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Silvia Scaringella rianima il Tempio Dorico del Parco Archeologico di Segesta 

di Barbara Martusciello

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio 2023 un terribile incendio distrusse gran parte della macchia mediterranea del Parco Archeologico di Segesta (TP); in quell’area, certi oscuri disastri non sono rari ma quello fu davvero impressionante anche perché giunse a lambire i preziosi monumenti archeologici che però, “come per miracolo” – ci raccontano dallo stesso parco – furono risparmiati.

Adesso, anche come ricordo dello scampato pericolo, il Tempio Dorico si rianima attraverso l’arte, trasformandosi temporaneamente in una sorta di telaio che intreccia ben tremila tessere di tessuto in una performance fatta da oltre un chilometro e 200 metri di tela, ricavata da abiti che hanno già avuto una vita, raccolti, tagliati e cuciti in un tutto e dando forma a una decorazione a greca ricorrente nei vasi del V secolo a.C., epoca in cui fu edificato il tempio: “stoffe che richiamano il cielo e la terra, azzurro e ocra, confini che il tempio pare quasi legare”, come afferma l’autrice, Silvia Scaringella (Roma, 1986), che lì ha dato corpo e anima a una sorta di abbraccio collettivo della tela, che segue il disegno di una greca ed è nato dalle mani di donne e uomini del territorio che hanno raccolto l’idea di quest’artista che da tempo ha fatto suo il dialogo tra i comportamenti collettivi e singoli, attuando una riflessione sociale e cercando un necessario confronto con la Natura, che ne risulta sempre e comunque trionfante.

Il progetto di Scaringella è un percorso a tappe: tre, per l’esattezza, in articolato, propulsivo e ovviamente rispettoso colloquio con il Parco archeologico, verso cui l’arte si pone in giustapposizione.

Silvia Scaringella, romana ma siciliana d’adozione, qui ha rimestato nell’originario, in una “Storia misteriosa che tutto comprende” riuscendo, attraverso le sue performance e la pratica collaborativa che l’ha resa possibile, a (di)mostrare quel sottile ma fondamentale collegamento tra l’Io e il Noi che tramuta un’esigenza e un atto personale in qualcosa di collettivo e condiviso. L’arte permette sempre simili trasformazioni.

Dopo la prima performance, nell’Antiquarium del Parco archeologico, titolata Pondus e  concretizzata in una sorta di telaio verticale con 2500 piccoli pesi di terracotta plasmati dai bambini e a formare un’unica onda sonora e in dialogo con gli antichi reperti degli elimi delle bacheche; e poi la seconda, dal nome del profeta islamico, Idrissa, con sei stele di marmo lavorate a piombo che riproducono i licci di un enorme telaio, corde color cielo tese tra le rovine della chiesa medievale e il sito della moschea vicino al Teatro Antico, ecco a completare il progetto TEXERE, terza e ultima azione: realizzata con gli abitanti di Calatafimi Segesta, mette in scena, abbiamo detto, tessuti che recano una propria memoria singola ma che, uniti, modificati nella funzione, si fanno collettiva, ricostruendo il senso di appartenenza.

La comunità che è così simbolicamente rappresentata, ma anche concretamente coinvolta, vede rafforzato il proprio legame con il territorio, l’archeologia, la propria Storia e la Natura che si svelano parte di un unico, grande consesso universale.

Scrive il curatore e direttore del Parco archeologico, Luigi Biondo, curatore del progetto:

Le strade percorse da Silvia Scaringella conciliano le espressioni di una natura magnetica all’artificio. La straordinaria contemporaneità dei suoi interventi si alimenta nella tradizione antica dell’arte del fare Le sue visioni sono dominate da una parte dalla razionalità unita alla fiducia nel riscatto dell’uomo, dall’altra da una fragilità intrinseca degli esseri viventi che cercano di far emergere una funzione salvifica della ragione”.

immagine per da sin. Francesco Gruppuso, sindaco di Calatafimi Segesta_ Silvia Scaringella_Luigi Biondo direttore del Parco di Segesta
da sin. Francesco Gruppuso, sindaco di Calatafimi Segesta, Silvia Scaringella, Luigi Biondo direttore del Parco di Segesta

Info mostra

  • Silvia Scaringella | Come fili nell’insieme  – progetto di comunità
  • A cura del Direttore del Parco archeologico, Luigi Biondo
  • fino al 29 giugno 2025
  • Parco Archeologico di Segesta (TP)
  • organizzazione: MondoMostre
  • con la collaborazione di Riso – Museo d’arte moderna e contemporanea di Palermo
  • La composizione collettiva è nata anche grazie ai laboratori per la lavorazione di argille e tessuti condotti con la Pro Loco e il Centro del Riuso di Calatafimi.
  • La sezione di reperti che nell’Antiquarium entrano in dialogo con l’installazione Pondus, è curata dalle archeologhe Hedvig Evegren e Monica de Cesare. TEXERE, nel suo complesso, durerà fino al 29 giugno 2025.
  • Uff. stampa: Simonetta Trovato  simonettatrovato@gmail.com
  • Foto e video @Flavio Leone – Sisilab
immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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