Teetertotter Wall. Altalene resistenziali contro muro tra Stati Uniti e Messico. Ronald Rael e Virginia San Fratello

Un architetto-artista, o artista-architetto qual è Ronald Rael – professore di architettura e Partner dello Studio Rael San Fratello, nonché co-fondatore di Emerging Objects, studio californiano con Virginia San Fratello – ha, in questi giorni, monopolizzato – e a ragione! – media e Social di tutto il mondo con un’insallazione partecipata sorprendente per bellezza, semplicità e graffiante significato resistenziale.

Si tratta di alcune altalene costruite e collocate a metà tra il famigerato muro che separa gli Stati Uniti d’America dal Messico e che, così  strutturate e posizionate, permettono il loro uso ai bambini sia da una parte che dall’altra: ideale, giocoso collegamento resiliente che però nemmeno l’arte può rendere legale, permanente, liberato: ma è un segno, di sdegno e riflessione su una questione di difficile risoluzione se privata di una visione a lungo termine, mondiale e concordata.

L’opera, titolata Teetertotter Wall e iniziata progettualmente nel 2009, è stata concretizzata sulla spinta di un’opposizione allo sblocco dei finanziamenti sull’implementazione del muro, voluta da Donald Trump e accordata dalla Suprema Corte americana, e ha preso corpo come performance di ampia adesione, Install/Azione di Inter/Azione indubbiamente politica ma non didascalica perché poetica ed evocativa: affonda le radici nella memoria collettiva infantile, domestica, affettiva e globalmente condivisa; su queste basi positive è concepita come dispositivo spiazzante e disturbante proprio per il fatto di essere stata originata per quel posto e messa lì: tra gli Stati Uniti e il Messico.

V’è un efficace rapporto tra ludico e reale (cupo!) e questo lavoro, così congegnato, palesa un equilibrio tra forma e contenuto, tra Estetica ed Etica che – anche grazie al colore rosa delle altalene e alla loro semplicità e leggerezza – amplifica l’osservazione e il giudizio negativo sulla brutalità e disumanità di una simile muraglia, sui  confini.

L’arte, così, apre una prospettiva non omologata sul mondo: qui ci fa riflettere sull’impedimento della libera circolazione delle persone in difficoltà, al contrario di quanto si fa con le merci, con armi, droga, nuova schiavitù e danaro sporco…; insomma: Teetertotter Wall è un monumento – ma antimonumentale! – contro le divisioni oggi innalzate senza lungimiranza né un progetto per il futuro che affronti e risolva il problema migrazione.

Ronald Rael, che vive a Oakland, sente fortemente il peso di tale argomento come persona, architetto, intellettuale, artista e, cresciuto nell’alto deserto alpino della remota San Luis Valley del Colorado, l’antica frontiera tra gli Stati Uniti e il Messico prima del 1848, dove prosperano ancora i suoi antenati, i discendenti di quella terza nazione, non poteva non dare un suo incisivo contributo: lo ha fatto con l’aiuto di tanti, perché da sempre “l’unione fa la forza” e “la libertà è partecipazione”; così, sul suo profilo Instagram, ringrazia i tanti che hanno collaborato a questa messa in campo artistica:

“Un incredibile grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento come Omar Rios @ colectivo.chopeke per aver collaborato con noi, i ragazzi di Taller Herrería a #CiudadJuarez per la loro raffinata maestria, @anateresafernandez per l’incoraggiamento e il sostegno, e tutti coloro che si sono presentati su entrambi i lati tra cui le bellissime famiglie di Colonia Anapra e @kerrydoyle2010, @kateggreen, @ersela_kripa, @stphn_mllr, @wakawaffles, @chris_inabox e molti altri “.

L’installazione è stata definita dallo stesso autore:

“evento pieno di gioia, eccitazione e solidarietà al confine. Il muro è diventato un fulcro letterale per gli Stati Uniti – le relazioni con il Messico e i bambini e gli adulti sono stati collegati in modo significativo da entrambe le parti con il riconoscimento che le azioni che hanno luogo da una parte hanno una conseguenza diretta dall’altra parte.”

Fate attenzione: quest’opera non nasce a caso perché Rael e il suo studio lavorano da tempo sui temi dell’emergenza abitativa, della sostenibilità, dell’ecologia e di principi etici; Teetertotter Wall.A Manifesto for the U.S.-Mexico Boundary (ISBN: 9780520283947), 2017, non è, quindi, solo una brillante, episodica reazione visiva e concettualistica al muro ma si pone all’interno di una più ampia analisi e presa di posizione su un’emergenza e una necessità dei popoli in spostamento che il libro Borderwall as architectura dello stesso Ronald Rael testimonia e sostiene.

ph. Brittany Hosea

 

Borderwall come architettura è una bomba a mano artistica e intellettuale”: il filosofo Jonathon Keats lo indica come un monito e un “richiamo eloquente a riconsiderare i principi e i pregiudizi del nazionalismo nel contesto dell’ambiente costruito”.

Il libro, così, le cui tesi sostanziano il dondolante capolavoro d’arte, restituisce un esame molto argomentato e tempestivo di ciò che le 650 miglia di barriera reale sono e potrebbero essere; apre al lettore un panorama su ciò che c’è oggi dalla sua origine: una sorta di “viaggio lungo un muro che attraversa una terza nazione: gli Stati divisi d’America” ma – cosa più interessante – con uno sguardo proiettivo sul futuro.

La Storia, signore e signori, siamo noi, non lo dimentichiamo, e nessuno è escluso da tale responsabilità, nemmeno chi se ne chiama fuori. L’Arte ce lo ricorda con il proprio specialissimo linguaggio, con dei sassolini sulla strada che pesano come macigni.

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello, laureata in Storia dell’Arte all’Università di Roma La Sapienza, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha avuto Cattedre in Storia della Fotografia e Storia delle Arti Visive, ha ideato e curato alcuni Master in Managment Culturale, Corsi di Storia dell’Arte e Conversazioni sull’Arte a teatro.
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream.
Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha scritto saggi e firmato alcuni libri tra i quali tra i quali "Osservatorio: Sistema dell'Arte in Italia e situazione a Roma" (artapartofculture ediz., Roma, 2009), che ha fatto un interessante punto sulla situazione del mercato dell’arte nella Capitale e nel sistema fieristico, e l’originale "Arte & successo" (Maretti Publ., Cesena, 2002), che ha aperto la strada a trattazioni sull’argomento. Suoi saggi sono contenuti in molti libri tra i quali: A.A.V.V., “Renato Mambor. Studi intorno alle opere, la performance, il teatro" (ed. la Sapienza, Universitary Press, Roma, 2018 - dalla Giornata di Studi all'Università La Sapienza, Roma, novembre 2015); "Confine 1 - Storia di luci e ombre" (Lithos, Roma, 2018), volume fotografico presentato al MAXXI di Roma in occasione del 40° Anniversario della Legge 18/1978 detta Basaglia; altri saggi aprono: "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile” (di Bruno Iovannitti, Keidos, Roma, 2018); "Guerra e Architettura" (di Lebbeus Wood, Deleyva edit., Roma/Milano); "Ricostruire la moda italiana" (di Nicola White, Deleyva edit., Roma/Milano); un suo saggio apre e sostiene il libro fotografico "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong" (Electa-Mondadori ediz., 2014) e altri testi aprono cataloghi e altri volumi tra i quali il libro fotografico “Finding Homer” (PostCart 2015).
Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici; ha contribuito alla redazione della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") negli anni Novanta e scrive regolarmente di arti visive e cultura, collaborando con vari webmagazine e piattaforme culturali.
Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014), connettendo arti visive, eccellenze produttive e territorio; ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana.
E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano (attualmente in rimodulazione) e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). Nel 2019 ha inaugurato la sala espositiva della stazione RFI Napoli Afragola firmata dall’archistar Zaha Hadid curandovi una prima mostra che ha ufficialmente aperto la sala all’arte contemporanea. Art Curator e Consulente presso lo spazio polifunzionale, eventi e gallery Howtan Space, Roma.
Ha curato una serie di Conversazioni ad Arte in Teatro, sotto l’egida di “artapartofcilt(ure)” e un video su Arte e Cibo per la Fiesa edit.; ha organizzato e partecipato a Convegni, giornate di Studio, Festival etc. come curatrice e come relatrice: la più recente partecipazione è al Festival delle Emozioni di Terracina, LT (estate 2020).

Durante l’emergenza Coronavirus ha cofondazione di AntiVirus Gallery, un archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento.

Cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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