence Doléac, Marco Ferreri, Alberto Garutti, Alexis Georgacopoulos, Martì Guixé, Pekka Harni, Corrado Levi, Hugo Meert, Alessandro Mendini, Donata Paruccini, Michelangelo Pistoletto, Adrien Rovero, Denis Santachiara, Paolo Ulian, Vedovamazzei, Alberto Viola, Luca Vitone 

Ora è la volta dell’istituzione nazionale a Roma che dall’11 marzo approfondirà il tema e il campo grazie a ben sessanta artisti che raccontano – con 3 opere ciascuno – la Scultura Ceramica Contemporanea in Italia: con questo titolo eloquente Mariastella Margozzi e Nino Caruso – curatori del progetto – hanno selezionato autori di tre diverse generazioni per fare il punto su una ricerca che basa il suo linguaggio anche molto sulla tecnica e sul materiale adoperato e sulla sperimentazione per trarne sempre nuove potenzialità espressive.

Gli artisti selezionati per la mostra sono: Attilio Antibo, Federico Bonaldi, Riccardo Biaviati, Nicola Boccini, Luigi Belli, Lee Babel, Carlos Carlè, Salvatore Cipolla, Pino Castagna, Eraldo Chiucchiù, Elettra Cipriani, Claudio Cipolletti, Silvia Celeste Calcagno, Antonella Cimatti, Tonina Cecchetti, Andrea Caruso, Giorgio Crisafi, Claudio Cheng, Guido de Zan, Fabrizio Dusi, Mirko de Nicolò, Yvonne Ekman, Candido Fior, Marino Ficola, Marco Ferri, Nedda Guidi, Emidio Galassi, Antonio Grieco, Goffredo Gaeta, Luigi Gismondo, Alfredo Gioventù, Annalisa Guerri, Alfonso Leoni, Adriano Leverone, Massimo Luccioli, Giuseppe Lucietti, Luciano Laghi, Salvatore Meli, Riccardo Monachesi, Guido Mariani, Alberto Mingotti, Rita Miranda, Simone Negri, Cristiano di Robilant, Pompeo Pianezzola, Jasmine Pignatelli, Fiorenza Pancino, Martha Pachon Rodriguez, Paolo Porelli, Luigi Pero, Graziano Pompili, Aldo Rontini, Enrico Stropparo, Giancarlo Sciannella, Ivo Sassi, Gabriella Sacchi, SPROUT (Denis Imberti e Stefano Tasca), Alessio Tasca, Panos Tsolakos, Nanni Valentini, Cristiana Vignatelli Bruni, Carlo Zauli oltre che il co-curatore Nino Caruso. 

In Italia, nell’arco di alcune generazioni, moltissimi autori si sono formati alla scuola di Leoncillo Leonardi, tenendo conto – e come poteva essere diversamente? –  degli insegnamenti di Lucio Fontana, Fausto Melotti e di quell’Arturo Martini di cui spesso si dimentica il contributo alla rivalutazione della ceramica, che ebbe un qualche ascendente nelle sue grandi sculture anni ’20 che, viceversa, considerarono proprio la produzione in ceramica.

Da questi artisti, che hanno dato lustro a un genere considerato, come abbiamo rilevato, secondario, il nostro materiale e la sua grammatica sono stati elevati a complessità scultorea pari a quanto più comunemente adottato dall’Arte. E’ questa l’eredità che si è trasmessa alle generazioni successive, che hanno portato a loro volta un proprio contributo via via più attuale anche grazie alle piccole innovazioni che l’industria legata a questo materiale ha reso possibile.

Interessante, come sempre, la comparazione tra artisti più giovani e maestri: prova della vitalità di una tradizione antichissima che si rinnova continuamente. La contemporaneità si sostanzia grazie a quel che di migliore è stato prodotto ieri, e ieri può rivelarsi sempre attuale. Del resto, non è forse vero che noi siamo quel che altri prima di noi? Tanto che Eleanore Maguire, nel suo studio con l’University College di Londra ha dimostrato che chi soffre di amnesia non solo dimentica il passato, ma di conseguenza non riesce nemmeno a immaginare il futuro: segno di una consistente, tangibile, strettissima connessione tra le due dimensioni del tempo cronologico. Questo studio dovrebbe essere ricordato nelle Scuole e nelle Accademie, affisso nelle bacheche a vista in ogni Ministero, specialmente di quello dei Beni Culturali, e premessa imprescindibile prima di ogni Spending Review. Pensate un po’ sino dove siamo giunti, parlando di… ceramica…

Info mostra alla GNAM _ Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Viale delle Belle Arti, 131 Roma): Scultura Ceramica Contemporanea in Italia – A cura di: Mariastella Margozzi e Nino Caruso (11 marzo – 7 giugno 2015). Contributi critici: dei curatori; e di Luciano Marziano, Claudia Casali, Stefania Petrillo, Daniela Fonti, Giuliana Ericani

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è stata titolare di moduli didattici di Storia delle Arti Visive (Scuola Romana di Fotografia; Istituto Superiore di Fotografia e Comuniczione Integrata; Università del Design Istituto Quasar; etc.). E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master (Istituto Europo del Designa; Università Europea), Giornate di Studio (Università di Roma La Sapienza; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi: per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile" Keidos, Roma, 2018; "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Ha collaborato e collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet; Roma on the Road), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents. Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, ha avuto incarico nel MUSAP-Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui ha seguito l'area dell'Arte Visiva Contemporanea e ha curato mostre tra cui "Arazzeria Pennese-La contemporaneità del basso liccio", con importanti artisti contemporanei, MACRO, Roma, 2017. Responsabile del settore Arti Visive allo spazio polifunzionale e StartUp Howtan Space Roma per il quale cura serie di mostre fotografiche, ha recentemente curato una prima mostra con cui ha inaugurato per la prima volta in assoluto la sala espositiva della magnifica Stazione FI Napoli Afragola di Zaha Hadid.
E' Cofondatrice e Editor-in-Chief del webmagazine "artapartofcult(ure)"

2 commenti

clicca qui per inviare un commento