ak2deru: visione e immersione sonora

Mostra rigorosa, essenziale, la personale di ak2deru (Tempio Pausania, 1975; vive e lavora a Roma) da Hyunnart Studio a Roma e curata da Mario De Candia.

Le opere sono esposte in modo che abbiano tanta aria e spazio intorno: per essere apprezzate nella loro semplicità, nei retaggi di tradizione segnico-pittorica, nei richiami evocativi di tipo rituale-sciamanico (per via dell’uso di cenere, argilla e terra come cromie e componenti pittoriche) e  nella loro forza poetica.

Il segno e la materia fisica sono unite in un unicum non figurativo che appare lieve e potenzialmente infinito: per la scelta della superficie accogliente, cartacea, e per la scelta di non usare cornici che inevitabilmente delimitano…

Il nostro artista – racconta De Candia nel suo testo – chiama questa sua pittura:

monosemica (dal greco mónos / uno solo, e sèma / segno), in riferimento al segno unico sul quale essa si fonda: il segmento di una porzione d’infinito, un archetipo, che riverbera e satura l’intera superficie. (…).

Tutto si unisce al suono, appositamente registrato dall’artista, la cui emissione è nascosta dietro una bianca parete, udible da un foro nero e in diffusione per tutto il luogo della mostra. Lo spiega bene De Candia, quando ricorda che:

“I legami fra musica e pittura, data la sua duplice attività di operatore visivo e sonoro, sono intrinseci in tutte le opere dell’artista, e in ogni loro declinazione, performance e installazioni incluse.”

Questo connubio non appare guidato da volontà di provocare effetti sinestetici ma sembra affidato a una percezione più razionale, seppure con radici nell’originario. Se la sinestesia in qualche misura ci lega a sensazioni e a una complessità ineriore e mnemonica positiva, talvolta languida, malinconica, ma sempre piuttosto luminosa, questo non riguarda la ricerca di ak2deru che analizza legami con la realtà, sostando più su un registro dell’introspezione patita sulla propria pelle, con uno sguardo drammatico sulla vita, o meglio: sul trascorrere del tempo, sulle metamorfosi  e sulla consunzione che sulla vita agiscono.

Così infatti ci spiega De Candia:

Il temperamento di Ak2deru appare tanto preso quanto influenzato da una visione drammatica, tragica (…) della vita e del suo decadimento (…). Inerente al lavoro, una incredibile onestà unita ad una luce infinita: qualcosa che è fondamentale per l’arte tanto quanto lo è per la vita.”

Info mostra

  • fino al 30 giugno 2021
  • Hyunnart Studio, Viale Manzoni, 85, 00185 Roma
  • Telefono: 335 547 7120
Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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