L’Arte finlandese si mostra. A Roma proseguono le connessioni Italia-Finlandia. Intervista a Riikka Vainio

Riikka Vainio (classe 1977, di Turku – città nella zona sulla costa sud-ovest della Finlandia – da tempo vive a Roma) si sta occupando, attraverso alcune significative mostre, di approfondire e far meglio conoscere gli artisti contemporanei dei Paesi Nordici, in particolare finlandesi, in Italia.

Molto interessante è stata la collettiva Transizioni e passaggi, curata con Hanna Laakso e Krista Mikkola nel marzo 2018 allo Spazio Cerere di Roma con l’intento di “creare un trait d’union tra artisti finlandesi ed il mondo dell’arte della città di Roma”, ovvero cercando e marcando le relazioni reali tra due culture e visioni.

In quell’occasione, esposero Sophia Ehrnrooth, Sassha Huber, Rosa Liksom, Nanna Susi, Katja Tukiainen e Hannu Palosuo, artista che pure in Italia è già molto conosciuto e apprezzato anche per la sua residenza a Roma, dove vive e lavora da anni.

E’ poi la volta del coinvolgimento nel Padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Arte 2019 di Venezia e delle connessioni con il Kiasma Museum of Contemporary Art di Helsinki, diretto da Leevi Haapala, e della recente mostra (in corso dal 29 gennaio 2019 al MACRO Roma),  co-curata con Krista Mikkola, di Paavo Halonen.

Per l’occasione – parte di un più ampio progetto di collaborazione tra Roma e Finlandia che ha esordito nel novembre 2018 con Hannu Palosuo durante la settimana dell’atelier al museo MACRO – l’interessante artista finlandese ha predisposto un’opera live e un video dove lo spettatore è proiettato nello studio dell’artista, in questo lavoro immersivo titolato Silvae.

Si tratta di un’installazione “ornitologica” che crea una sorta di “santuario dell’arte” fatto sia di oggetti provenienti dalle antiche culture scandinave, cimeli raccolti in Italia e materiai di origine organica, sia di uccelli (qui tassidermizzati): simbolo, nella mitologia finlandese, della speranza perché in grado di comunicare con le divinità dei vivi e dei morti e di attraversare il confine tra queste due dimensioni per poi ritornare. L’artista ha anche impegnato la Casa del Poeta Valentino Zeichen (Via Flaminia, 86) nel suo percorso visivo, ideale e concreto.

Riikka, prima di tutto: come è nato il tuo rapporto con l’arte contemporanea, come quello con il suo sistema e da cosa muove il tuo impegno curatoriale?

Penso che sia la naturale conseguenza dei miei studi in giornalismo all’Università di San Pietroburgo. Infatti mi interessano molto gli aspetti della comunicazione mi interessa quando l’arte si trasforma in una lingua universale, sono molto attratta dai temi attuali come gli spostamenti, le migrazioni i cambiamenti climatici. Essi riflettono temi di attuali che ho potuto constatare vivendo in molti paesi cercando di apprendere le culture locali.

Quello che mi interessa è trovare attraverso l’arte la risposta che ostacola la comunicazione verbale da quella visiva,cerco una risposta e cosa la può ostacolare. Suppongo che l’arte sia il modo più sincero per toccare questi argomenti così complessi ed il suo linguaggio può aiutare superare i limiti della comprensione della lingua scritta e parlata.

Raccontaci, per favore, prima di tutto come nasce questa volontà di creare uno zoom sull’arte contemporanea di artisti finlandesi…

Essendo finlandese e conoscendo molto bene la nostra cultura. ho notato che in Finlandia ci sono molti artisti validi e interessanti ma sconosciuti in Italia; in prima battuta ho sentito un forte dispiacere ed ho pensato che forse Il problema stava nella difficoltà di oltrepassare lo squardo superficiale che spesso si ha davanti a un’opera realizzata da un artista proveniente da un altra cultura: con questo mi riferisco agli artisti scandinavi.

Ovviamente tutto è dovuto anche alla mancanza di riferimenti storico culturali e alle strutture politiche culturali in italia, per questo ho chiesto agli artisti invitati in Italia di proporre un lavoro che dialogasse fortemente con la cultura italiana e che stabilisca un filo linguistico tra le due culture, che diventi un collante per ristabilire una lingua comune; credo che gli artisti abbiano questo dono naturale e loro che possano essere i migliori architetti per edificare un ponte dove confrontarsi.

In futuro vorrei portare in Finlandia, con un progetto simile, artisti italiani, perché anche lì ho notato un buco generazionale: le fondazioni i musei non sono al corrente di quello che succede in Italia e questo è un male per tutti.

Ritieni che tra Italia e Finlandia ci sia una sorta di cesura culturale che non ha permesso sino ad oggi grandi connessioni tra esperienze e produzioni artistiche?

Oggi le distanze geografiche si sono ridotte in modo considerevole ma in Italia quella culturale resta distante, lontana . Forse per il totale disinteresse della politica, questo è il motivo per cui le istituzioni finlandesi come musei e fondazioni sono storicamente più attente verso le culture anglosassoni. L’Istituto di Cultura finlandese di Villa Lante a Roma è orientato più sull’archeologia che sul contemporaneo e forse per questo motivo si crea un vuoto ed anche per questo con il nostro progetto cerchiamo di colmare questa lacuna.

In base a quali criteri scegli gli artisti da portare all’attenzione del mondo dell’arte italiano, ma anche internazionale?

Collaboro con Krista Mikkola, una figura di primo rilievo per l’arte contemporanea finlandese; la considero la mia maestra: negli anni ’80 – ’90 Krista portò artisti Italiani in Finlandia come Ceccobelli, Cucchi, Bianchi, Gastini, Dessì e Garutti. Lei ritiene che il nostro progetto sia la linea che potrebbe dare continuità al suo passato progetto.

Con lei selezioniamo gli artisti finlandesi più adatti alle nostre intenzioni, penso che la parte più importante sia il nostro dialogo generazionale , per non lasciar che questo venga ignorato nell’economia della continuità che spesso non viene considerato nel campo della cultura e che, invece, bisogna cercare per unire tutto al lavoro svolto in passato.

Quali sono le differenze sostanziali, se ne individui, tra la produzione dei finlandesi rispetto a quella di artsti di altre aree geografiche? Cioè: esiste un comune DNA creativo e concettualistico local?

La luce in Italia è per gli artisti nordici un comune denominatore; infatti la loro ricerca spesso verte verso il movimento della natura e dei suoi fenomeni. Prendiamo per esempio Sibelius, Alvar Aalto, Edvard Grieg e il loro rapporto con divinità pagane cercate e trovate sempre attraverso lo studio del comportamento della natura anche in condizioni di vita estrema dettata dal Nord.

Noto spesso che quando gli artisti italiani arrivano in Finlandia trovano l’orizzonte più vicino ed entrano in rapporto con una luce diversa che perpetua il susseguirsi delle giornate permettondogli di ritrovare un orologio più biologico e meno meccanico.

La cosa che ho notato da sempre negli artisti scandinavi è il totale interesse verso la natura. i cambiamenti climatici l impatto dell uomo nella sua folle trasformazione sempre più assurda, questa è la nota che caratterizza di più gli artisti scandinavi . Come in passato oggi la maggior parte della produzione artistica è diretta verso la protezione del nostro pianeta.

Il 29 gennaio sarà presente all’Auditorium del MACRO il direttore Leevi Haapala della Galleria nazionale d’arte contemporanea di Helsinki -Kiasma – per presentare il Padiglione dei Paesi nordici alla Biennale d’arte di Venezia. Tema del Padiglione è Wheather report – prodcasting future.

Questo padiglione sarà rapresentato da Finlandia, Svezia e Norvegia e esporrà la prospettiva nordica atraverso l’esame delle complesse interrelazioni tra umanità e natura. Tali indagini sui problemi climatici vogliono sottolineare l’idea di convivenza tra le diverse specie viventi e la responsabilità dell’uomo.

Tu hai seguito, tra i tanti artisti che abbiamo nominato, anche Hannu Palosuo: ci fai un’analisi riassuntiva sul suo lavoro e ci spieghi perché, curatorialmente parlando, è un artista ritieni sia uno dei cardini imprescindibili di questa interazione Italia-Finlandia?

Hannu è un artista molto nordico ma vive da 30 anni in Italia; riconosco in lui molti tratti somiglianti, siamo tutti e due cittadini del mondo che ora vivono in Italia. Lui è cresciuto con una doppia se non tripla cultura e questo ci permette di confrontarci e non nego anche il suo aiuto – considerando che Hannu vive da più tempo di me in Italia,- e posso dire che per questa amicizia e collaborazione io mi ritengo molto fortunata.

Per lo stesso motivo, ti chiedo di parlarci di Paavo Halonen. Ci rassicuri sulla provenienza degli uccelli tassidermizzati e adoperati dall’artista? Sul fatto, cioè – di cui sono certa – che non ne sono stati uccisi per farne opera d’arte?

Ovviamente non sono stati uccisi per farne un opera d’arte! Sono stati comprati in negozi di antiquariato!

Con l’uso degli uccelli impagliati l’artista vuole sottolineare la necessità dell uomoi moderno di tagliare fuori la natura dai loroprogetti rivolti più verso lo sfruttamento morboso del pianeta. Paavo ha portato con se diverse specie di animali per costruire un lavoro e per non lasciarli come trofei per i musei di storia naturale.

Per Halonen gli uccelli sono il simbolo della speranza, per lui è importantissimo il rispetto per la natura nella sua istallazione al MACRO non ha voluto tagliare neanche un ramo. Siamo andati in giro per trovare piante cadute già tagliate; quest’opera mette in primo piano la spiritualità della luce attraverso sculture costruite con oggetti reperiti durante le sue ricerche qui a Roma

E’ stato l’artista a scegliere la casa del grande poeta Zaichen per portarvi dentro una parte del suo lavoro, che si connette e dialoga con la sua casa? O è stato un suggerimento curatoriale?

Ho un rapporto molto diretto con l’artista e conosco benissimo il suo modo di operare. Penso che il MACRO sia un’ottima piattaforma per presentare artisti stranieri, da lì possono partire altri progetti destinati ad altri luoghi coì da dare più spessore al lavoro dell’artista.

Quando ho scelto Halonen ho pensato prima alla Casa del poeta che al museo; così, ho spedito delle fotografie all’artista e lui ha risposto subito:“che posto è? Vorrei fare una mostra lì!”. Gli ho risposto che stavamo organizzando una serata, con RAM -Radio Arte Mobile, proprio dedicata al poeta; quando tutto è diventato più chiaro mi ha confessato che per lui sarebbe stato un onore, così Halonen ha interpretato la casa come un nido da proteggere.

Moravia al funerale di Pasolini disse : “è morto un poeta e di poeti ne nascono uno ogni secolo”. Paavo ha sentito tutto questo più come un dovere morale che l’occasione di esporre un lavoro.

Vorrei aggiungere che l’artista Halonen si muove in modo orizzontale fra diverse dicipline come la moda, l’arte, letteratura e filosofia; dunque per lui era quasi naturale anche se casuale finire questo percorso narrativo nella casa di un poeta, di Valentino Zaichen.

Ci indicheresti alcune pubblicazioni utili per approfondire l’arte attuale finlandese? E, per lo stesso motivo, artisti e situazioni da non perdere d’occhio?

Purtroppo ultimamente non sono stati tradotti molti libri in Italiano ce ne sono alcuni in inglese. Helsinki in questo momento vive un momento di grande crescita, e vi consiglio di visitarla.

Io porterò a Roma artisti finlandesi molto interessanti, con progetti sempre legati al nostro progetto; artisti come: Kaarina Kaikkonen, Otto Karvonen, Sophia Ehrnrooth, Sasha Huber, Katja Tukiainen, Katriina Haikala, Rosa Liksom, Raija Malka e Kaija Saariaho.

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è stata titolare di moduli didattici di Storia delle Arti Visive (Scuola Romana di Fotografia; Istituto Superiore di Fotografia e Comuniczione Integrata; Università del Design Istituto Quasar; etc.). E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master (Istituto Europo del Designa; Università Europea), Giornate di Studio (Università di Roma La Sapienza; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi: per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile" Keidos, Roma, 2018; "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Ha collaborato e collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet; Roma on the Road), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents. Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, ha avuto incarico nel MUSAP-Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui ha seguito l'area dell'Arte Visiva Contemporanea e ha curato mostre tra cui "Arazzeria Pennese-La contemporaneità del basso liccio", con importanti artisti contemporanei, MACRO, Roma, 2017. Responsabile del settore Arti Visive allo spazio polifunzionale e StartUp Howtan Space Roma per il quale cura serie di mostre fotografiche, ha recentemente curato una prima mostra con cui ha inaugurato per la prima volta in assoluto la sala espositiva della magnifica Stazione FI Napoli Afragola di Zaha Hadid.
E' Cofondatrice e Editor-in-Chief del webmagazine "artapartofcult(ure)"

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