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Un’Art Week fuori. Il futuro di BAW a Bracciano. L’intervista

di Barbara Martusciello

Ad alcuni mesi dalla BAW Bracciano Art Week, svoltasi nel piccolo comune in Provincia di Roma e sull’omonimo lago, molto frequentato nei fuori porta capitolini e non solo, abbiamo investigato su una manifestazione che, con la direzione artistica di Maria Ludmila Pustka per le Arti Visive e di Massimiliano Ionta per le Arti Digitali, per questa prima edizione  ha scelto come tema portante Contemporary Bloom, un richiamo alla fioritura dell’arte contemporanea.

La kermesse si è svolta a maggio nel Centro storico di Bracciano, dal Palazzo Comunale al Complesso di Santa Maria Novella, dalla Chiesa della Visitazione al Giardino del Lago, dal Teatro “Delia Scala” alle Mura Rinascimentali, passando attraverso i luoghi meno noti della città.

Abbiamo fatto ai curatori qualche domanda per saperne di più, anche incuriositi da una scelta così periferica rispetto ai consueti circuiti del mondo dell’arte.

Barosphere_1 – Maix Mayer
immagine per BAW Bracciano Art Week
BAW Bracciano Art Week

Qual è il progetto alla base di questa Art Week 2025?

La Bracciano Art Week nasce dal desiderio di portare l’arte contemporanea in un luogo profondamente legato alla storia e alla bellezza, ma raramente incluso nei circuiti artistici più battuti.

Bracciano è un borgo medievale perfettamente conservato, affacciato su uno dei laghi più suggestivi d’Italia e dominato da uno dei castelli più importanti del centro-sud, quello degli Odescalchi.

Un luogo che, fino agli anni ’50, ha avuto una vivace scena artistica e che ancora oggi è meta di eventi internazionali.

L’idea alla base è stata quella di trasformare l’intero borgo in uno spazio espositivo diffuso e accessibile, capace di attrarre un pubblico eterogeneo: dall’appassionato d’arte al turista curioso, da chi vive a Roma – raggiungibile in mezz’ora di treno – a chi viene da altre regioni o dall’estero.

Un’offerta culturale che mancava soprattutto nel centro-sud Italia, dove manifestazioni simili sono ancora rare.

Il progetto si è sviluppato attorno al tema del Blooming – la fioritura – in omaggio al mese di maggio e, più in profondità, come metafora della vitalità creativa che l’arte porta con sé.

Le installazioni, le mostre, le performance e le opere digitali sono state pensate come un’esplosione di linguaggi diversi, capaci di dialogare con il contesto storico e architettonico in modo spontaneo ma curato.

La cittadinanza è stata coinvolta attivamente: molti spazi privati e solitamente chiusi – come ex cantine o magazzini nei vicoli principali – sono stati messi a disposizione degli artisti, così come le chiese e le piazze, grazie alla collaborazione con la Curia e il Comune.

Questo ha reso l’esperienza unica: ogni opera è diventata anche un’occasione per scoprire un angolo nascosto del paese.

La settimana si è articolata con un pre-opening dedicato alla stampa, ai collezionisti e alle istituzioni, seguito da quattro giorni aperti al pubblico, durante i quali la cittadina è stata letteralmente invasa da migliaia di visitatori.

In programma c’erano anche performance, installazioni immersive, arte sonora, arte digitale e persino musica barocca, proprio per offrire un ampio ventaglio di esperienze e accogliere pubblici diversi.

L’obiettivo principale?

Far rifiorire l’arte contemporanea in un luogo che, per sua natura e storia, è già arte.

Avete avuto contributi e sponsor? Come sono stati coinvolti in un’iniziativa probabilmente per molti non così consueta?

La Bracciano Art Week è nata da un’idea di Maria Ludmilla Puska, che ha creduto fin dall’inizio nel potenziale del borgo come luogo ideale per accogliere un progetto artistico di questo tipo.

Grazie alla sua determinazione e alla qualità della proposta, l’iniziativa è stata accolta con entusiasmo dal Comune di Bracciano, che ne è diventato il primo sostenitore.

Sebbene non ci siano stati contributi economici diretti, il supporto istituzionale è stato fondamentale: il Comune ha messo a disposizione gratuitamente tutti gli spazi pubblici coinvolti e ha facilitato ogni aspetto organizzativo, offrendo un sostegno che, nei fatti, ha avuto un valore concreto molto importante.

Anche la cittadinanza ha partecipato con generosità e spirito di collaborazione: numerosi privati hanno aperto luoghi solitamente chiusi – cantine, locali, ex magazzini – rendendoli disponibili agli artisti, curandone persino la pulizia, l’illuminazione e piccoli interventi di manutenzione.

È stato un gesto non solo pratico, ma anche simbolico: una vera forma di mecenatismo diffuso e spontaneo.

Accanto al supporto del Comune e dei cittadini, abbiamo avuto anche diversi sponsor locali che hanno scelto di legare il proprio nome alla manifestazione, e alcuni sostenitori – che potremmo definire veri e propri mecenati – che hanno contribuito senza chiedere nulla in cambio, mossi soltanto dall’amore per Bracciano e dalla voglia di vedere un progetto così innovativo prendere vita nel proprio paese.

Non tutti erano inizialmente esperti o appassionati di arte contemporanea, ma molti si sono lasciati incuriosire, e alcuni si sono scoperti partecipi ed entusiasti di un linguaggio artistico che non avevano mai incontrato da vicino.

Questo è stato forse uno degli aspetti più belli: vedere nascere un dialogo autentico tra il territorio e l’arte, in un clima di apertura, fiducia e collaborazione.

Come e perché una (un’altra) kermesse d’arte contemporanea fuori dal circuito più abituale rispetto ai centri più nevralgici del mondo dell’arte?

La scelta di realizzare una manifestazione artistica a Bracciano – e non in una metropoli o in una città già fortemente riconosciuta nel circuito dell’arte contemporanea – nasce dal desiderio di offrire un’esperienza diversa.

Un invito a rallentare, a scoprire, a guardare con occhi nuovi un contesto storico e paesaggistico unico, che già in passato aveva ospitato una vivace comunità artistica e che oggi si presenta come una meta facilmente raggiungibile ma fuori dai soliti percorsi.

Bracciano è, a tutti gli effetti, una località strategica: a poco più di mezz’ora dal centro di Roma, ben collegata sia con i mezzi pubblici che con le principali arterie stradali, dotata di una solida struttura ricettiva e turistica.

È un luogo che conserva intatta la sua bellezza medievale, affacciato su uno dei laghi più suggestivi d’Italia, e già molto amato da un pubblico internazionale.

Abbiamo ritenuto che proprio questa posizione “al margine” fosse un valore, un’occasione per creare qualcosa di nuovo: non solo per il pubblico locale o regionale, ma anche per chi cerca un’esperienza culturale autentica e fuori dagli schemi, lontana dalla sovraesposizione delle grandi città.

E in effetti, la risposta è stata sorprendente: abbiamo avuto visitatori da tutta Italia e dall’estero, appassionati d’arte ma anche curiosi attratti dall’idea di scoprire un borgo attraverso l’arte.

Ciò che rende la Bracciano Art Week diversa è anche la sua apertura a linguaggi molteplici. Abbiamo voluto abbracciare tutte le forme dell’arte contemporanea, dalle arti visive più canoniche – pittura, scultura – fino alla sound art, alla videoarte, all’arte digitale generativa e immersiva, alle installazioni interattive e performative.

Un mix che rispecchia il tema centrale della manifestazione: *Blooming*, la fioritura, intesa come esplosione creativa, apertura, ibridazione.

In un momento storico in cui molte proposte culturali tendono a concentrarsi nelle stesse aree e spesso a ripetersi, riteniamo che decentralizzare l’offerta culturale non solo sia utile, ma necessario.

L’arte, soprattutto quella contemporanea, ha bisogno di nuovi spazi, di nuovi contesti e di nuovi pubblici. E Bracciano, con la sua storia, il suo fascino e la sua disponibilità ad accogliere, ci è sembrato il luogo perfetto per farlo.

Dai nomi degli artisti coinvolti non rileviamo personalità già radicate nel sistema dell’arte più acclarato: che scelte avete fatto, su quali basi?

La selezione degli artisti è stata frutto di un equilibrio consapevole tra apertura internazionale, valorizzazione del territorio e attenzione a nuove voci. Alcuni nomi, come quello di Max Meier dalla Germania o delle artiste finlandesi che hanno partecipato, sono in realtà figure ben affermate nei rispettivi paesi, invitate grazie alla collaborazione con istituti culturali stranieri che hanno creduto nel progetto e ne hanno sostenuto la visione.

Per quanto riguarda gli artisti italiani, la scelta è stata invece orientata da un approccio curatoriale più libero e personale: abbiamo lasciato ampio spazio ai curatori per individuare proposte coerenti con il tema del Blooming, valorizzando non tanto la notorietà, quanto la qualità, l’originalità e il dialogo con il territorio.

In molti casi si è trattato di artisti attivi nella scena romana e laziale, che conoscono profondamente il contesto e hanno saputo interpretarlo con linguaggi autentici e spesso site-specific.

Una sezione importante è stata anche dedicata ai giovani e ai collettivi emergenti, spesso provenienti da accademie pubbliche e private. Dare loro visibilità in un contesto professionale è stato per noi un atto dovuto, ma anche un gesto di fiducia verso il futuro dell’arte contemporanea.

La Bracciano Art Week non è nata con un intento commerciale, ma con l’idea di creare uno spazio fertile di scambio, di ricerca, di esplorazione.

Proprio per questo abbiamo voluto evitare la ripetizione di nomi già molto presenti nel sistema, pur riconoscendone il valore, per lasciare invece emergere voci nuove, fresche e sincere.

In questo senso, è stata sia un esperimento curatoriale che una scelta etica: abbiamo voluto costruire un’offerta artistica viva, dinamica e inclusiva, svincolata da logiche imposte o da strategie di mercato.

C’è una diversa strutturazione tra curatori (e quindi anche artisti invitati) per l’arte visiva e per l’arte digitale e sonora: capisco per il sound ma come mai questa diversificazione, indicando la digitale come qualcosa a parte?

La distinzione tra curatela per le arti visive e per quelle digitali e sonore nasce da un’esigenza puramente pratica e non da una differenziazione concettuale. Non si tratta di due mondi separati: l’arte digitale e sonora fa pienamente parte del panorama dell’arte contemporanea. Tuttavia, si avvale di strumenti e linguaggi che richiedono competenze specifiche, sia nella lettura che nella progettazione curatoriale.

L’arte digitale, così come quella sonora, utilizza mezzi espressivi ancora relativamente nuovi, e proprio per questo richiede una conoscenza approfondita delle sue dinamiche tecniche, dei suoi codici estetici e dei suoi ambienti operativi.

Lavorare con software, ambienti immersivi, realtà aumentata, suono spazializzato o forme interattive significa avere una sensibilità diversa da quella richiesta per linguaggi più consolidati come la scultura, la pittura o l’installazione tradizionale.

In questa prima edizione, la curatela della sezione digitale e sonora è stata affidata a Massimiliano Ionta, artista digitale e conoscitore del settore, che ha coinvolto collettivi e autori con cui collabora da tempo. Questo ha permesso di costruire un’offerta coerente, innovativa e radicata nella scena digitale contemporanea.

Non c’è, dunque, una separazione di valore tra le forme d’arte coinvolte, ma una distinzione operativa che ha permesso di valorizzare al meglio tutte le espressioni presenti, ciascuna con la propria identità e potenza espressiva.

L’arte digitale, oggi, è una delle forme più fertili e sperimentali dell’arte contemporanea: conserva i temi e le urgenze che l’arte da sempre esplora – sociali, ambientali, esistenziali – ma li traduce in modalità nuove, immersive, partecipative.

 La risposta che avete avuto dalle istituzioni e dal territorio qual è stata? Che tipo di pubblico e che tipo di collezionismo pensavate di intercettare e ha intercettato?

Possiamo dire con soddisfazione che la risposta, da ogni parte coinvolta, è stata straordinariamente positiva. Dal Comune di Bracciano alla Curia, passando per la cittadinanza tutta, abbiamo incontrato non solo disponibilità, ma entusiasmo autentico.

Gli spazi sono stati messi a disposizione con generosità, a volte persino con slancio proattivo: porte che si sono aperte con naturalezza, luoghi che normalmente non sarebbero accessibili e che invece sono diventati parte integrante del percorso espositivo.

Un ringraziamento particolare va alla Curia, che ha compiuto un gesto davvero raro, quasi unico nel suo genere: ha aperto le proprie chiese, rendendole spazi espositivi per l’arte contemporanea.

È stata una scelta coraggiosa e profondamente significativa, che ha permesso non solo di ampliare lo spettro espositivo della manifestazione, ma anche di instaurare un dialogo virtuoso tra il patrimonio spirituale e quello artistico.

Non solo: grazie a questa collaborazione, la Bracciano Art Week è stata ufficialmente inserita nei circuiti di visita giubilari in occasione del Giubileo, un riconoscimento importante che rafforza il valore culturale e simbolico dell’iniziativa.

Anche la cittadinanza ha partecipato in modo attivo, contribuendo non solo con presenza e supporto, ma spesso anche con idee, aiuti pratici e una curiosità genuina.

Siamo rimasti felicemente stupiti da quanto il progetto sia stato accolto con calore, senza resistenze, e anzi con una voglia condivisa di far parte di qualcosa di nuovo.

Il pubblico è stato estremamente eterogeneo: dagli appassionati e conoscitori d’arte contemporanea – riconoscibili anche per la profondità delle domande poste durante le visite – fino a chi si è avvicinato con spirito esplorativo, magari alla sua prima esperienza di arte contemporanea. Questo incontro tra pubblici diversi è stato uno degli aspetti più gratificanti.

Anche sul fronte del collezionismo abbiamo avuto un riscontro positivo.

Alcuni collezionisti sono stati coinvolti attraverso visite guidate dedicate, organizzate appositamente per offrire un’esperienza più mirata, in un contesto non fieristico ma diffuso e narrativo, dove il rapporto con le opere e con gli artisti potesse svilupparsi in modo più diretto e rilassato.

Un’occasione diversa, ma non per questo meno efficace, per entrare in contatto con nuove opere e nuovi autori.

Come è andata? Quali i pro e i contro di una scelta periferica? State già pensando all’edizione n. 2?

La Bracciano Art Week si è conclusa con grande soddisfazione da parte di tutti: organizzatori, artisti, istituzioni e pubblico. È stata un’esperienza intensa e, per molti versi, sorprendente.

Nonostante la complessità che ogni prima edizione inevitabilmente comporta, possiamo dire che il progetto ha trovato da subito un terreno fertile.

Stiamo già lavorando con convinzione alla seconda edizione, forti dell’entusiasmo raccolto e con uno sguardo ancora più attento all’evoluzione del format.

La scelta di collocarsi in un contesto “periferico”, al di fuori dei tradizionali circuiti urbani dell’arte contemporanea, si è rivelata uno dei punti di forza del progetto. Ha permesso di generare un’atmosfera più distesa, autentica, in cui il pubblico ha potuto avvicinarsi alle opere con maggiore attenzione e meno distrazioni.

Gli artisti, presenti per quasi tutta la durata della manifestazione, hanno avuto modo di dialogare direttamente con i visitatori, innescando un confronto umano e culturale che spesso, nei contesti più affollati e istituzionalizzati, si perde.

Naturalmente, ci sono state alcune difficoltà organizzative, fisiologiche in un primo appuntamento di queste dimensioni. Ma proprio perché affrontate con spirito costruttivo, ci hanno dato strumenti concreti per migliorarci.

Già da ora, grazie anche ai primi contatti con sponsor e mecenati interessati a sostenere la prossima edizione, stiamo lavorando per rafforzare la struttura organizzativa e arricchire ancora di più l’esperienza proposta.

Vorremmo chiudere con una riflessione che ci accompagna fin dal primo giorno. La Bracciano Art Week è nata come una scommessa: il risultato del sogno e della visione di poche persone che hanno creduto nella possibilità di costruire qualcosa di nuovo, fuori dai percorsi già battuti.

Vederla diventare realtà, con una risposta così ampia e sentita, è la dimostrazione che c’è ancora spazio per l’innovazione, per la qualità e per la passione.

In un panorama dove spesso l’arte contemporanea sembra muoversi solo lungo itinerari prestabiliti, abbiamo voluto proporre un’alternativa, forse più silenziosa, ma non per questo meno incisiva.

E l’analisi che possiamo fare oggi, con lucidità, è che quando le idee sono sincere e portate avanti con dedizione, il pubblico sa riconoscerle. E risponde.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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