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La natura ama nascondersi ma si rivela nella scultura di Benedetto Pietromarchi

di Barbara Martusciello

Ci tiene a premetterlo, Benedetto Pietromarchi: le sue opere dialogano con i luoghi, da essi assorbono storie, memorie, conformazioni che sostanziano il tema e l’estetica delle sue sculture. E’ avvenuto per la mostra al Museo Bilotti nel 2020, in cui ha cercato una sinergia con Villa Borghese, ed è così anche qui, in questa La natura ama nascondersi da VisionArea a Roma.

Tutto prende avvio dal vicino Tevere e da un tratto soprastante ben preciso che va da Ponte Sant’Angelo (voluto nel 134 d.C. dall’imperatore Adriano, vide apposte le statue nel 1535 per volontà di papa Clemente VII e poi nel 1669 da papa Clemente IX affidando a Bernini la cura del lavoro realizzato dai suoi allievi) a Ponte Vittorio Emanuele II (su progetto del 1886 firmato dall’architetto Ennio De Rossi, fu inaugurato nel 1911 e le sculture, realizzate da autori vari, si basano su temi di battaglie e patriottici); così, da una parte il limo del fiume entra in due suoi grandi quadri realizzati proprio con la terra del Tevere, dall’altra i gruppi scultorei sui ponti ispirano le sue varie zuffe dei demoni e le River Gods, ovvero vivaci e intemperanti primati.

In tutti i casi, la ricerca della Natura predomina nella sua investigazione – ecco spiegato anche il grande albero-radice con bizzarre infiorescenze e pappagalli – perché Pietrmarchi ha notato come le abbondanti, e tutto sommato selvagge, faune e specie vegetali sul Tevere, stando in basso, protette dagli alti argini, permettono di “dimenticare la città, sopra”.

Tutta l’indagine dell’artista romano (è nato nella capitale nel 1972 e vive e lavora in Toscana) è focalizzata sul nesso (e più spesso contrapposizione) tra Natura e Cultura, tra ambiti e fenomeni artificiali e/o illusori e quelli concernenti gli esseri viventi: mai come di questi tempi tali argomenti sono fondamentali da trattare.

L’arte lo fa attraverso il suo linguaggio e spesso arriva meglio grazie al suo carattere simbolico. Ma si deve cercare in profondità, come peraltro si deve fare per ricavare dati e verità: da qui il titolo, La Natura ama nascondersi, da Eraclito, physis kryptesthai philei, per il quale Physis è quella realtà prima e fondamentale, principio e causa di tutte le cose, nascosta, da cercare a fondo (e che qualcuno sintetizza con: Natura).

Per farlo, per cercare a fondo ciò che si nasconde e trovarlo, Pietromarchi adotta materiali originari: la sabbia del Tevere, appunto, e l’acqua; acqua anche per la creta, materia viva con la quale intraprende un corpo a corpo anche fisico, atto che compie sin dalla giovanissima età e che si è consolidato negli anni, sino a diventare portante del suo procedere artistico attuale. Stavolta, l’artista mantiene tutto crudo, ovvero in ciò che è prima della cottura che sarà tramutato in ceramica: più dura, resistente e accattivante.

Al pubblico la scelta: di portare a casa una terracotta già data od opzionare quella in argilla che solo su richiesta subirà il passaggio ulteriore. Di necessità si può fare virtù sottolineando la bellezza pure in ciò che è all’inizio, essenziale, più nuda, e che, anche in questo caso, sembra ami nascondersi…

La Natura, del resto, è anch’essa evoluzione, mutazione continua, e ad essa guardano l’alchimia e sicuramente l’arte visiva. E qui tocchiamo un altro punto legato a questa nuova serie di Pietromarchi, ovvero il soggetto dominante, quasi un messaggero della sua poetica, replicato nelle sue sculture: la scimmia.

Emblema di umanità primordiale, di istinto supremo, e nell’arte allegoria della pittura e della scultura, nonché grottesco personaggio di volta in volta significante, contrassegna anche le trasformazioni e trasmutazioni e un ponte – guarda caso – tra gli strati superiori e inferiori della coscienza che proprio l’alchimia considera come “dinamiche di congiungimento”.

Una molteplicità di rimandi, questi, che entrano tutti in queste articolate opere alle quali fanno da contraltare delle raffigurazioni di graziosi animali spirituali: i pappagalli. D’un verde brillante (lucidi nella loro patina di cottura), Pietromarchi li posiziona sopra il suo grande tronco d’albero (in verità: una radice capovolta).

Sono il plastico palesamento dei cambiamenti climatici in atto: i parrocchetti, giunti in Italia, soprattutto a Roma, sono diventati parte infestante della fauna nostrana, ma non sono autoctoni, pur essendosi ormai qui definitivamente stabiliti per via delle condizioni atmosferiche ormai tropicalizzate.

Ma la Natura, fortunatamente, è resistente e resiliente e, nonostante gli attacchi continui, gli sfregi e le modificazioni da parte dell’Uomo, è riuscita sino ad oggi ad adattarsi.

Questo accomodamento e questa forza traspaiono dal lavoro di Benedetto Pietromarchi, e sono un po’ quello che l’artista ovunque cerca per poi portarlo nella sua produzione: più precisamente, la capacità di sopravvivenza della Natura alle stratificazioni urbane e umane (e sempre più spesso disumane).

Info mostra Benedetto Pietromarchi, La natura ama nascondersi

  • dal 24 novembre 2022 al 14 gennaio 2023
  • VISIONAREA Art Space – Auditorium della Conciliazione
  • Piazza Pia, 1 – Roma
  • Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it

 

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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