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Arte in Nuvola 2024. Di chi? Di cosa? Perché?

Si è chiusa domenica la Fiera Arte in Nuvola 2024 di cui abbiamo già dato conto qui, confermando la nostra generale valutazione della kermesse.

Possiamo aggiungere, dopo aver parlato con più della metà dei galleristi, che la tendenza preoccupante delle scarse vendite riscontrata nelle ultime Art Fair (è appena appena andata meglio a Padova) si è ripetuta, almeno nella sezione più contemporanea, ammortizzata, si fa per dire, da uno o più acquisti da parte – così pare, così ci informano – dello stesso patron di Arte in Nuvola, Nicosia, bontà sua.

immagine per Roma Arte in Nuvola 2024 -ph. Claudio Orlandi
Roma Arte in Nuvola 2024 -ph. Claudio Orlandi

Ribadendo il lieve miglioramento nell’area sottostante, quella del moderno, che avrebbe bisogno di ancor più controllo relativamente alla selezione degli espositori – come abbiamo scritto, anche considerando polemiche e scandali saliti ultimamente agli onori delle più ampie cronache su attribuzioni e falsi – si segnalano le sempre ottime prestazioni (e di alcuni anche vendite) delle gallerie Tornabuoni (Firenze – Milano – Roma – Paris – Forte dei Marmi – Crans); Russo (Roma); solida Mucciaccia Gallery (meglio qui che al piano di sopra, con la Project).

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Galleria Tornabuoni, stand -ph. Claudio Orlandi
immagine per galleria Mucciaccia - stand -ph. Luca Barberini Boffi
galleria Mucciaccia – stand -ph. Luca Barberini Boffi
immagine per galleria la Nuova Pesa, Roma - stand -ph. Barbara Martusciello
galleria la Nuova Pesa, Roma – stand -ph. Barbara Martusciello

Elegante La Nuova Pesa (Roma), con Realia, una vera e propria mostra che ha riassunto la politica espositiva della galleria capitolina attraverso opere dei suoi artisti: Andrea Aquilanti, Gianni Dessì, Roberto Pietrosanti, Federica Luzzi, Giuseppe Salvatori, Giuliano Giuliani, Daniela De Lorenzo, Luigi Stoisa, Sveva Angeletti, Felice Livini, Pietro Fortuna, Luca Grechi (pure da Richter Gallery) ed Elvio Chiricozzi (anche da Anna Marra e in una grandissima opera-nuvola, non a caso, esposta in alto nel luminoso ingresso, sorta di  foyer, de la Nuvola).

Bella l’opera-installazione dei piccoli guerrieri di Daniel Spoerri da Artein gallery (dove campeggiava anche Giuseppe Stampone, che abbiamo ritrovato al booth di Valentina Bonomo).

Eccellente la proposta di ceramica e porcellana d’autore, storica, nello stand Raffaello Pernici – best Ceramics (di Rosignano Marittima).

Sempre di qualità lo stand di JUS Museum di Napoli che ha continuato (e continua) la sua campagna di valorizzazione dello storico Gruppo del Cernobio (Milano, 1962) oltre alla conferma di Annalaura di Luggo e la new entry Francesco Impellizzeri con i suoi specchi motivazionali, con la risposta sempre di apprezzamento, di qualsiasi età, corpo, sesso, orientamento sia chi vi si guarda dentro: un allegro, positivo presidio a ogni discriminazione.

Notevole (e non ci meraviglia, ad ogni Fiera porta capolavori e rarità) lo stand di Studio Garboli di Milano che non a caso ha radunato molti competenti intenditori lì per Lo Savio, Scarpitta, Mondino etc. (d’antan).

Menzione d’onore (nostra) qui per Gastone Novelli, un pioniere le cui opere erano oltre che da Tornabuoni (Senza titolo  – Dio e no!! -, 1968), da Matteo Lampertico (Almi, 1961) e da Galleria Clivio (una carta di fine anni ’50).

Altra segnalazione: la mostra Lo studio di Pietro Consagra come performance di una vita, a cura di Gabriella Di Milia: 

Pietro Consagra avrebbe voluto ricostruire ed esporre in una mostra il suo studio di via Margutta 48, in cui era stato fondato, nel 1947, il gruppo Forma. Questo desiderio ci ha spinto a rendere oggetto di una mostra, all’interno di Arte in Nuvola, il suo studio e il giardino di via Cassia 1162 a Roma, oggi non più esistenti, presentando una sequenza fotografica e alcune sculture in essa presenti.”.

Belle, in questa selezione espositiva, e materiale utile come documentazione, sia le fotografie di Claudio Abate  che le vintage di Ugo Mulas.

Prima di salire, abbiamo incontrato esposizioni ad hoc: la scultura Ultima cena, 1965, di Mario Ceroli, le opere della decana Isabella Ducrot (Ripetizione, 2022, pigmenti e inchiostro di china su tessuto), due tessiture di corteccia d’albero provenienti dall’adiacente Museo delle Civiltà di Roma.

I lavori di Elvio Chiricozzi (nuvole su La Nuvola?!), di Wang Yuxiang e di Vedovamazzei (la mostra è curata dalla Direttrice artistica Adriana Polveroni e l’opera della Fondazione MAXXI; loro sono valorizzati appositamente su allo stand Magazzino di Roma).

immagine per opera di Elvio Chiricozzi allestita a La Nuvola
opera di Elvio Chiricozzi allestita a La Nuvola

Un capitolo a parte merita l’enorme, eloquente ambiente creato da Iginio De Luca fatto da un processo progettuale che conta quanto il risultato finale.

Ha infatti recuperato nel tempo relitti dall’inquinatissimo fiume Tevere (più che biondo, marrone) riportandoli a galla ed esponendoli come straniante (e direi preoccupante) mercato delle vanità (consumismo) e archeologia del contemporaneo (dell’inciviltà umana, dell’incuria, dell’abbandono, della contaminazione).

Ma poiché l’arte, quella vera, mostra e dimostra ben oltre l’apparenza, Iginio ha dato voce – pardon: suono – e quasi intonarumoristicamente, a questi poveri resti mortuari, in qualche modo dando loro nuova vita semplicemente strusciandoli o scotendoli (ma che poesia!) e alzando il volume di una sonorizzazione fatta di microfoni e casse.

Agendo, anche, nel dare un proprio contributo, pur se piccolissimo, ecologico e politico.

Nel piano soprastante, quello dei più… contemporanei, si è respirata un’aria noiosetta e, superando la metà del percorso, come separato da… forche caudine (e va ricordato che storicamente lì fu sconfitta Roma: non sarebbe bastato come monito per la dirigenza di Roma Arte in Nuvola?!) ci si è ritrovati nel girone dantesco infernale della mediocrità quando non dell’insultante proposta espositiva (escluso qualcuno: così evitiamo querele, ma, anche, salviamo rarità), forse meno scandalosamente impattante quest’anno ma sicuramente ancora da bric-à-brac.

Si inizia da un’abitazione ricostruita da scarti, materiale povero, fragile, con trecciona di aglio appesa: è la Casa senza titolo, 1999 (Fondazione MAXXI_Museo nazionale delle arti del XXI secolo) di Sislej Xhafa (nato nel 1970 in Kosovo, vissuto a lungo in Italia e attualmente di base a New York) per il quale, anche data la sua biografia, “La realtà è più forte dell’arte. Come artista non m’interessa riflettere la realtà, ma voglio interrogarla e metterla in discussione”, denunciandone le contraddizioni e aberrazioni con apparente leggerezza e ironia (o è più sarcasmo?!).

immagine per L'installazione di Sislej Xhafa a Roma Arte in Nuvola 2024 -ph. Claudio Orlandi
L’installazione di Sislej Xhafa a Roma Arte in Nuvola 2024 -ph. Claudio Orlandi

Per Nuove prospettive, abbiamo goduto delle opzioni di 5 gallerie appositamente scelte dalla curatrice, Valentina Ciarallo, e invitate a presentare un approccio più personalizzato e progettuale: Art-Preview, Rimini/Miami con: Luca Giovagnoli, Filippo Manfroni e Sarah Del Giudice; Candy Snake Gallery, Milano con: Agostino Rocco, Elen Bezhen, Riccardo Albiero e Naomi Gilon; Galleria 196 & Santomanifesto, Roma con: Giungla in città di Valentina De Martini, Mauro Reggio & Santomanifesto.

Svettava Baleno International di Roma con Massimo Vaschetto, con i ricami di Giulia Crispiani (Ancona, 1989), vista al MAXXI grazie al Premio Giovani Collezionisti per la Quadriennale, 2020, e con  Lina Pallotta, magnifica fotografa nota anche per avere immortalato la quotidianità, la lotta, le amicizie, i luoghi di Porpora Masciano, la storica attivista trans, presidente del MIT (Movimento Identità Trans) fino al 2016, raccontando di vita, politica, di corpi e diritti…

Nella stessa sezione si distingue anche Curva Pura di Roma con l’allestimento non finito, in costruzione, Hit The Balls as Hard as U Can di Gian Maria Marcaccini.

immagine per stand Curvapura -Andrea Romagnoli e opere di Marcaccini
stand Curvapura -Andrea Romagnoli e opere di Marcaccini

Opere e installazione, o meglio, ambientazione, in cui entrare e… pensare. Come ci ha detto Andrea Romagnoli, che con Vittorio Beltrami è alla testa della galleria (con l’importante supporto di Nicoletta Provenzano):

“abbiamo voluto raccontare l’instabilità politica, sociale, umana e l’appiattimento del gusto dei nostri tempi. Marcaccini qui ha mostrato opere pittoriche allestite in maniera particolare per marcare questo concetto, usando icone – Ikea, Leroy Merlin, Starbucks etc. – che rappresentano questa globalizzazione, l’altra faccia di questa precarietà e mediocrità che stiamo vivendo e che ci mette a dura prova rispetto a scelte di lungo termine e visione di Futuro; così abbiamo costruito una sorta di piccolo rifugio, un’alcova – con patate, pentola a pressione etc. – come riparo a tutta questa deriva…”

E le opere, che ne trattano, diventano, o potrebbero diventare, l’isola in cui rigenerarsi…

Rigenerarsi non è difficile alla Galleria Richter (Roma), con molta pittura (ma non solo) e opere di Sam Bornstein, Andrej Dubravsky, Brian Scott Campbell, Giulio Catelli, Polina Barskaya; e Luca Grechi con la sua pittura di velature, apparizioni flebili, vibrante, di vedo-non-vedo, puntellata da una scultura più determinata, assertiva.

Non è difficile nemmeno da Ipercubo, con opere (del londinese, ma di stanza in Italia, James Hillman) che partono dal local – Isola del Liri, Frosinone, in Ciociaria – e trasformano l’ispirazione – le cascate del luogo, nella forma e nella vibrazione cromatica – per farsi global attraverso l’azione e la strutturazione scultorea.

immagine per stand Ipercubo
stand Ipercubo

Pure da ex Elettrofonica (Roma), ci si distende e si ragiona, con Agostino Iacurci, sempre più lanciato con la sua coloratissima pittura flat, con Arianna Marcolin, Federico Pietrella; con Guendalina Salini (le sue opere qui rese come richiamo a reperti di frammenti antichi che inglobano alcuni dei suoi temi come la memoria e la temporaneità); e con Gabriele Picco che… gioca con i santi (la Storia dell’Arte: tutta) per svelare che la vita è piena di inciampi, illusioni, menzogne, che solo gli artisti, dal loro punto d’osservazione non omologato, dalle loro finestre, possono intendere e mostrare nel loro specialissimo, simbolico modo, confermandoci, anche che tutta l’arte è in qualche modo politica e rivelazione.

immagine per Gabriele Picco -dettaglio- da ExElettrofonica
Gabriele Picco -dettaglio- da ExElettrofonica

La E3 Arte Contemporanea di Brescia ha portato un mix calibratissimo, assai elegante, di opere muovendosi tra immagine e astrazione, scultura, pittura, fotografia (Claudio Orlandi con i suoi ghiacciai protetti dai teli geotermici, ultimo baluardo contro la fusione ormai in atto) e i box animati, poetici e incantevoli, di Michelangelo Bastiani, con Claudio Adami, Paolo Canevari (poderose le sue nere opere nonostante la dimensione contenuta), Riccardo De Marchi, Nunzio, Arturo Vermi e Ugo La Pietra (per la galleria un must: attualmente hanno in corso nella loro sede un’ampia personale: La natura vince sempre sull’architettura).

A Pick Gallery di Torino ha proposto la pittura espressionisticheggiante, coloratissima, fluidamente disposta tra figurazione e astrazione, di Manuel Portioli e la raffinata opera-tappezzeria della norvegese Arild Horvei Instanes. 

immagine per A Pick gallery
A Pick gallery

Da Berengo Studio (Venezia – Murano) il vetro è (con Tony Cragg, Ai Weiwei Jaume Plensa, Erwin Wurm etc.) di casa, ovviamente dato che la galleria è anche Fondazione apposita e ideatrice di una mostra che da tempo è punto di riferimento per materiale, Glasstress e “acclamata a livello internazionale” per indubbia originalità e qualità (quest’anno, curata da Umberto Croppi: 8½, alla Tesa 99 dell’Arsenale Nord di Venezia per la Biennale).

Alla galleria Giampaolo Abbondio (Todi e Milano) erano allestite le opere di Simone Bergantini, di Maurizio Cannavacciuolo, di Binta Diaw (storia, memoria, identità, questioni sociali e politica orgogliosamente e intelligentemente mescolate nella poetica di quest’artista italo-senegalese.), di Fathi Hassan, di Zhang Huan, di Andrei Molodkin, di un sempre pazzesco (la deformazione e il grottesco mortiferi innalzati a vitalità incondizionata) Joel-Peter Witkin e di Matteo Basilè nella sua nuova, groovy versione AI (Artificial Intelligence).

Da Mimmo Scognamiglio abbiamo potuto rallentare il tour-de-force grazie al Solo Show di Wang Yuxiang (Cina, 1997).

Da Rolando Anselmi, tra le altre scelte di galleria, ecco l’immancabile Arcangelo Sassolino, le particolari ceramiche, minuziosamente lavorate, di Kazuhito Kawai, la pittura corposa in apparenza leggera, velatissima, di Vincenzo Schillaci.

Da Sales (pure di Roma) tra le varie proposte stimiamo dai suoi inizi Romina Bassu: figurazione rarefatta e sostanziale che racconta di rischio e vulnerabilità.

Da Montoro, notevole il lavoro dell’artista cilena (vive e lavora a Berlino) Muriel Gallardo Weinstein (classe 1980) con alcune wall tapestry di profondo impatto.

immagine per Muriel Gallardo Weinstein, wall tapestry -da Montoro -ph. Barbara Martusciello
Muriel Gallardo Weinstein, wall tapestry -da Montoro -ph. Barbara Martusciello

Da Valentina Bonomo ha vinto su tutti – non me ne vogliano Stampone, Opie, Pulvirenti, Pietro Pasolini, D’Angelo, Kung, Di Martino, Paolini, M’barek Bouhchichi – una costantemente meravigliosa opera di Maria Lai.

immagine per Maria lai -dettaglio- allo stand di Valentina Bonomo
Maria Lai -dettaglio- allo stand di Valentina Bonomo

E da z2o Sara Zanin Gallery, nel suo stand, sempre di gran classe, con Michele Tocca e le conturbanti ceramiche di Guglielmo Maggini, una maggioranza di artiste donne: Mariella Bettineschi, Serena Fineschi, Beatrice Meoni, Nazzarena Poli Maramotti, Beatrice Pediconi, Marta Roberti (pure tra i Progetti speciali, in installazione, con La signora degli animali, 2024).

Della mostra fotografica a cura di Arianna Catania, incentrata sul Gioco delle identità, abbiamo già detto e ne confermiamo la buona qualità, pur se con l’inevitabile mancanza di qualche nome che avrebbe potuto entrare nella selezione che, come ogni focus, deve essere circoscritto, inevitabilmente, ma permettendo una visione piuttosto esaustiva e in questo caso illuminante.

Qualcosa avremo mancato, qualcosa di troppo, per generosità, avremo segnalato ma questa è stata, a grandi linee, l’appena chiusa quarta edizione di Roma Arte in Nuvola che (lo abbiamo scritto più volte nel 2023nel 2022, e nel 2021) arriva a fine stagione delle tante (troppe?) Fiere dell’Arte in Italia e che manca di una chiara visione per distinguersi dalle altre.

Ed è pure carente di una selezione capace che allontani proposte affettate, quando non di paccottiglia, figure oscure quando non vere e proprie “sòle” (detto alla romana). Capiamo ovviamente che una fiera costa, che La Nuvola di Fuksas è esosa e tutto va riempito: ma da chi? Di chi? Di cosa? Anzitutto: perché?

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

3 risposte

  1. Il tuo occhio attento ed esperto non poteva che dare le informazioni perfette ed una critica dotta e precisa della Fiera. L’articolo è anche utile perché i più, pur visitando la mostra, non avranno colto neanche il 10% di ciò che hai scritto.
    Complimenti Barbara.

    1. Grazie Massimo, fa molto piacere questo apprezzamento perché sappiamo tutti le difficoltà che fa chi ha sguardo e pensiero liberi e cerca di essere onesto intellettualmente. Ma come crediamo, la competenza e la serietà alla fine pagano e ripagano sempre. Male che vada, ci “riconosciamo” tra noi…

  2. Ci fa inoltre piacere ricordare che “Tevere Expo, Scarti Sonori” di Iginio De Luca, è opera e performance sonora con la cura di Daniela Cotimbo e Adriana Polveroni per Roma Arte in Nuvola 2024.

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