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Enza Monetti. Umanistiche, essenziali radici. In ogni senso.

di Barbara Martusciello

La mostra personale di Enza Monetti, titolata Radici nasce da un percorso non solo di investigazione artistica ma più ampiamente di profonda connessione e consapevolezza anche personale. L’arte, cioè, non è solo una prospettiva alternativa e non omologata sul mondo ma anche luogo di confronto tra sè, il linguaggio creativo e ciò che accade fuori dal campo pittorico, scultoreo, installativo…

La mostra, che interagisce con l’antica architettura di Palazzo Petrecca di Isernia, si rivela, o meglio, si struttura come un dialogo intimo e anche specchio delle tensioni della modernità.

Come dichiara la stessa artista:

“È un confronto tra i valori profondi dell’uomo e le trasformazioni del mondo attuale: un richiamo a quella che Martin Heidegger definiva la custodia dell’essenziale, dove le voci interiori non devono spegnersi, ma restare illuminate verso il futuro”.

In tutta la sua produzione, il colore è essenzializzato, solo necessario: lo è ogni atto della sua creazione:

“La mia ricerca è solitamente asciutta di colore. Il lenzuolo di cotone grezzo da convento, dal titolo Oriente, mette a nudo questa via dell’essenziale: ogni ferza, ogni cucitura e ogni segno sul tessuto raccontano una spiritualità silenziosa. È la consapevolezza che ogni esperienza, anche la più faticosa, sia un passaggio formativo necessario per elevarsi.

Nel grande telere di canapa dell’Ottocento, dal titolo Fragile, il lenzuolo matrimoniale accoglie due alti alberi imbottiti, morbidi ma decisi, i cui rami si incontrano in un sottile punto di intesa: l’unione necessaria per connettersi all’esperienza come bagaglio di maturità”.

Il medesimo rapporto si ritrova in Penelope, opera come albero oscillante in legno di recupero:

“Sì, la sua pelle è interamente realizzata all’uncinetto, a scandire il tempo del quotidiano…”

Il procedimento dell’uncinetto per questo lavoro è quasi zen; è una tecnica tessile di lontana tradizione (originaria, parrebbe, della Francia tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, poi giunta in Europa verso il 1824), solitamente femminile; una pratica lenta, paziente, minuziosa, che vede crescere un incrocio che diventa rete, indumento, maglieria…

“La tecnica assurge a cura che si fa resistenza etica, visibile anche negli alberi antincendio in ferro – gesto di sopravvivenza delle foreste – o in Oceano, albero coperto di garze farmaceutiche dipinte di blu oltremare, volto a ristabilire un equo confronto con il mare, rifiutandone il sopruso.

Fino alle teche, custodi di foglie e rami di carta, delicatamente protette e archiviate sottovuoto, a Respiro, diaframma di plexiglass trasparente irradiato di luce propria, Occhi che proteggono attraverso piccole capsule di vetro per motori di falciatrici, semi naturali, Esistenza e Lodi, con rami di limone naturale, e come antenne si innalzano alla fragilità della natura di cui siamo parte”.

Il senso del colore… ce lo indica la Monetti in prima persona:

“il colore emerge solo quando è strettamente necessario. Accade in Cuore: un albero in corallo di Torre del Greco su una lastra di plexiglass rosso, che forma un trittico con due cibachrome del ragù di mia madre (del 2002). Un ponte d’equilibrio tra sofferenza e sacrificio trasformati in preziosità, dove a contare è sempre la verità del quotidiano”.

La sua è una pratica quasi rinascimentale, e soprattutto di quella segue la strada umanistica; in essa c’è un’attenzione virtuosa al rapporto Cultura-Natura e una preoccupazione per la realtà con una vis poetico-politica assai interessante.

“Insinuo l’anima in ogni forma che creo, oltre la superficie visibile; quella forma necessaria all’artista per esporre il proprio pensiero. La mia è un’ecologia dell’anima che si muove tra etica, poesia, morale e politica: un vuoto pulito da compromessi e retorica, che rivendica il pensiero di libertà contro la frammentazione della società liquida.

Non temo l’evoluzione: voglio far parte del futuro ammorbidendone la prepotenza attraverso la cura, l’empatia e l’ascolto, lontana anni luce dalle trame della tossicità. Perché tutto cambia, e nel cambiamento bisogna migliorare se stessi con uno sguardo leale, vigile, pronto ad accogliere con coraggio e mai a umiliare la vita. La ricostruzione interiore del singolo individuo è il primo, necessario passo per una società sana”

La Galleria Studio Arte Petrecca a Isernia, che ha sollecitato e accolto le opere di Enza Monetti, per sua stessa ammissione “si presenta con l’accoglienza di una casa, pregna della cultura della gentilezza e della professionalità, ed io mi sono sentita parte di questa bella famiglia”.

In un mondo disconnesso e pieno di oscurità sempre più buia, un po’ di empatia e di cura, oltre che di gentilezza, fa bene all’artista e al suo lavoro oltre che ad Enza come persona, come donna in azione.

Informazioni Galleria Spazio Arte Petrecca

  • Corso Marcelli 177 – Isernia
  • Orari: martedì, giovedì, venerdì: 17.00 – 20.00 –  sabato e domenica su prenotazione
  • Contatti: +39 345 5068036
  • info@spazioartepetrecca.com
immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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