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Julio Le Parc. Scompare un caposaldo dell’Optical Art. Ma c’è ancora bisogno d’un Expanding Universe.

di Barbara Martusciello

Ho avuto modo di scrivere dell’artista argentino Julio Le Parc in occasione di una sua bella mostra nella sede romana (nel lussuoso St. Regis Hotel) della Galleria Continua

immagine per Julio Le Parc -mostra alla Galleria Continua Roma, 2024 - ph. Giorgio Benni.
Julio Le Parc – mostra alla Galleria Continua Roma, 2024 – ph. Giorgio Benni.

Ci duole la sua scomparsa, sabato 30 maggio, a 97 anni a Parigi, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute; suo figlio, Yamil Le Parc, ha convalidato la triste notizia al quotidiano argentino “La Nación”.

Scrivevo allora e ribadisco oggi che Le Parc si pone come uno dei capisaldi dell’Optical Art e dell’Arte Cinetica, un artista apprezzato per le sue sperimentazioni visive che sappiamo essere state tra le prime anche partecipate: con il coinvolgimento, appunto, dello spettatore.

Infatti, tanto i suoi dispositivi semoventi e luminosi quanto le sue pitture astratte, coloratissime, intricate e con stesure ed effetti flat, incantando lo spettatore, ne stimolano e confondono la percezione portandolo a interrogarsi sulle illusioni ottiche generate, sulla visione e sulla realtà reale e/o percepita, intervenendo più attivamente alla decodifica delle immagini e dei fenomeni osservati.

Questo, insieme a un certo lato utopico, contrassegnavano e contrassegnano questo articolato movimento artistico e di pensiero. In Le Parc si aggiunge, almeno nelle opere più storiche,  una certa modalità giocosa, pur se frenata tramite un rigore quasi scientifico per meglio veicolare la sua investigazione e i suoi effetti.

Le Parc e i suoi sodali realizzavano oggetti semoventi o che muovevano la visione, secondo le esperienze di Victor Vasarely e senza dimenticare Alexander Calder, Jean Tinguely e altri pionieri di una simile indagine.

Ogni opera sembrava e sembra ancora oggi rispondere a suo modo a quel che Umberto Eco – in “Almanacco Letterario Bompiani 1962”, del 1961 – indicava come la “forma del disordine” in manufatti costituiti sulla “compresenza delle varianti”. 

Nato nel settembre 1928 a Mendoza, Le Parc si forma nella sua Argentina dove inizia anche a impegnarsi nella politica e come attivista, un’implicazione che durerà negli anni e che in parte emergerà anche in alcuni postulati del suo Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV). Ma procediamo con ordine.

Interessato al gruppo dell’Arte Concreto-Invención e allo Spazialismo di Lucio Fontana, nel 1958, grazie a una Borsa di Studio, si reca a Parigi dove prosegue il suo percorso artistico.

Due anni dopo si affermerà attraverso la creazione – con altri artisti francesi e latinoamericani, suoi sodali, tra i quali François Morellet – quel GRAV che, nel 1960, credeva nella funzione sociale e collaborativa dell’arte e dell’artista e nella possibilità generatrice di quella che lo storico e critico Giulio Carlo Argan definì “arte gestaltica”, fondata sui temi della psicologia della forma, della percezione e dell’esperienza.

Quella sua vis politica si conferma anche qui: non a caso, l’estetica insita era relazionale, si organizzavano interventi pubblici e nel Manifesto del Gruppo si sottolineava che se nell’arte contemporanea si voleva una vera trasformazione (quindi anche etica), lo spettatore non deve essere escluso (“Il est interdit de ne pas participer” – “è vietato non partecipare”).

Tale esperienza lo portò nel 1966 alla Biennale di Venezia – insieme al venezuelano Jesús Raphael Soto – con una serie di opere fantasmagoriche che diffondevano e proiettavano ovunque la luce attraverso progetti con propulsione propria, con piastre riflettenti, dispositivi in bassa tecnologia, specchi rotanti etc. che sbaragliarono candidati eccellenti e assai appoggiati come, ad esempio, l’americano Pop Roy Lichtenstein.

immagine per Julio Le Parc - mostra alla Galleria Continua Roma, 2024 -ph. Barbara Martusciello
Julio Le Parc – mostra alla Galleria Continua Roma, 2024 – ph. Barbara Martusciello
immagine per copertina catalogo XXXIII Biennale Internaz. Arte, Venezia,1966
copertina catalogo XXXIII Biennale Internaz. Arte, Venezia,1966

Fu infatti le Parc ad aggiudicarsi il Gran Premio della Biennale, quello dato alla pittura, meravigliando molti, primo tra tutti lo stesso vincitore. Da quel momento in poi, la sua parabola sarà sempre più ascendente e l’eccezionalità della sua produzione portata ovunque nel mondo.

Tra le sue sperimentazioni ci sono progetti di opere sospese realizzate con aggregazione di elementi pensati per incidere nello spazio e suddividere la luce creando, attraverso la compartecipazione della ricomposizione percettiva, altre forme.

E ci sono le serie dipinte Modulations anni ’80, con elementi a-simbolici, astratti, che si intersecano sinuosamente creando illusionismo visivo attraverso parvenze di circuiti di tubi e collegamenti che di fatto non rappresentano se non se stessi, il rapporto tra elementi, superficie e colori.

immagine per Julio Le Parc, panoramica da La scoperta della percezione-Opere dal 1958 al presente, Palazzo delle Papesse, Siena. 2024. Courtesy l'artista e Galleria Continua - ph. Bruno Bruchi
Julio Le Parc, panoramica da La scoperta della percezione-Opere dal 1958 al presente, Palazzo delle Papesse, Siena. 2024. Courtesy l’artista e Galleria Continua – ph. Bruno Bruchi

Tutto è sempre caratterizzando da una composizione, cromaticamente e matericamente piatta e quasi asettica, come un dispositivo per produrre e testare la percezione. Quel che vediamo è meno retinico e con effetto psichedelico rispetto a tanta Optical Art ma sicuramente il linea con quel Manifesto Giallo, pubblicato nel 1955 da Vasarely con Pontus Hulten.

La produzione e la ricerca visiva e intellettuale di Julio Le Parc ha fatto parte di un’avanguardia irripetibile e necessaria in anni in cui non c’era, ovviamente, né tutta l’enorme produzione di stimoli visivo-luminosi e di sollecitazione percettiva come oggi (ad esempio: di schermi accesi ovunque), né una così insistita e fertile relazione tra arte, scienza e  nuove tecnologie (di allora), pur con una strada indicata dal 900esco Futurismo; e non era nemmeno così acquisita quella verifica sulla percezione e sul rapporto reale/virtuale, vero/verosimile.

Se poi si volesse apprezzare a 360 gradi la versatilità ma sempre coerente di Julio le Parc, basterà andare alla fermata Repubblica della metropolitana di Roma della linea A, e scendere nell’area antistante la biglietteria (l’ingresso è libero), trovandosi quindi davanti e quasi illusoriamente dentro un suo grande mosaico.

immagine per mosaico di Julio le Parc metro A fermata Repubblica Roma - ph. Claudio Orlandi
Mosaico di Julio le Parc, Metro A fermata Repubblica Roma – ph. Claudio Orlandi

L’immagine, su ampio sfondo grigio, richiama i getti dell’acqua della fontana delle Naiadi (by Alessandro Guerrieri e di Mario Rutelli, bisnonno dell’allora Sindaco di Roma) che si trova al centro della Piazza soprastante.

Nel mosaico gli schizzi si trasformano in coriandoli colorati. Il gioco e l’illusionismo percettivo tipico della sperimentazione cinetica e optical di Le Parc qui indietreggiano leggermente per dar modo all’astrattismo vivace e compositivamente e cromaticamente dinamico di primeggiare e portare per mano lo spettatore non necessariamente avvezzo all’arte e stimolarne la curiosità e la partecipazione visiva.

In questo mosaico, in tutta la produzione e in generale nel suo lungo procedere, si palesa quanto l’Arte sia stata intesa da Le Parc come una possibilità di abitare un “expanding universe” (cit. U. Eco, 1961) e di rivoluzionare il modo di guardare e di intendere tutto in modo meno certo e omologato: una lezione di cui c’era bisogno allora, agli esordi dei quest’avanguardia, e ancora molto, molto necessaria.

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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