Quell’8 marzo a Roma quando Jane Fonda…

Vogliamo raccontarvi di quell’8 marzo del  1972 a Roma e di una giornata memorabile.
Le ragazze erano tutte lì, in tantissime (circa 20mila), radunate pacificamente in una delle piazze-simbolo della Capitale e della lotta per le libertà individuali e collettive. A Campo de’ Fiori – il luogo non fu scelto a caso – si diede il la a una trasformazione nei gruppi originali femministi in più organica e ramificata realtà e si organizzò di fatto la prima grande e coordinata manifestazone italiana femminista.

Tra le partecipanti ce n’era una interazionalmente e popolarmente molto nota anche per il suo impegno per i diritti civili e di genere: Jane Fonda.

Attrice e attivista, aveva smesso gli abiti da eroina futuribile paladina dell’emancipazione sessuale (“Barbarella”, quella del film di Roger Vadim, non a caso datato 1968), e aveva indossato maglione e minigonna per andare con le femministe italiane nella sua amata Città eterna.

immagine per Roma, Piazza Campo de' Fiori, 1972 - Jane Fonda alla manifestazione femminista
Roma, Piazza Campo de’ Fiori, 1972 – Jane Fonda alla manifestazione femminista
Lo spazio urbano lì e intorno era pieno di cartelli e risuonava di slogan: «Legalizzazione dell’aborto», «Io sono mia», «Il matrimonio non è una carriera», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata».

La richiesta era che fosse la donna e solo la donna a decidere della propria vita, del proprio  destino, del proprio corpo, maternità compresa («Partoriamo idee, non solo figli»).

Non va dimenticato che la lapidaria enciclica Humanae Vitae di Paolo VI era datata 1968 e fu molto netta, con una ricaduta fortissima a livello etico e decisionale politico. Contrastare lo status quo era quindi difficilissimo e faticoso. Le donne lo fecero, e lì si palesò la qualità e quantità del loro agire.
Ovviamente, lo scandalo e la reprimenda furono enormi, come lo era, però, il desiderio di cambiare in meglio la vita delle donne, i Costumi morali e sociali e le sorti di un intero Paese.

Jane urlava con la folla di donne riunite in Piazza, con un ottimismo solidale consapevole dell’epicità del momento: si stava facendo la Storia.

Ma come sempre, per farlo, il prezzo da pagare era alto; anche quella volta, infatti, le “streghe”, come erano ribattezzare le donne che protestavano e si battevano per l’equità e un civile progresso della società, furono biasimate e duramente attaccate.
La repressione fu terribile: quella manifestazione fu purtroppo nota anche per le violente cariche della polizia, con il controllo di forze retrograde e oscure di Stato; sulle manifestanti cadde una strategica pioggia di  manganellate e botte tanto che molte di loro finirono in ospedale.
La stampa scrisse tutto e il contrario di tutto. I partiti, come spesso accade, non furono abbastanza al passo con quel che stava succedendo e che doveva accadere; anche la Sinistra restava indietro, non comprendendo la dirompenza di idee e affermazioni quali «Nella famiglia, l’uomo è il borghese e la donna il proletario!». 

Ma l’onda non si poteva più arrestare.

Era iniziata la grande stagione per l’emancipazione femminile e una delle vittorie fu l’approvazione della legge 194, nel 1978, dopo tante, troppe morti tra mammane e medici senza scrupoli…

Si evidenziò quanto davvero il personale si facesse e fosse politico, secondo il fortunato e radicale assunto di Carol Hanisch (primo prodomo: 1969 ).

E noi ringraziamo per questo enorme lavoro e sacrificio di cui gioviamo oggi ma che va continuamente difeso, ribadito e portato a livelli sempre più profondi in un mondo che deve cambiare in meglio per tutte e tutti.  In questo dobbiamo impegnarci.

Questo è per noi la Festa della Donna, non solo mimose.
Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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