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Fotografie e guaches al Museo Archeologico Nazionale di Napoli aprono gli archivi.

di Barbara Martusciello

Da pochi giorni, al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli si è instaurato un nuovo dialogo: tra due nuove mostre e la sezione permanente Domus dedicata alla cultura dell’abitare nell’area vesuviana.

Gli inediti percorsi aggiungono all’esperienza della fruizione una contaminazione intelligente tra memoria materiale, fonti documentarie e linguaggi artistici diversi e si pongono, come nella volontà del MANN, quale “ulteriore esito del processo di valorizzazione del patrimonio del Museo”.

Quindi affiancano i pregevolissimi capolavori antichi, le fotografie, acquerelli e documenti d’archivio conservati negli altrettanti preziosi Archivi, quello Storico e quello dei Disegni: “(…) Testimonianze che narrano storie e restituiscono la ricchezza delle prospettive con cui, nel tempo, il mondo antico è stato interpretato e raccontato”.

Massimo Osanna, il Direttore Generale Musei Italiani, così si esprime a proposito del MANN e di questi nuovi progetti:

“Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è non solo luogo di conservazione, ma anche laboratorio di ricerca: indagare i nostri archivi significa far emergere nuove chiavi di lettura, che ci aiutano a comprendere le origini del mito di Pompei e il ruolo che esso ha avuto nell’immaginario europeo. Valorizzare archivi e collezioni significa restituire ai pubblici la complessità di un patrimonio che vive attraverso molteplici forme di espressione”.

Luigi Bazzani e la casa pompeiana e 1859 – Un fotografo russo a Pompei: Gabriel Ivanovič de Rumine, in corso sino al 28 febbraio 2026, hanno avvii e storie diverse.

La prima, nelle intenzioni dei curatori, Andrea Milanese, Ruggiero Ferrajoli e Domenico Pino, nasce a seguito del restauro di diciotto acquerelli di Luigi Bazzani  (Bologna, 1836 – Roma, 1927), anche noto con lo pseudonimo di Bazzanetto, architetto, pittore e scenografo di successo, del quale l’Archivio Disegni del MANN possiede una delle raccolte più ricche insieme al Victoria&Albert Museum di Londra (che acquistò dall’artista più di cento acquerelli) e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Tra arte visiva ma anche utile testimonianza storica delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane, le opere di Bazzani del MANN ci mostrano dal Foro al Tempio di Iside, fino agli interni delle case e ai giardini.

Affiancano gli acquerelli anche una bella gouache di Giuseppe Marsigli, disegni di Pasquale Maria Veneri, fotografie antiche e bronzi ottocenteschi. In particolare, si approfondisce la Casa del Fauno, di cui Veneri ha raffigurato il tegolato antico.

“Scoperta nel 1830, la casa è sorprendente per la ricchezza e raffinatezza del suo apparato decorativo, dai pavimenti ai fregi in terracotta, dal grande mosaico della Battaglia di Isso alla statuetta in bronzo del fauno danzante, da cui il complesso prende il nome”.

Gouaches, acquerelli e foto in mostra ce ne indicano l’impianto complessivo e le pregevolissime decorazioni.

La mostra si trova nella sala XCV (95), tra l’allestimento permanente Domus e l’esposizione temporanea dedicata al fotografo e aristocratico russo Gabriel Ivanovič de Rumine.

Questa, idealmente trasporta il visitatore nel 1859 e offre “un racconto inedito, che mostra come il mito di Pompei, già al centro dell’immaginario europeo, avesse conquistato anche una disciplina allora agli esordi: la fotografia, nata solo pochi anni prima” (con l’ufficializzazione del dagherrotipo nel 1839 a Parigi).

In quella metà dell’Ottocento, Ivanovič de Rumine  (1841–1871) viaggia come fotografo al seguito del Granduca Costantino di Russia in una lunga crociera nel Mediterraneo che tocca, tra le altre mete, Palermo, Napoli, Atene e Gerusalemme.

Una sorta di Grand Tour ma con tappe altre e l’apparecchio fotografico in mano.

“Con uno speciale permesso accordato dal re Ferdinando II, de Rumine scatta una serie di vedute di Pompei, che rappresentano uno dei più antichi reportage fotografici degli scavi – certamente il primo di grande formato – realizzati quando la fotografia stessa era ancora una disciplina giovane, nata solo vent’anni prima. Consapevole dell’importanza dei suoi scatti, ne invia copie a Parigi perché siano esposte alla Société Française de Photographie, dove vengono accolte con grande interesse”.

Molte delle foto di questo autore sono nell’Archivio Scientifico dell’Istituto per la Storia della Cultura Materiale dell’Accademia Russa delle Scienze di San Pietroburgo.

Dal grande valore storico e artistico, inquadrano gli antichi monumenti dell’Italia, della Grecia e della Terra Santa; ma ventotto tra le rare immagini all’albumina di Gabriel Ivanovič de Rumine sono state a lungo dimenticate negli archivi del MANN, peraltro rimaste senza data né attribuzione, se ora – insieme ad altre fotografie storiche e a preziosi documenti – se ne può vedere per la prima volta un’ampia e finalmente filologica selezione.

Ospitata nel Salone del Plastico di Pompei, “spazio emblematico che restituisce – anche attraverso il grande modello della città – la forza evocativa e la suggestione senza tempo di Pompei”, tali fotografie, prosegue Osanna, “ci consentono di osservare il fascino esercitato da Pompei nell’immaginario europeo da una prospettiva inedita, attraverso una forma di espressione allora del tutto nuova. La riscoperta di questo fondo è il frutto di un lavoro di ricerca e di valorizzazione del ricco patrimonio del MANN, che conferma come studio e indagine documentaria siano strumenti fondamentali per ampliare la conoscenza e, con essa, la fruizione del patrimonio”.

 

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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