Chi c’è dietro il nik name Eva Hide e quale ricerca ci mostra da ADA

È da non perdere la personale di Eva Hide, Kammerspielche ci presenta un duo di artisti pugliesi che ha coniato un nome di (evidentemente apparente) copertura per proporsi al mondo dell’Arte.

La scelta è caduta su un’identità al femminile, e già questa ci sembra una mossa eloquente, di questi tempi (vi ricordate, molti anni fa, Greta Frau?). Così, ecco Leonardo Moscogiuri e Mario Suglia, entrambi di Laterza, cervelli e talenti in fuga, come tanti – vivono e lavorano a Londra -, che però possiamo apprezzare facilmente anche nel nostro Paese in questo periodo: nella giovane galleria ADA a Roma.

La mostra consta di una selezione di 25 piccole sculture in maiolica dipinta, realizzate tra il 2018 e il 2019, in cui si riassume una parte della ricerca degli artisti, volta alla considerazione dell’esistenza di un legame indissolubile tra sessualità e morte, tra solitudine e diversità; tutto è narrato in ognuna delle scenette restituite dalle sculture, che – nel testo di che le presenta, di Francesco Castellani, Benveunti nel cinema di Eva Hide, 2020- sono descritte come una specie di still frames o istanti congelati di un lungo, ideale film, che definire indie non è azzardato.

Ecco, quindi, un registro da “favolaccia”, disturbante, caricaturale, a una prima impressione giocosa, invece assai corrosiva.

Scrive Castellani, della narrazione di Heva Hide, che:

“(…) ha l’ardire di raccontare, e che presenta punti di contatto, debiti e vicinanze con gli abissi onirici di Lynch (come non pensare al bambino deforme di Eraserhead o al doloroso mondo separato e discriminato del povero Joseph Merrick di The elephant man?), ma anche con la maniera oscura del Goya più disfunzionale e orrorifico dei Quadritos, e soprattutto, restando nel campo del cinema, con la pratica Espressionista, alla quale Eva Hide attinge per disposizione naturale.
La descrizione oggettiva della realtà lascia così il posto a una dimensione percettiva trasfigurata da corruzione e degradazione, perché questo è ciò che la natura umana infligge a sé stessa. In quella speciale unità di luogo che si crea nell’astrazione dal contesto della normalità, le creature più delicate dell’immaginario collettivo, gli animali domestici, i coniglietti, i bambini, i fiori e i frutti, naufragano nella tempesta delle nevrosi psichiche, delle ambiguità identitarie, delle violenze subite.”

Info

  • Sino al 13 febbraio 2021 (nel rispetto delle regole del DPCM in vigore al momento della visita in galleria)
  • ADA, Via di Tor Fiorenza 18 – 20, Roma
Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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