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Picasso e Fendi a Roma. Non solo cubismo. Ma poi la guerra e Putin

di Barbara Martusciello

Forte di una certa esperienza anche nel campo della divulgazione di settore, ho coniato da tempo uno slogan, che è diventato anche un hastag: “L’arte lo dice meglio”, #lartelodicemeglio. Con quale significato intendo tale semplificata ma efficace affermazione? In quello generalizzato che vede l’artista e la sua ricerca operare da e per una prospettiva non omologata sulla vita e sul mondo, da e per una posizione e visione che si palesa sempre contemporanea, perché si rinnova, accresce di senso, accogliendo direttamente o indirettamente anche quello del pubblico e facendo i conti con la Storia (alla quale anche l’arte che analizza se stessa in qualche misura è connessa); l’arte, insomma, attraverso il suo peculiare linguaggio, permette nuove riflessioni e concetti alternativi non conformi, mai preconcetti e quasi sempre preveggenti; e meglio di tanti discorsi, dice, insomma, anche non mirando a farlo…

Un esempio tra tutti: Pablo Picasso, anche solo citando la sua Guernica. L’opera, del giugno 1937, nacque per reazione al vigliacco e barbaro bombardamento dell’omonima cittadina basca, il 26 aprile 1937, da parte della Legione Condor con aerei tedeschi in appoggio alle truppe del generale Franco e contro il governo legittimo repubblicano di Spagna.

Questo quadro è tra i più noti e la sua immagine è tra le più raffigurate quando si vuole illustrare in modo esemplificativo la guerra e le sue conseguenze, la morte e distruzione dovute alle aggressioni terroristiche e/o militari umane. Questo dipinto, essenziale anche nella scelta di una sostanziale monocromia, e che richiama il misterioso affresco siciliano Il Trionfo e della Morte (circa 1446) – di Palazzo Sclàfani, primo ospedale pubblico della città (capolavoro poi staccato e conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo) che Guttuso ricorda quanto l’amico Picasso conoscesse e apprezzasse –, oggi torna dannatamente attuale per riassumere quello che Putin ha scatenato in Ucraina (con tutti gli annessi e connessi anche politici che qui non andiamo a trattare).

Picasso è, del resto, uno degli artisti più quotati e citati, quasi un… brand; non è quindi un caso che un suo dipinto cubista, Giovane donna, 1909, mai esposto prima in Italia, appartenente alla collezione del museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e cuore della mostra alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, Rhinoceros  a Roma stia riscuotendo così tanta attenzione mediatica e di visitatori e un grande successo. Anche perché, per un infausto caso che però non dovrebbe meravigliarci troppo – proprio in base a quella già indicata certezza che… l’Arte lo dice sempre meglio, ovviamente attraverso i propri attributi e il proprio specifico – mette insieme uno degli artisti dalla vis politica e di denuncia più celebrati e una nazione tenuta da un Presidente oggi pesantemente coinvolto in un’azione criminale (senza i “se” e i “ma” di ampie letture storico-politiche pregresse e complesse, non sempre tutte errate: ça va sans dire).

A tal proposito, è giunta una prima notizia che, proprio a causa del conflitto, delle sanzioni e del rapporto teso tra la Russia e quasi tutto il resto del mondo, le istituzioni moscovite hanno richiesto indietro tutte le opere d’arte in prestito all’estero, pertanto anche “La Fondazione Alda Fendi – Esperimenti ha ricevuto tale richiesta dalla Russia di restituire l’opera”, consentendo nel frattempo al pubblico di godere della Giovane Donna di Picasso ancora per 20 giorni. A meno di nuovi accordi internazionali…

Uno stralcio della lettera del Direttore del museo di San Pietroburgo, istituzione statale che dipende dal ministero della Cultura russo,  fa comprendere perfettamente lo stato d’animo del Direttore e immaginiamo di tante personalità del mondo dell’arte e della cultura russi in questo momento; questo il rammaricato passaggio: “Capisco perfettamente che questa decisione vi creerà grande dispiacere ed inconvenienti e spero nella vostra comprensione”. 

La partnership tra Fondazione Alda Fendi e il Museo dell’Ermitage, iniziata nel 2018 con il primo prestito, L’adolescente di Michelangelo, per la prima volta a Roma e con il secondo, nel 2019, del San Pietro e Paolo di El Greco, ha portato (ormai dovremo dire: aveva portato!) questa nuova proposta nella Capitale che, a questo punto, vi esortiamo a non perdere, avendo tempo ancora pochi giorni per farlo.

Raffaele Curi, Direttore artistico, ha allestito intorno a questo capolavoro del cubismo analitico di Picasso un progetto immersivo ed… esperienziale. Al centro c’è lei, Fernande Olivier, per quasi otto anni amante dell’artista satrapo (grande artista, apprezzato anche per il suo impegno politico, fiero antifascista e antinazista ma odioso maschilista), che qui assurge a testimonianza eccellente di un’Avanguardia artistica che palesò “la quintessenza della risoluzione concettuale di un’immagine”, come affermò Gertrude Stein, di cui diremo.

La francese Fernande, che aveva cambiato il suo vero nome e cognome – Amélie Lang – per sfuggire a un marito violento, era una modella (e scrittrice, nota per il libro di memorie sulla sua relazione con l’artista di Malaga), ebbe con Picasso una lunga, turbolenta relazione di quasi otto anni e assistette alla sua ascesa artistica e professionale, contribuendovi anche per aver posato per tanti suoi quadri importanti con ascendenze africane e già cubisti, in cui il nostro nudo di giovane donna spicca per maturità e definizione in ambito analitico.

Il quadro apparteneva a Серге́й Ива́нович Щу́кин – Sergej Ivanovič Ščukin – imprenditore in campo tessile e collezionista d’arte lungimirante, amico e mecenate di Matisse e di altri artisti a Parigi, dove la sua casa era già un piccolo museo d’avanguardia, con molte opere di Picasso e frequentazioni artistiche e intellettuali rilevanti, prima di aprire a Mosca una sua galleria pubblica e la donazione della sua collezione alla città natale. Anche la Giovane Donna sarà portata a Mosca: il titolo – come specifica Olga Leontjeva, la curatrice – attenua quello più esplicito di Nudo, perché in Russia questo tema era ancora scabroso; Ščukin lo spiegherà ricordando che “Mosca fa parte dell’Asia. E le persone in Asia non amano i nudi (…)”.

Nella mostra, assolutamente divulgativa, c’è un po’ di tutto: ci accoglie una videoproiezione che porta lo spettatore alle prove di un recente spettacolo La Templanza del Ballet Nacional de España, con la coreografia di Miguel Angel Berna, e lo accompagna poi verso Parade, il celebre balletto in un atto, capolavoro “totale” del 1917, della compagnia dei Balletti russi di Sergej Djagilev, che si avvaleva della musica di Erik Satie, del soggetto di Jean Cocteau, delle coreografie di Léonide Massine, del programma di Guillaume Apollinaire e della direzione artistica dello stesso Picasso, che disegnò anche il sipario, le scene e i costumi.

Salendo e apprezzando il lavoro dell’architetto-star  Jean Nouvel, rispettoso ma originale in modo eccellente, e favorevolmente colpiti dalla sollecitudine, competenza e cortesia di tutto il personale di galleria (non diamolo mai per scontato), troviamo una sorta di affaccio in live direct davanti al Café de Flore di boulevard Saint-Germain, ritrovo di artisti, scrittori, intellettuali, poeti, musicisti e filosofi in quella Parigi di inizio Novecento tra le città più cosmopolite e vitali dell’epoca.

Su una grande parete è allestita una grafica con riproduzioni di foto che hanno immortalato Picasso, famiglia e amici: Yves Saint Laurent, Hélene Rochas, Brigitte Bardot, Lucia Bosè; ci sono Jean-Paul Sartre, Jacques Prévert e Raf Vallone, attore italiano dai molti talenti (fu pure calciatore e giornalista), grande amico di Picasso e al quale Curi dedica un focus mirato a ricordarne la statura: anche come partigiano e originale uomo di pensiero.

In questo che possiamo definire, più che una mostra, un attraversamento teatralizzato nella vita e personalità di Pablo Picasso, c’è anche un altro ritratto, ma non in originale (che è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York) bensì riprodotto: è quello di Gertrude Stein, personalità straordinaria, generosa mecenate che Curi paragona simbolicamente ad Alda Fendi: donne unite dalla profonda passione per l’arte e dalla… Francia (la Stein, americana, visse la maggior parte della sua vita proprio nel Paese dei Lumi;  la Fendi, italiana, apprezzata in Francia con la maison di famiglia, è stata anche insignita della Legion d’Onore dal presidente Macron).

Realizzato da Picasso a Parigi tra il 1905 e il 1906, subito dopo il loro primo incontro, grazie al collezionista d’arte Henri-Pierre Roché, il ritratto celebra, con un carattere pittorico monumentaleggiante, la poetessa e scrittrice della Pennsylvania, di origine ebraica, ricca e munifica, dalle folgoranti intuizioni, dall’indubbio talento e dalle scelte anticonvenzionali che, con il fratello Leo, fu protettrice e sovvenzionatrice di tanti artisti a Parigi.

Qui, nello studio-salotto di Montparnasse, creò un cenacolo culturale tra i più vivaci del suo tempo, frequentato da scrittori come Ezra Pound e della Lost Generation statunitense (tra cui Ernest Hemingway) e da artisti, e ivi radunando una delle prime collezioni cubiste della storia (Picasso, Matisse, Derain; Braque etc.) e riempiendo ogni parete dei quadri dei bohémien ed emergenti, da Cézanne, Renoir, Toulouse-Lautrec, a Duchamp, Man Ray, Picabia… Libera e fiera, lesbica dichiarata e convivente con Alice Toklas, diventata anche per questo una delle icone femministe e LGBTQQIA+, la Stein è ricordata in questa mostra-evento come estimatrice e collezionista di Picasso (al quale dedicò un piccolo libro, pubblicato per la prima volta nel 1938, pieno di spunti critici e sagaci folgorazioni) e per questa dedizione all’arte idealmente affiancata ad Alda Fendi.

Info

  • Pablo Picasso. Giovane Donna, 1909. Dal Museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo in mostra a Roma
  • Promossa dalla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti e dal Museo Statale Ermitage e organizzata da Il Cigno GG Edizioni in collaborazione con Ermitage Italia e Villaggio Globale International
  • Testo critico di Olga Leontjeva (curatrice della pittura francese della seconda metà del XIX e del XX secolo del Museo Statale Ermitage)
  • Catalogo Il Cigno Edizioni G G Roma
  • Rhinoceros Gallery, via del Velabro 9°, Roma
  • 15 febbraio 2022 – 15 maggio 2022 – attenzione: per i motivi sopra citati, Giovane Donna, 1909 sarà visibile al pubblico sino a fine  marzo, a meno che non giungano nuovi accordi internazionali e disposizioni; la mostra in corso sarà aperta dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 24.00. Ingresso gratuito. È necessaria la prenotazione rhinocerosroma.com
  • Contatti – tel: (+39) 340.6430435
  • Ufficio Stampa: Fondazione Alda Fendi – Esperimenti – Francesco Paolo Del Re  fdprcomunicazione@gmail.com
  • Villaggio Globale International: Antonella Lacchin  lacchin@villaggio-globale.it
immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

3 risposte

  1. Ho letto questo articolo alternando gioia e tristezza, ma sono stati anche momenti di bellezza. Un’isola di cultura dove riposare cuore e cervello in questi tempi così sbagliati

  2. Come sempre una piacevole lettura, anche se sapere della restituzione rattrista perché è indice di un sistema che non presagisce nulla di buono…

  3. Bellissima opera che ho apprezzato meglio dopo aver letto l’articolo. Splendida location, quadro iconico e storia interessantissima.

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