Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. No man’s land quindi di tutti e per tutti

L’incontro con le opere di Yona Friedman (classe 1923, ebreo ungherese di Budapest, naturalizzato francese) a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara è emozione. L’architetto e artista, protagonista dell’utopismo architettonico [“L’architettura ha un significato più profondo del semplice costruire. (…) Tutto è connesso”, scrive], ha pensato, con il più giovane collega artista Jean-Baptiste Decavèle (nato a Grenoble nel 1971), tre lavori ambientali – in oltre 2 ettari boschivi donati da Mario Pieroni – Zerynthia (con Fondazione Aria) – che dialogano con il territorio senza violentarlo: importante esempio di connessione feconda tra Natura e Cultura.

Entrare e interagire con questa idea concretizzata e collettiva (con la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio), poetica ed etica e, soprattutto, estetica e politica,  è tornare all’origine. Origine come originario, madre e padre di tutte le cose, primordiale…

Su una piana si stagliano candide pietre di fiume collocate a formare un ampio disegno essenziale, a dimora, quasi, sull’erba: sorta di sornioni guardiani del territorio, i sassi sembrano vigilare su di esso ma accogliendo i visitatori che decidano di seguire, punto per punto, le linee prefissate dagli artisti, di scavalcarle, di zigzagarvi dentro, di far parte in qualche modo dell’opera e passando dal ruolo di pubblico/spettatore a quello di attore partecipe e attivo. Le pietre determinano confini che si rivelano immediatamente e giocosamente aperti. Similmente, più in basso, in un clivo tra gli alberi, più di mille canne di bambù si intrecciano a montare strutture leggerissime che mimano facciate e tramezzi che si svelano immediatamente anch’essi aperti, a richiamare il celebre museo senza pareti di Friedman e Decavèle atto a sovvertire la diversa identificazione tra contenuto e contenitore e a fare della distopia un’utopia realizzabile. Intorno a questa edificazione segnica ci sono circa duecento alberi di noce che recano marchiature ad arte sulla corteccia, come tatuaggi di riconoscimento, tags enciclopediche, alfabeto immaginifico per un linguaggio universale (solo umano?!).

L’arte è dunque qui fortemente in relazione con il contesto e lo spazio, che restano dischiusi e ospitali. Se questa è Terra di nessuno è quindi di tutti e per tutti, come ciò che è – lo ribadiamo – origine; questa No man’s land lo è seguendo una modalità altra per riformulare lo stare al mondo e nel mondo dell’uomo, come sarebbe piaciuto a Joseph Beuys, e secondo un principio, quello dell’ecosofia – da Gregory Bateson e Felix Guattari  ma anche Arne Naess Raimon Panikkar-, che possa “re-inventare il rapporto del soggetto con il corpo, con le fantasie, con il tempo che passa…” (F Guattari: Le tre ecologie, Edizioni sonda, Torino-Milano, 1991) e con la realtà. Nel nostro caso, non limitandosi alle opere ma alla progettazione di Fondazione No Man’s Land per fare resilienza dell’emergenza e confrontarsi sulle possibilità di rimodulazione dei sistemi artistico-culturali, divulgativi e sociali. Aggiungendo, Friedman, la fiducia nell’auto-regolamentazione degli esseri umani e degli abitanti del pianeta. Sperando che tale fiducia non vada delusa…

  • No man’s land | Yona Friedman, Jean-Baptiste Decavèle 
  • Inaugurata il 14/05/2016
  • A cura di cecilia Casorati
  • Con Zerynthia e Fondazione Aria
  • Località Contrada Rotacesta, Loreto Aprutino, Pescara
  • ingresso è gratuito
  • Ufficio stampa Maria Bonmassar: ufficiostampa@mariabonmassar.com
  • Info www.fondazionearia.it/progetti/nomansland/

Sino al 15 giugno è attivo un concorso (inconsueto per il mondo dell’Arte, poiché si vince non danaro, non libri, ingressi a musei, ma… un percorso benessere per due persone presso la SPA dell’hotel Villa Maria a Francavilla a Mare. C’è già la ressa per partecipare!) che invita a fotografare qualcosa della mostra: un dettaglio, uno scorcio, un insieme; aggiungere l’hastag #friedmandecavele e ogni settimana verrà pubblicata sulla pagina Instagram  la foto più bella e alla fine sarà indicato il primo premio.

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, direzioni di programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social. Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri"), su periodici e webmagazine; ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, occupandosi, già negli anni Novanta, di contaminazione linguistica, di Arte e artisti protagonisti della sperimentazione anni Sessanta a Roma, di Street Art, di Fotografia, di artisti emergenti e di produzione meno mainstream. Ha redatto e scritto centinaia di cataloghi d’arte e saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. E' stato membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici (2017 e 2018). È cofondatrice di AntiVirus Gallery, archivio fotografico e laboratorio di idee e di progetti afferente al rapporto tra Territorio e Fotografia dal respiro internazionale e in continuo aggiornamento ed è cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

commenta

clicca qui per inviare un commento