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Joana Vasconcelos. Solitàrio sull’iconica Terrazza del Pincio a Roma. Qualche perplessità

di Barbara Martusciello

La portoghese (nata a Parigi nel 1971) Joana Vasconcelos è un’artista di qualità, con un curriculum di tutto rispetto e ha realizzato opere meravigliose e sempre piene di spunti di riflessione importanti, oltre ad avere una loro peculiare bellezza.

Questa però no: questa gli è venuta proprio male come un mappazzone, un monumento imponente / impositivo, verticistico che, anche solo per questo, oggi appare culturalmente giurassico e francamente insostenibile.

Un monumento all’aperto è sempre un dispositivo comunicativo e lo spazio pubblico è delicato, non è mai neutro.

La Capitale è una città complessa, “cruda”, che “ama e non perdona” e “te divora come ‘n barracuda” (cit. 7 vizi capitale, singolo di Piotta /Tommaso Zanello in collaborazione con Il Muro del Canto, pubblicato il 27 marzo 2015) e necessita di osservazione profonda, ascolto e attenzione: stavolta ciò sembra assente in questa abnorme ruotona fatta di 110 cerchioni dorati sormontati da una sorta di diamante fatto con bicchieri di cristallo a figurare un tradizionale anello di fidanzamento un tantino… fashion alla Garavani e Giammetti (che non citiamo qui a caso.

Titolata Solitàrio, svetta sulla Terrazza del Pincio ma, per grazia di tutti gli dei dell’Olimpo, è temporanea, come lo erano – fortunatamente! – le sculturone di volta in volta installate in Piazza Municipio a Napoli (in questi ultimi anni) che non pochi strali hanno calamitato su di loro, inciampi compresi.

L’installazione della nostra artista ci pare didascalica che più didascalica non si può, con qualcosa di troppo e qualcosa di troppo poco ed è quel che manca a pesare non positivamente.

Se questa iniziativa doveva confermare un altro passo per “una città che vive la cultura come esperienza condivisa”, come ha detto l’Assessora alla Cultura del Municipio, Giulia Silvia Ghia all’inaugurazione dell’installazione, qui di condiviso cosa c’è?

Cerchiamo di entrare più a fondo dell’analisi: se per alcuni l’opera, pur con l’ammissione di una sua indubbia invadenza e imponenza, è efficace proprio per la sua ridondanza esplicativa, ed anzi, come indica ad esempio Francesco Cascino “richiama il kitsch del generone che vive di auto e gioielli, permettendo un rispecchiamento nella realtà di finto lusso invadente e insostenibile, e quindi è una denuncia perfetta”, riteniamo che solo quando la concettualità è simbolica e calibrata possa funzionare e assolvere al suo compito di racchiudere in sé forma e contenuto, etica ed estetica.

Insomma, stavolta pare che questa impalcatura poetica scricchioli parecchio, pur riconoscendo la generale grandezza dell’artista, la sua degnissima ricerca, la sua capacità sfidante.

Perché la poetica di Joana Vasconcelos, ravvivata da influssi del Barocco, di Louise Bourgeois, Marcel Duchamp e del realismo magico di Fernando Pessoa, generalmente lo è, provocatoria, pur con una sua evidenza festosa. Si fonda sull’uso di materiali quotidiani e artigianali tradizionali (ricamo, crochet, ceramica; oggettistica) dei quali sovverte l’uso consueto originario per creare installazioni monumentali che non solo trasfigurano ma abitano lo spazio.

Usando il tasto del surreale, del simbolico, del meraviglioso e dell’ironia, le sue opere uniscono memoria (anche quella popolare) e impegno sociale affrontando temi come identità, femminilità, potere e disobbedienza domestica, ribaltando stereotipi e ruoli tradizionali.

Ciò dimostrato, restiamo del parere che questo suo Solitàrio capitolino non agisca nel migliore dei modi propri alla Joana Vasconcelos. Ma poiché stiamo ponendo valutazioni critiche che, pur se competenti e informate, non sono Legge, quindi ognuno potrà avere legittimamente pareri diversi, chiudiamo esclamando:  viva l’Arte, in ogni caso, viva Joana Vasconcelos.

Informazioni Solitàrio. Installazione di Joana Vasconcelos

  • con il Patrocinio di Roma Capitale, la collaborazione con il I Municipio Roma e il supporto della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti.
  • Terrazza del Pincio, Roma
immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

Una risposta

  1. Il concetto forse c’era… Poi deve essersi perso da qualche parte tra i 110 cerchioni dorati. Sembra una brutta pubblicitá congiunta: concessionario+supermercato

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