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Chi ha paura della Street Art legale. Laika, Archivio Courtesy Fratelli Emme e speriamo basti

di Barbara Martusciello

Quanto è grave un attacco all’espressione artistica quando avviene in modo vigliacco, deturpante, censorio e violento?
Due sono i fattacci a cui ci riferiamo, avvenuti a poca distanza di tempo l’uno dall’altro a Roma e riguardano due artisti legati alla Street Art ma, in entrambi i casi, coinvolti in creazioni ed esposizioni autorizzate, legali.

Questo dato aumenta gli inquietanti scenari che andiamo a raccontarvi, premettendo che le modalità e le matrici di queste violenze ci sembrano molto ma molto differenti: una meno efferata, l’altra decisamente brutale e squadrista.

Ma sono ambedue segnali di intolleranza e di tentativi di far prevalere con protervia e crudezza una ragione sull’altra senza possibilità di confronto alcuno.

Come chiamare questo tipo di azione lo sappiamo tutti bene, e non sprecheremo altre parole concentrandoci sul racconto dei fatti.

Augurandosi che altri non se ne aggiungano, che i colpevoli siano trovati e che una società democratica, quindi sana, riesca a produrre velocemente adeguati anticorpi affinché queste e simili episodi siano presto arginati tramite il dialogo e la compresenza di idee e istanze pur differenti.

Il 15 ottobre, allo Studio Archivio Courtesy Fratelli Emme, in Circonvallazione Appia 71, durante il primo appuntamento della rassegna UrbanArtMixedMedia, con patrocinio dal Municipio VII di Roma Capitale e ospitato nella corte e spazio Salotto Bollizine, si è inaugurata una grande opera di Ortro che ha realizzato per l’occasione, su una parete di oltre 5 metri esterna ma perimetrale allo stesso spazio polifunzionale e associazione.

Un murale disegnato, dipinto e manipolato su carta, pienissimo di riferimenti, come nello stile dell’artista, che mette insieme piccoli segni e icone che sono percettibili nel loro insieme allontanandosi un po’ dalla composizione e fruendone con calma per comprenderne ogni parte e ricollegarla ad un insieme visivo e significante.

Si trattava non solo di un lavoro di caratterizzazione di un muro anonimo ma di riqualificazione che non mirava a decorare ma a portare un linguaggio d’arte nel contesto urbano per nuove narrazioni possibili e proponendo un dialogo con i passanti di fronte ad un elaborato inaspettato.

Nell’opera si rilevava un vivace mix di richiami alla Storia dell’Arte e al mondo contemporaneo dei media, delle tecnologie, della politica, pervasivo e alienante che l’azione di Ortro ha dilatato, rallentato, organizzando figure e pensiero in un nuovo lessico sostenibile.

Ebbene, il giorno dopo l’opera era stata rimossa.

L’artista visivo e docente Gianfranco Grosso e il giornalista, conduttore radio e tv e sommelier Tommaso Caporale (entrambi padrini dell’iniziativa e animatori dello spazio e associazione culturale) hanno presentato una denuncia alle autorità competenti sottolineando come “l’attacco” sia stato a detrimento “dell’intera comunità e del quartiere” che, lo ribadiamo, aveva avuto in dono un’opera fruibile h 24.

Sappiamo bene che ogni realizzazione su muro in un contesto urbano è soggetta a deterioramento e, per sua stessa natura, a eventuale manipolazione e intervento altrui, successivo, ma i tempi di tale alterazione solitamente sono lunghi, prevedono più passaggi e mai azioni tanto veloci, sfrontate e, in buona sostanza, mirate a imbavagliare etica ed estetica alla portata di tutti.

In attesa di aggiornamenti da parte degli inquirenti, restano un vuoto muro su strada, e tante domande sul perché di un agire tanto sciocco, vile e incivile.

Molto più rabbioso è quello che è avvenuto martedì 27 ottobre ai danni delle opere della nota artista e attivista anonima Laika, esposte nella sua personale The Collapse of Democracy nella galleria Rosso20sette in via del Sudario.

immagine per Una delle opere di Laika vandalizzate alla mostra da Rosso20Sette, Roma, 2026
Una delle opere di Laika vandalizzate alla mostra da Rosso20Sette, Roma, 2026

Più lavori sono stati vandalizzati con vernice spray da un gruppo organizzato di persone incappucciate (almeno tre) che hanno seriamente minacciato e immobilizzato il gallerista Stefano Ferraro.

Laika è nota per le sue opere-blitz sui muri delle città in cui interviene con raffigurazioni politiche e sociali sul pezzo, di forte critica e militanza che realizza su carta e attacca con la tecnica del wheatpaste a sorpresa e in modo velocissimo (Spontaneous Street Art) e ovviamente illegale: ma temporaneo e senza mai deturpare le superfici urbane.

Stavolta le sue creazioni si trovavano però in uno spazio deputato ad un’esposizione che è stata violata in modo così pericoloso da aver mosso la Digos e la polizia scientifica nelle indagini.

Evidentemente avrà dato fastidio il suo Donald Trump irriso perché reso come mamma l’ha fatto, giocando sul detto “Il re è nudo” (infatti, The King is Naked è il titolo dell’opera).

Ovvio che la visione critica di Laika abbia fatto adirare più di qualcuno: bene, aggiungiamo noi; perchè a ragion veduta, dato che Laika gli Stati Uniti li conosce bene, ci è stata tante volte, ha vissuto il territorio, le comunità, le contraddizioni e la politica di un paese che, ci dicono dalla stessa galleria: “dalla sua fondazione si autoproclama prima democrazia al mondo“ ma di cui Laika “elabora il paradosso (…): una nazione che ha fatto dei suoi valori di libertà e giustizia un prodotto ideale ed esportabile in tutto il mondo e che ora sta collassando sotto il peso dei propri valori traditi”.

Non solo: che per la sua forza e centralità geopolitica ed economica sta “incrinando la democrazia in ogni paese di un’Unione già debole e frammentata e di tutte le altre potenze”.

Insomma, è chiara la posizione dell’artista che ci consegna per porci domande e scuoterci dall’acquiescenza: “le contraddizioni sistemiche vengono inesorabilmente a galla, il razzismo e la violenza dilagano al punto da risultare quasi istituzionalizzati, lo stato di diritto è severamente in pericolo e la tutela dell’ambiente è stata ricacciata indietro di decenni.”

Ecco l’America di Trump…  L’artista, quindi, con opere su tela, disegni su carta e installazioni, si è pertanto domandata, domandando a noi: “sono davvero questi i valori occidentali che dobbiamo assolutamente difendere? Non è forse necessaria una rivoluzione radicale per un futuro più sostenibile e fedele ai valori di democrazia e rispetto dei diritti umani?”

La porta resta aperta alla speranza e, pensiamo, valga per ogni situazione di stallo e crisi che stiamo vivendo nel nostro mondo: rendiamo grazie ai “movimenti e ai volti della società americana che hanno lottato per il cambiamento”, ci dice con il suo segno/gesto Laika; e ce lo mostra, dato che il suo progetto è, dunque, “un atto d’immaginazione collettiva: far vedere agli altri, attraverso la street art, che un futuro diverso è possibile: senza razzismo, senza guerre e genocidi, senza oligarchi e re. Un futuro fatto di giustizia sociale, di diritti umani, di pace e di multipolarismo. È una questione di umanità”.

Le opere, a questo punto, proprio perché deturpate, diventano ancor più di valore politico e morale, accogliendo anche questo segno violento nella loro storia; se ciò non giustifica in alcun modo la grave reazione vandalica esercitata da terzi, aumenta però la necessità di questa messa in discussione del potere e dell’iniquità portata dall’arte di Laika.

A chi fa paura, a chi ha fatto paura tutto questo, e perché? Non leggete derive deviate e inquietanti in questo atto di cancellazione di immagini, voce, cultura, che però nessun attacco potrà mai spegnere del tutto?

A chi fa paura, a chi ha fatto paura un murale – di Ortro – che dava un senso, attraverso la bellezza e un atto intellettuale, a una scialba recinzione-confine urbana di un quartiere romano, non propriamente pieno di arte contemporanea?

Restiamo connessi e in attesa di nuovi sviluppi degli accertamenti di rito.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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