Chiuse con onore e buona tenuta le Olimpiadi Milano-Cortina 2028, aperte le Paraolimpiadi (6 – 15 marzo), continuano le mostre che trattano di sport invernali e di montagna; e di “sciatori, saltatori, pattinatori sul ghiaccio e atleti sugli slittini” e altri soggetti agonistici e paesaggistici innevati che campeggiano nei circa 70 tra dipinti, disegni, grafiche e sculture di artisti internazionali nella collettiva tematica Winterspiele der Kunst: Flora, Walde und andere Champions. (Sport invernali nell’arte: Flora, Walde e altri campioni), al Palazzo Mercantile di Bolzano fino al 25 marzo.


L’esposizione trova posto nel grande salone del Museo della Camera di Commercio, una costruzione rilevante anche come dimostrazione concreta “del passato della città” che, testimoniano dall’istituzione
“è legato da sempre all’attività mercantile. Il percorso al primo piano si articola negli spazi dell’edificio, in equilibrio tra storia economica e descrizione degli ambienti, impreziositi da arredi e documenti originali, da una ricca quadreria e da raffinati oggetti d’arte applicata. Il secondo piano è destinato all’esposizione di parte dell’archivio commerciale della ditta G. A. Menz, impresa familiare tra le più importanti e rappresentative della città tra il XVIII e il XIX secolo. Infine le tre cantine medioevali sulle quali sorge il palazzo e recentemente restaurate, completano la storia della città, suggerendo immagini sulla Bolzano del XIII e XIV secolo”.
La collettiva tematica qui allocata è nata su iniziativa del Museumverein Bozen da un’idea di Stefano Consolati e Karl Kraus della Bozner Kunstauktionen, ed è stata fortemente voluta e sostenuta dall’Assessore della Regione Trentino-Alto Adige e vicepresidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano Angelo Gennaccaro.
Consiste in opere, provenienti in gran parte da collezioni private (in particolare di Michael Seeber della Leitner di Vipiteno), di “artisti cari alla nostra regione”, come spiega lo stesso Angelo Gennaccaro, che prosegue:
“In una regione come la nostra, conosciuta in tutto il mondo anche per le sue bellissime montagne, si ritroveranno sportivi e amanti dell’arte, chiamati a guardare gli sport invernali come forma, più ampia, di espressione universale: dove il corpo diventa linguaggio ed il movimento si tramuta in forma”.
Forma che gli artisti hanno concretizzato ognuno a suo modo. Qui ne vedremo alcuni esempi, più o meno filologicamente selezionati, dato che si tratta pur sempre di un fondo in massima parte di una collezione e come tale a gusto dei prestatori.
Tra le opere, quelle del sudtirolese Paul Flora (Glorenza, 29 giugno 1922 – Innsbruck, 15 maggio 2009), disegnatore, acquerellista, progettista di scenografie, celebre come illustratore, caricaturista e vignettista.
Detto “il poeta con la penna”, ha guardato a mentori illustri come Alfred Kubin, Paul Klee, Lyonel Feininger; in punta di… matita, con sottile ironia, un linguaggio volutamente ricercato e d’antan, predilezione per soggetti bizzarri (stregherie, acrobati, animali fantasiosi e corvi), propose anche il suo “contributo satirico alle Olimpiadi invernali, molto lontane dalle attuali competizioni”, ci conferma Consolati.
Infatti, con il suo proverbiale umorismo, raffigura il modo in cui – spiega Michael Seeber – “i pionieri dello sci alpino cerchino, in parte impotenti ed estremamente goffi, di affrontare una discesa sulla pista innevata”, talvolta cadendo rovinosamente (Pioniere dello sci alpino caduto, e Pioniere dello sci tirolese caduto).
Se sono molto asciutti e quasi calati in atmosfere da thriller il suo Fondista e Crepaccio glaciale, resi con poche linee quasi scheletriche (acqueforti), molto divertenti sono i suoi Pioniera con gli sci, elegante e fluida sulle piste, Saltatore con gli sci, lo Slittinista e i tanti sportivi calati nella parte. (fig. 1).

Nella selezione di opere rientrano quelle di apprezzati artisti tra i quali il tirolese Max von Esterle, da Cortina d’Ampezzo, sagace disegnatore e ritrattista che nel 1926 divenne il primo presidente dell’Associazione Professionale degli Artisti Visivi del Tirolo.
Qui ne vediamo una tempera luminosissima, in debito con Impressionismo e Puntinismo che hanno formato l’artista; il suo Paesaggio innevato con tracce di sci pare addirittura retroilluminato e quelle scie sulla soffice neve risultano quasi simbolica memoria di un passaggio umano che la natura in qualche modo tollera e perdona…
Curiosa la sua litografia (1905) del certificato d’onore dell’OSV, ovvero l’Ordine di Vittorio Veneto, riconoscimento per i cittadini italiani che combatterono per almeno sei mesi durante la prima guerra mondiale e in altre guerre, ottenendo la croce al merito di guerra. (fig. 2)
Tirolese è anche Alfons Walde, tra gli artisti del luogo tra i più acclamati: nato nel 1891 a Oberndorf, allora St. Johann in Tirolo, morto nel dicembre 1958 a Kitzbühel, dove la famiglia si trasferì quando lui aveva appena un anno, è stato pittore, fotografo, architetto, ideatore di tirature in formato cartolina delle sue opere per una diffusione anche popolare del suo lavoro; e fu anche disegnatore di poster e persino di abbigliamento sportivo: degli istruttori di sci della Scuola della località turistica di Kitzbühel per cui progettò cuffie e maglioni porpora tanto che essi furono ribattezzati “Diavoli rossi”.
Uomo e artista libero – nel 1938 fu arrestato dalla Gestapo per diffamazione – e grande amante e conoscitore della montagna, tanto da essere spesso anche guida nelle Alpi di Kitzbühe, dipinse baite innevate, ritratti di sciatori, scorci invernali e paesaggi del luogo che anche grazie a questi suoi contributi divenne più noto al grande pubblico.
In mostra Sciatori presso una malga, del 1933, anch’esso tanto splendente da sembrare retroilluminato; di lui c’è anche un più piccolo olio su cartone con l’Arrivo degli sciatori del 1913 che vagamente richiama l’avanzata del Quarto stato di Pellizza da Volpedo ma decisamente lontano da ogni riferimento realista-socialista.
Simile nell’effetto-corposità La gara di Bob, olio su cartone del 1913. Le sue opere, va detto tra parentesi, hanno raggiunto grande attenzione da parte dei collezionisti. E quotazioni altissime.(fig. 3)
La selezione prosegue con alcune sculture tra le quali un bonzo di Saltatore con gli sci, 1933, di Karl Obleitner d. A. il vecchio (fig. 4)

Un elegante Sciatore eseguito in ceramica policroma per le Olimpiadi di Cortina del 1956 da Tarciso Tonin (fig. 5)

Un’Allegoria dell’inverno pure in ceramica – dal Museo Civico di Bolzano – (fig. 6) di quel Franz Ehrenhofer nativo della Stiria, in Austria, che, inviato come scultore di guerra a Bolzano – allora parte dell’impero austroungarico e posta nelle retrovie del fronte – in città realizza, con stile secessionista ma verso il modernismo, monumenti tra i quali gruppi scultorei e singole statue, delle Allegorie (fig. 7) per la nuova stazione di Bolzano, lì voluto da Angiolo Mazzoni.
Abbiamo quindi xilografie di Remo Wolf (fig. 8); una minimale Sciatrice a matita di Erich Torggler (fig. 9); un Paesaggio dolomitico di Josef Durst, linoleografie coloratissime di Raimund Worle, tecniche miste di Tone Fink del ’78.
Delizioso è il guazzo della Prima escursione sciistica di Lore all’Egghof/Oberperfuss datato 1934, di Josef Arnold (fig. 10).

Suggestiva una matita del tirolese (di Innsbruck, classe 1780) Jakob Placidus Altmutter che nell’800 raffigura giocatori di Curling, sport cinquecentesco scozzese, ritratto anche Pieter Bruegel il Vecchio e noto e giocato in Tirolo già a nel XVIII secolo, poi diventato recentemente nuovamente in auge e olimpionico.
Ecco anche una serie di tempere tra cui quella del comasco Carlo Pellegrini, con un quasi fotografico Paesaggio invernale con sciatori (fig. 11) e del tirolese (di Innsbruck) Wilhelm Nicolaus Prachensky, di cui vediamo sia bella tempera con Paesaggio Montano e funivia del 1925, sia due lito turistiche: del Grand Hotel Grobner a Colle Isarco, 1930 ca. e del Grand Hotel Kitzbunel in Tirolo (fig. 12, 13a e 13b).
Ci sono anche degli olii come quello del francese Abel Gerbaud: con Il piacere dello sci nel paesaggio prealpino francese; e di Albert Stolz: con Bolzano – dove è nato nel 1875 e morto nel 1947 – rappresentata in inverno con una sequenza di tetti innevati e la montagna colpita dal sole (l’opera proviene dal Museo civico della città ed è datata 1920). (fig. 14)

Stampe come strips fumettistiche di Johann Bahr; xilografie a colori di Engelbert Lap: in Giornata invernale sul Monte Rosskogel (Roßkogel, in Austria, nel Land del Tirolo, all’interno delle Alpi dello Stubai) il paesaggio è orgogliosamente luminoso, silente protagonista anche in presenza di un solitario sciatore tirolese (fig. 15).

Luce eccezionale nelle xilografie Sasso Lungo Sasso Piatto (1962) di Max Sparer (fig. 16) e in Siciliar in inverno di Karl Pferschy che si mostra anche con una più moderna e graficizzata Sci (fig. 17 e 18).
Da notare un erotico e… non poco maschilista Il Trampolino costituito da un corpo femminile reclinato e ahinoi oggettizzato (ma erano i tempi, bellezza!) che avrebbe fatto la felicità di Milo Manara e dei suoi estimatori: l’acquarello, inchiostro e matita (fig. 19) è di Heinrich Kley, illustratore e pittore tedesco amato da Walt Disney, le cui prime produzioni, specialmente Fantasia (1940, a cui non fu estraneo Salvador Dalí, ma questa è un’altra storia…) tradiscono la sua indiretta influenza, e che oggi ha più ammiratori negli Stati Uniti.

Non poteva mancare Ivanhoe Gambini (da Busto Arsizio, classe 1904), il Futurista fondatore nel 1927 del Gruppo Radio-futurista Lombardo con, tra gli altri, Bruno Munari.
Di Gambini c’è una tempera su carta anni 1929-30, Saltatore con gli sci, che coniuga due opposti, il futurismo aeropittorico e dinamico con una solidità astrattizzante, che vediamo anche nel successivo Giocatore di hockey (1931) che pare uscire dalle vette alle sue spalle e insieme fondervisi. (fig. 20 e 21).
Ci sono inoltre grafiche di maestri internazionali come il cubisteggiante ed espressionista americano di origine tedesca Lyonel Feininger, con una sua xilografia su carta giapponese, titolata Villaggio con sciatore (fig. 22) del 1918, anno in cui strinse importanti rapporti anche con il Novembergruppe; e Victor Vasarely: sua una serigrafia anni 1980-87 di uno sciatore di cui si percepisce il movimento e la discesa attraverso strisce inclinate ma bloccate per un effetto optical. (fig. 23).
La parte fotografica apre panoramiche su una Gara di bob sul Passo Giovo, 1928, di Josef Delfauro, attivo in Alto Adige/Sudtirolo, specificamente nell’area di Bolzano intorno agli anni ’20 e ’30 e operante nel contesto della fotografia storica locale, documentando paesaggi o scene cittadine del periodo tra le due guerre. (fig. 24).

Si prosegue quindi con una serie di strepitosi scatti di Enrico Pedrotti, il fotografo di Trento (1905 – Bolzano, 1965) formatosi nel laboratorio fotografico di Giuseppe Brunner nel 1924 e poi nel 1929 con un proprio studio (suo e dei fratelli pure fotografi) che dovette chiudere per la guerra, l’attività partigiana (con il nome in codice: Marco) e la detenzione, riprendendo l’attività nel Dopoguerra e pure producendo (ma avendolo fatto anche prima) per la pubblicità (Forst, Agfa, Ferrania, Pirelli, Lambretta, Motta ed enti locali regionali per campagne turistiche coordinate) e una pellicola in 35 mm, quel Monologo sul sesto grado del 1953, pluripremiato e oggi all’Archivio della cineteca del Cai di Milano.
L’autore, che da solo meriterebbe un approfondimento dedicato (che ci fu nel 2017 al Foto Forum di Bolzano, per la cura di Valentina Cramerotti e la presenza del figlio del fotografo, Luca, che ne custodisce l’Archivio bolzanino), ebbe un suo stile tra connessioni sperimentali futuriste (in quest’ottica, realizzò fotomontaggi e fotocollage in collaborazione con Fortunato Depero), espressioniste, dell’astrazione e avanguardiste costruttiviste (Aleksandr Rodčenko, El Lissitzky, Gustav Klutsis…) con cui diede corpo a foto piene di dettagli, geometrie, dinamismo, tutto calato in atmosfere rarefatte, accattivanti, in cui tra neve, cielo e controluce si resta quasi abbagliati.
Ad esempio, di fronte ai suoi Sciatore, 1927 (fig. 25), Ombre 1, 1928 (fig. 26), Tracce 1, 1929 (fig. 27), Acrobazia 4, 1934 (fig. 28), Salto triplo, 1936 (fig. 29), Discesa 3, 1954 (fig. 30).
Una foto più recente (del 2000), in due parti, titolata Kiroro, rinomata stazione sciistica e resort di lusso nell’isola di Hokkaido, in Giappone, ci mostra sciatori e accompagnatori come piccoli segni colorati nell’immenso biancore innevato (fig. 31): l’opera è a firma di Walter Niedermayr, rilevante fotografo di Bolzano (classe 1952) che abbiamo a suo tempo incontrato e apprezzato nella toccante collettiva Italia in attesa a Palazzo Barberini a Roma nel 2021.
Immancabile la presenza del citato Depero: ma in mostra è più un’indicazione, una nota divulgativa perché rappresentato da una semplice (ma molto efficace e avveniristica) stampa tratta dalla pubblicazione Dopolavoro, con su scritto: “Bolzano le genuine qualità del popolo, da custodire e da tramandare”. (fig. 32): Quasi un’esortazione che potrebbe valere ancora oggi, se aperta a una cultura e visione Glocal…
Infine, recente, anzi recentissimo (2026) è anche uno Snowboard (fig. 33): che connette la mostra alle più attuali Olimpiadi invernali e a scenari più attuali, innovativi oltre che… innevati come ideale chiusura della mostra e apertura verso l’attualità. In attesa di nuove medaglie…

Informazioni: Winterspiele der Kunst. Flora, Walde und andere Champions – Giochi invernali dell’arte. Flora, Walde e altri campioni
- Fino al 25 marzo 2026
- Museo Mercantile, Via Argentieri 6/via Portici 39 – Bolzano
- Orari d’apertura: lunedì-sabato h 10:00-12:30; giovedì h 10:00-13:00 e 14:00-16:00; chiuso domenica e festivi
- Contatti: tel. 0471 945 702
- Ufficio Stampa: Tiziana Morgese
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.














































