Lamberto Pignotti è indiscusso protagonista e agitatore della sperimentazione verbo-visiva. Nato a Firenze il 26 aprile del 1926 ha appena compiuto cent’anni.
Questa occasione è stata ed è motore di molte mostre inaugurate recentemente in gallerie e Musei (tra queste: Pignotti 100. Pop-esie visive, dal 23 aprile al 18 ottobre 2026 al Mart Rovereto e in collaborazione con il Collegio Cairoli di Pavia; che ha a sua volta in corso Lamberto Pignotti 100 e ancora 100; Lamberto Pignotti – Sex Sport Burocrazia alla Galleria RUBBER di Recanati; Pignotti e Hogre, Identikit da Bianco Contemporaneo di Roma) che parallelamente hanno focalizzato molte ricerche sulla figura dell’artista, come la Galleria Frittelli di Firenze e la studiosa e docente Raffaella Perna, che ha sottolineato come il lavoro di Pignotti agisca da «cavallo di Troia», usando i linguaggi della comunicazione di massa per sovvertirli dall’interno.

L’attualità del suo lavoro e la figura di Pignotti sono ora celebrati anche in un evento articolato e all’insegna della pluridisciplinarità [1] nel suo VII Municipio di Roma: l’iniziativa è organizzata dallo Studio archivio Courtesy Fratelli Emme di Roma, guidato dall’artista Gianfranco Grosso coadiuvato dal giornalista e divulgatore enogastronomico Tommaso Caporale e, in questo contesto, con la partecipazione di chi scrive, e vede il Patrocinio proprio del Municipio e la presenza del Presidente Francesco Laddaga con il saluto dell’Assessore alla Cultura Riccardo Sbordoni.
Questa acclamazione è quasi d’obbligo perché Pignotti, diventato dal 1968 abitante di Roma, qui abita in uno dei quartieri più ampi e vitali della Capitale: quel già indicato VII Municipio, ex IX, abitato, vissuto, animato da moltissimi artisti e intellettuali sia in un glorioso passato, sia attualmente, tanto da aver rappresentato una incredibile, straordinaria Factory Diffusa che è ancora oggi molto dinamica [2].
In quest’area e contesto, Pignotti vive in Via Magna Grecia, nata sulle ceneri dei prestigiosi studi cinematografici Cines (distrutti da un incendio nel 1935), a pochi passi da San Giovanni e da quelle mura che fanno da confine tra fuori e dentro l’Urbe.


Questa cesura, che un tempo aveva significati profondi, anche militarmente intesi, segnava una frontiera al di là della quale si estendevano, in anni meno remoti, molte periferie e le borgate che il citato Municipio conteneva.

È stato però anche dimora e frequentazione di moltissimi artisti, intellettuali e cinematografari: partendo da Pier Paolo Pasolini, legati al quartiere in quegli anni furono Cesare Tacchi e Renato Mambor (al Tuscolano); Fellini (da Rimini a una stanza ammobiliata in via Albalonga 13) e Marcello Mastroianni (con la famiglia in via Imera 15, poi in via Pescara 2); Pino Pascali che era assiduo nel villino di Via di Villa Lazzaroni 4, sede della studi di animazione e grafica pubblicitaria della Lodolo Film con cui l’artista collaborava, già alla fine degli anni ’50 e in sodalizio fecondo con Sandro Lodolo.
Anche Francesco Lo Savio era abituale in zona, ospite temporaneamente in una casa cantoniera o piccolo edificio afferente al casale di Liana Sisti che, grazie all’idea del pittore Enrico Cervelli, che vi aveva stabilito il proprio atelier, divenne la sede della storica galleria d’arte Appia Antica e della redazione dell’omonima rivista in cui giganteggiava Emilio Villa, che vi portò tanti degli artisti della sperimentazione romana, poi definita Scuola di Piazza del Popolo, e altre mostre tra le quali alcune internazionali, oltre a Peggy Guggenheim in visita…
Per tacer di Cinecittà dei suoi Studi, ma anche della vicina sede del P.C.I. che ospitò nell’ottobre 1958 un Premio e una connessa mostra seminale (con quasi tutto il gruppo di amici al completo: Francesco Lo Savio, Tano Festa, Mario Schifano, Sergio Lombardo, Renato Mambor, Cesare Tacchi, Franco Angeli, Giuseppe Uncini).
L’elenco dei senjor d’eccellenza artistica legati a questo vivace, eterogeneo Municipio è lungo (Gianfranco Notargiacomo, Elio Marchegiani, Paolo Cotani, Alfredo Pirri; in altri settori Gigi Proietti, Stefano Disegni etc.) e fa intuire, guardando la formazione, le amicizie, i luoghi, le opere, che per molti di loro quell’ambiente urbano fuori dal Centro ha in qualche misura forgiato l’estetica della loro arte della modernità, ispirata dalla Roma in costruzione, operaia, delle nuove unità abitative; dei materiali industriali e poveri, del concetto di “set” cinematografico, dei cartelloni stradali e pubblicitari; della medialità e del riuso; per taluni, anche l’impegno politico e la militanza…
È questo il caso del nostro Lamberto Pignotti la cui parabola artistica è in tutti i Manuali di storia dell’arte e della cultura contemporanea: laureatosi nella sua città natale, si forma assorbendo la lezione delle avanguardie storiche – Futurismo, Dadaismo, soprattutto – e subito si palesa come colui che innesca la sperimentazione verbo-visiva da considerare a tutti gli effetti una guerriglia artistica rivoluzionaria.
Questa vis da agitatore visivo-poetico la esprime sia da solo sia nel contesto prima del Gruppo 70 a Firenze nel1963, poi del Gruppo 63 con eccellenti e celebri compagni di collettivo (solo per ricordarne alcuni: Giuseppe Chiari, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Emilio Isgrò, Achille Bonito Oliva, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Alfredo Giuliani, Nanni Balestrini, Angelo Guglielmi, Elio Pagliarani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti…).
Cosa sia la sua arte lo definisce egli stesso, indicando la Poesia Visiva, e quella Tecnologica così:
«una poesia che ricerca dei rapporti fra materiale verbale e materiale VISIVO, ambedue i materiali per lo più tratti e “rigenerati…” da quotidiani e rotocalchi».
Il riferimento è quindi ai medium d’informazione per il grande pubblico. Però, Pignotti ne rovescia e sovverte i messaggi, con una riflessione connessa all’influenza della cosiddetta galassia Gutenberg sulla società, ben teorizzate da McLuhan.
Dunque, se nella comunicazione di massa (giornalismo, pubblicità etc.) si mira alla rapida usura e obsolescenza delle informazioni e si contribuisce di fatto alla passività del pubblico fruitore-consumatore, al contrario, in questa forma di poesia e d’arte – con ironia e molta… preveggenza – si contesta tale processo e si manipola e trasforma in qualcos’altro, con una forma e forza allo stesso tempo «estetica e ideologica».
Questa si traduce in lettere, parole, frasi svincolate dalle regole del comune linguaggio – quelle, cioè, grammaticali e logiche – per farsi libere e visive nel campo pittorico (quadro, disegno o altro) con la tecnica del riporto mediale-fotografico, del prelievo, del collage, attraverso la modalità delle contrapposizioni, giustapposizioni, sovrapposizioni, nuove associazioni di senso – compiuto o allusivo – e portando quindi tutto verso significati ed espressività non più conformi ma inediti.
Si badi bene: tale espressività non è originata dalla Pittura che gioca sul tavolo della Poesia ma, al contrario, da uno sperimentalismo della Poesia che si fa visiva in un modo speciale; museale ma anche popolare. Stimolatrice di cambiamenti. Perché, parliamoci chiaro, come fa del resto Pignotti stesso:
«O la poesia, o l’arte in generale, trasforma profondamente i costumi, o è nulla».
L’immaginazione al potere, come recitava una celebre frase nel contesto del maggio francese del ’68, la possiamo in questo caso specifico connettere a un uso creativo e anche intellettuale (e politico) del linguaggio verbale che si fa dispositivo critico.
Questa sua ricerca multimediale, intercodice, si palesa in opere a parete, happening e performance, particolari francobolli, libri d’artista, in un arazzo, in un’etichetta di vini, in un… omaggio a Pinocchio; e anche in una vasta attività saggistica anche su importanti quotidiani, che Pignotti orienta verso la militanza e l’attualità culturale.
Le sue opere, insomma, superano la semplice rappresentazione e trattano del linguaggio, del senso del linguaggio, del suo scopo (e di quello opportunistico dei sistemi di potere); del linguaggio della poesia; e di quello dell’arte, visionario e immaginifico. Si comprende bene come non siano mai produzioni neutrali.
Esse, infatti, investigano con biasimano irridendo la società dei consumi bellicista, oppressiva, delle regole stereotipate, dei preconcetti, della serialità, dell’avvilimento dei diritti civili, delle disparità, dello sfruttamento dei lavoratori, del controllo e della mercificazione del corpo femminile…
In tutta evidenza, la produzione di Umberto Pignotti è una forma di poesia e d’arte di lotta e campo d’indagine con la quale l’osservatore crea un rapporto: opera aperta (1962) lector in fabula (1979), per dirla alla Umberto Eco, portatrice di esperienza e possibilità non omologata di osservare la realtà nella sua complessità, problematicità e anche pericolosità; ed era pionieristica quando nacque, decenni fa, tanto quanto è ancora oggi fragrante e sul pezzo. E necessaria.
Note
1. in occasione della citata serata del 27 aprile 2026 dedicata a Lambero Pignotti, è stata anche presentata un’etichetta vinicola d’autore appositamente realizzata dall’artista per le bottiglie del premiato (nel 2024) novello prodotto dalle cantine Volpetti di Ariccia, Roma.
Il progetto, a cura di Caporale e Grosso, è volto al connubio tra realtà ed eccellenze italiane, unendo le arti visive, la cultura contemporanea, il gusto e il vino e i loro rispettivi mondi. Tutto questo all’interno della Corte (intitolata Alan Jones) dell’Associazione e atelier d’artista Studio archivio Courtesy Fratelli Emme di Roma, nuova realtà nata come sorta di attivatore e presidio artistico-culturale nel VII Municipio di Roma.↑
2. Questa notazione si basa su dati di fatto storici all’insegna di una speciale toponomastica che pochi o nessuno hanno approfondito nella sua globalità ma meritevole di non poche targhe e medaglie a cui artapartofcult(ure), Studio archivio Courtesy Fratelli Emme e la sottoscritta stanno lavorando.↑
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello
- Barbara Martusciello

















