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Bill Viola a Roma. Icons of light evoca i misteri della vita

di Barbara Martusciello

Bill Viola torna a Roma dopo la sua grande esposizione del 2008-2009 al Palazzo delle Esposizioni; la nuova mostra, pure curata da Kira Perov, e titolata – forse un po’ banalmente – Icons of light, è in corso nella Capitale, a Palazzo Bonaparte, fino al 26 giugno 2022.

Pur mancando di trattare le primissime sperimentazioni degli anni Settanta, presenti invece nella retrospettiva del 2017 a Palazzo Strozzi e altri musei di Firenze nella corposa Rinascimento elettronico, questa ulteriore proposta espositiva convince anche per allestimento, nel buio acceso dagli stessi video, teatralizzato, atto non a una spettacolarizzazione ma a un’immersione nella sacralità e intimità dell’investigazione dell’artista; e convince anche per impianto divulgativo, rivolto a tutti e soprattutto utile alle più giovani generazioni.

Tutto emerge in un percorso che inizia nel 1977-79 con The Reflecting Pool e si chiude nel 2014 con la serie Martyrs (2014), accanto a capolavori ipnotici come Ascension (2000), celeberrimi come quelli della serie dei Water Portraits (2013) e famosissimi come quel The Greeting ispirato alla Visitazione di Pontormo.

Sappiamo, e questa retrospettiva lo ratifica, quanto Bill Viola sia uno di quei videoartisti per i quali la tecnologia, e nel suo caso il video nelle sue diverse formalizzazioni, non serva a registrare e restituire la realtà ma a manifestare, mai didascalicamente, ciò che è immateriale: quel mondo interiore che spesso è coperto da tutto l’assordante rumore di fondo.

Dunque possiamo ripercorrere anche noi, sui passi dell’artista, i suoi “viaggi intimi e spirituali” dentro concetti quali la dualità Arte e Vita, Yin e Yang, la trasformazione, la relazione tra Uomo e Natura (e questa, intesa in senso meditativo); la memoria – anche delle Storie dell’arte –, il Sacro come universale, il rapporto fra Oriente e Occidente: una complessità estetica e poetica allusiva mostrata, come è d’uopo per Viola, tramite l’uso creativo del mezzo elettronico.

La composizione dell’immagine avviene – lo specifica Valentino Catricalà nel testo in catalogo (molto ben fatto: Skira edit.) – “attraverso la costruzione di vere e proprie scene, quasi cinematografiche”, ovvero, con “ambientazioni, attori, set, disposizione delle luci, fotografia, una vera e propria regia, quindi”. Così egli ricostruisce un articolato, “visionario spazio di culto” che trae ispirazione certamente dalla tradizione storico-artistica occidentale, ma anche dagli “intrecci con la storia dell’arte orientale, evidenziata dalle sue continue citazioni dei testi di studiosi quali Ananda Kentish Coomaraswamy o Chuang-Tzu.”. Un esempio tra tutti: la presenza dell’acqua in molte sue rappresentazioni, a simboleggiare la nascita e la rinascita, per la cultura occidentale, e la purificazione” nella cultura giapponese.

Anche il corpo dei personaggi della narrazione metaforica, che dagli anni Novanta “si sviluppa sempre più all’interno di una dimensione performativa”, nella quale, quindi, “il corpo dell’attore diventa fondamentale”, comunica questa cultura e sacralità molteplice, e diventa uno specchio in cui non è difficile riconoscere qualcosa di se stessi.

Il ricorso a un certo carattere archetipico degli elementi e delle immagini, la loro dimensione allegorica, l’immersione introspettiva fatta e ingenerata, la forte carica poetica e immaginifica, l’indubbia bellezza della rappresentazione e un certo rispecchiamento rendono facile e consolatoria – soprattutto considerando l’attuale temperie storica in cui stiamo vivendo e la barbarie e oscurità che ci sta inghiottendo tutti – una connessione empatica con le opere e una quasi miracolosa riconnessione con se stessi.

Non è cosa da tutti, né impresa semplice: specialmente perché l’artista lo fa dilatando il tempo nell’opera e di conseguenza della sua fruizione; considerando il tutto e subito dominante nelle società contemporanee, la bulimia imperante e l’accelerazione imposta ad ogni assetto della vita privata e pubblica, vera e comunicata, ebbene, questo rallentamento esasperato dei suoi video, che chiede la massima attenzione per riuscire a cogliere gli impercettibili movimenti della scena, e dà modo di fare una diversa esperienza e quindi di maturare un cambiamento, ci conduce dentro una realtà alternativa: quella dell’arte.

 

Qui, nel modo specialissimo di Viola e con il suo tempo, quello in cui è possibile anche pensare, sono evocati i misteri della vita; la vera rivelazione non avviene sullo schermo ma quel che accade lì si fa, piuttosto, attivatore emozionale e arriva allo spettatore trasformandolo in astante partecipe, solidale, che scopre o riscopre quanto Bill Viola ci comunica, attraverso l’affermazione del filosofo, mistico e poeta arabo (di Taifa di Murcia), che ha ispirato tanti pensatori, religiosi e artisti sia orientali sia occidentali, Ibn ‘Arabī:

 “L’esistenza è come un viaggio infinito. Il sé è un oceano senza rive. Contemplarlo non ha inizio né fine, in questo mondo e nell’altro.”

Info mostra

  • Bill Viola. Icons of light
  • a cura di Kira Perov
  • E’ una mostra Arthemisia in collaborazione con Bill Viola Studio
  • Fino al 26 giugno 2022
  • Palazzo Bonaparte, Piazza Venezia, 5 (angolo Via del Corso), Roma
  • Generali Valore Cultura
  • Progetto di allestimento: BC Progetti di Alessandro Baldoni e Giuseppe Catania con Francesca Romana Mazzoni
  • Allestimento: Tagi 2000
  • Progetto illuminotecnico: Francesco Murano
  • Catalogo Skira
  • Uff. Stampa: Arthemisia – press@arthemsia.it; sam@arthemisia.it
immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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