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È Gerhard Richter l’artista della storia plausibile di Opera senza autore

di Barbara Martusciello

La conoscete la storia vera celata dietro il film Werk ohne Autor? È quella romanzata e inizialmente drammatica, giovanile e di formazione di un artista, che è in realtà Gerhard Richter (Dresda nel 1932) attraverso la Storia dell’Europa del Novecento e viceversa.

Questo è il magnifico Opera senza autore (trad. italiana), 2018, ispirato dal libro Ein Maler aus Deutschland. Gerhard Richter. Das Drama einer Familie del giornalista Jürgen Schreiber che, si legge nel colophon, “ripercorre la vita di Richter, da sempre restio a parlare del suo privato di uomo e artista.”

Il film, non approvato dal riservatissimo artista (che ha accusato il biopic di contenere molte distorsioni della sua biografia), è dell’originale regista Florian Henckel von Donnersmarck che, dopo Le vite degli altri (Premio Oscar e David di Donatello nel 2007), qui ci mostra nuovamente l’abisso in cui precipitò e che tentò di imporre la sua Germania: oscurità mai abbastanza indagata.

Così, eccola: nel film (dato in tv qualche giorno fa e su Amazon Prime assai gettonato) si dipanano storie familiari e la vita di un bambino, poi adolescente, e quindi studente d’arte e artista con il ricordo di più tragedie patite a causa del Nazismo: uno zio ufficiale nazista (di cui il film non parla), suo padre unitosi al partito solo per paura e morto suicida; e la giovane zia Marianne, schizofrenica, internata e soppressa per l’applicazione dell’agghiacciante politica dell’eugenetica che scoprirà applicata dal suocero, Heinrich Eufinger, ginecologo specializzato nella pratica delle sterilizzazioni.

Si passa, quindi, attraverso quell’Immunity Act del 1954 che, tacendo sui criminali e le efferatezze naziste, volle imporre una normalizzazione tedesca.

Dentro a tutto ciò scorre un mondo che contiene la creatività di Richter, mentre vediamo passarci davanti la Germania del Terzo Reich, la preminenza russa sul territorio da ricostruire e ricostituire e poi la terribile divisione tra la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca fino alla Guerra Fredda e agli anni Sessanta.

In tale articolato mescolamento di storie e Storia, biografia e invenzione, incontriamo anche Beuys, artista e Professore determinante per la crescita creativa di Richter, che nel 1961 era fuggito da Berlino Est per andare con l’amata moglie oltre cortina, per proseguire gli studi artistici a Düsseldorf, città più libera e di sperimentazione.

Qui si definisce la sua consapevolezza da artista e si paleserà la verità che egli da sempre cerca e a cui voterà tutto; ciò avverrà in modo apparentemente casuale sia attraverso una purificazione intellettuale, il superamento di ogni ideologia e un’eliminazione della soggettività e del dato biografico nelle sue opere, in favore della concettualità e della spersonalizzazione, sia grazie al rapporto pionieristico tra pittura e fotografia.

Affermerà:

“I miei quadri sono più intelligenti di me”

(Dipingere è) un mezzo per rendere l’inspiegabile più spiegabile”

Solo in questo modo, come detto, ovvero senza distrazioni né alterazioni emotive, riportando fotograficamente, ma con la raffigurazione pittorica, la realtà, egli riteneva e ritiene possibile raggiungere quella verità a cui anelava e anela. E tutto, tutto indica che c’è una connessione in ogni e per ogni cosa… e che l’arte svela anche al di là del suo stesso autore.

“Il quadro (…) ci priva delle nostre certezze perché priva ogni cosa di qualsiasi nome o significato. Ci rivela invece l’universalità e la pluralità di significati che impedisce di formulare un singolo giudizio e un solo parere.
G. R., da Notes, 1964.

Film potente, ampio, ambizioso e lungo (3 ore!) che funziona e andrebbe studiato come un capitolo, commovente e coinvolgente, della Storia dell’Arte.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

7 risposte

  1. Mi organizzo per vederlo prima possibile. Sono rimasta affascinata da questa presentazione del film e ho stima del regista. Grazie assai.

    1. Gentile Amelio,
      anche io mi sono emozionata vedendo il film a suo tempo, rivedendolo e scrivendone. Concordo con kei che andrebbe fatto vedere nelle Scuole e soprattutto nelle Accademie di Belle Arti che non dovrebbero prescinderne!

      Grazie e continui a seguirci, fa molto piacere non sentirsi “soli”!

  2. Sono felice che si parli di questa opera meravigliosa. “Opera senza autore” (2018), diretto da Florian Henckel von Donnersmarck, ha ottenuto importanti candidature ai Premi Oscar 2019. In ‘Werk ohne Autor’ il regista si è liberamente ispirato alla vita e all’opera del pittore Gerhard Richter e ha creato un film stupendo che tanti dovrebbero vedere. Pura poesia. Gerhard Richter ha contribuito alla prestigiosa collezione “Terrae Motus” (presso la Reggia di Caserta) con l’imponente opera astratta “Static” (1983, cm 200×320). Questa opera fa parte della raccolta ideata dal gallerista Lucio Amelio per rispondere artisticamente al terremoto dell’Irpinia del 1980.

  3. Il film è molto bello. Ma di più risponde ad un quesito posto nel XX secolo. Se uno stato, una società doveva o meno imporre o proporre una formazione sociale in modo che gli uomini fossero uguali.
    Il film infatti contestualizza il presupposto tra ciò che la società determinava il giusto il dovere e il collettivo in contrapposizione al semplice amore di una coppia che scevra di ideologie e spiegazioni vuole vivere.
    Lo stesso Richard ci dice che è il senso profondo di universalità che è la nostra istruzione perché ci impedisce di essere giudicanti e soggettivi. Nel film viene più volte ripreso da diversi personaggi in modo diverso. Ancora di più tocca la profondità atavica dell’ universalità

    1. Grazie Enrico di questa tua illuminante riflessione. Il quesito può avere due risposte, ma in ogni caso una scelta o l’altra presenta criticità e pericoli…

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