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Giovanni Chiaramonte ci lascia luoghi di luce istantanea e metaforica.

di Barbara Martusciello

Se la parola nomina, la fotografia mostra: così, in entrambi i casi, le cose esistono… e lo fanno, ovviamente, entro una nuova prospettiva, non conforme e personale, ovvero connessa strettamente sia a chi nomina, sia a chi mostra che, in ogni caso, a suo modo genera…

In questi termini Giovanni Chiaramonte (Varese, 1948 – Milano, 2023) ci ha restituito luoghi e realtà con i suoi scatti che, “foto dopo foto”, ci permettono di “comprendere che nulla rimane se non la memoria della luce, la verità dell’esistenza umana” (parole sue).

Estimatore di Paul Strand, conoscitore e ammiratore di Andrej Tarkovskij, della sua luce “istantanea e metaforica”, amico di Luigi Ghirri e con lui in quella seminale esperienza del “Viaggio in Italia”, il suo linguaggio visivo aveva e manterrà vivo un che di filosofico, spirituale e dunque metafisico, in un viaggio di conoscenza e liberazione dal peso esistenziale ma con una certa necessaria concretezza. Chiaramonte partiva dal sé in una rapporto quasi amorevole – pur se disincantato – con il resto del mondo; ci ha detto:

“i luoghi non chiedono mai un documento, i luoghi chiedono a chi li attraversa un riconoscimento d’amore. Un’immagine unica e irripetibile che nasca in te, persona unica e irripetibile ferma in quel luogo”.

Se n’è andato, all’età di 75 anni dopo una lunga malattia, lo stesso giorno dell’inaugurazione, all’Adi Design Museum di Milano, della mostra che aveva curato insieme a Michele Nastasi dal titolo Fotografia alla carriera. Omaggio della fotografia italiana ai maestri del Compasso d’Oro”

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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