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Casa Appennino, sui monti Lucretili. Nuovo luogo d’arte e d’incontro. Intervista all’artista Angelo Bellobono

di Barbara Martusciello

Casa Appennino è una casa e un progetto tra arte e altre discipline, un po’ Residenza, rifugio, studio, laboratorio e tanto altro; si trova a qualche Km e a circa 40 minuti da Roma, a Ponticelli Sabino, nel cuore del parco dei Monti Lucretili, e nasce per volontà dell’artista Angelo Bellobono e di Carla Ciatto, sua sodale, insegnante di yoga e guida ambientale (nonché sua moglie), dopo anni di ricerca per acquistare un’abitazione che non restasse solo una dimora privata.

Non è il primo caso di iniziative simili mosse e gestite da artisti, che funzionano in modo parallelo al sistema dell’arte ma decisamente con modalità alternative, con una maggiore carica empatica, attenzione alla sostenibilità e in stretto contatto e dialogo con Natura e Territorio.

Questo nuovo esempio si definirà meglio con il tempo ma parte con buonissime premesse; così, chiediamo direttamente ad Angelo Bellobono di raccontarci di questo desiderio di coppia che si è trasformato in realtà:

Cosa è esattamente Casa Appennino, quando e perché nasce questo progetto e che intento lo muove?

Casa Appennino è un luogo che unisce molte cose, sicuramente unisce le mie esperienze e competenze con quelle di mia moglie Carla Ciatto, insegnante di yoga, amante della natura e futura guida ambientale escursionistica, nonché critica attenta e sincera del mio lavoro.

Una Casa dove sperimentare esperienze condivise in cui natura, arte, escursionismo e yoga, diventano gli strumenti per valorizzare e promuovere il patrimonio ambientale, sociale e culturale del territorio.

Un progetto che si attua attraverso residenze interdisciplinari, laboratori, mostre, cammini, seminari ed attività di restituzione, gratuite per i residenti, al fine di generare consapevolezza e costruire comunità insieme.

Carla da alcuni anni cercava uno spazio in Sabina e non troppo lontano da Roma, dove poter organizzare seminari di approfondimento delle pratiche che insegna, e in prossimità di un luogo che frequenta da molto tempo, il Monastero Santacittarama.

Mentre, per quanto mi riguarda, da parecchi anni l’Appennino e le aree interne del nostro paese sono al centro della mia ricerca artistica attraverso azioni sul campo, restituzioni nei territori e realizzazione di opere. Linea Appennino 1201, Mappa Appennino e Io Sono Futuro sono i principali progetti che ho realizzato tra il 2015 e il 2022 e Casa Appennino ne rappresenta il naturale proseguimento.

Casa Appennino è un luogo che dà Casa a tutto questo, a ciò che siamo e che saremo, un processo in divenire.

E’ stato tutto molto costoso e laborioso? Quali sono state le maggiori criticità e le più grandi soddisfazioni, sino a qui?

Anche se il prezzo per l’acquisto e per i lavori che stiamo facendo non è stato eccessivo, ha comunque rappresentato una scelta importante e impegnativa per il nostro budget.

Le criticità credo siano quelle tipiche di chiunque acquisti una casa senza avere grandi disponibilità, criticità però compensate dall’entusiasmo di voler costruire un percorso e dalla bellezza dei luoghi in cui realizzarlo.

Avete deciso di concentrarvi su più fronti: natura, arte, escursionismo, yoga, e di farli in qualche modo incontrare; sono un po’ le aree di interesse e competenza in cui, diversamente, ti muovi (vi muovete) tu (voi). Pensate che questa contaminazione manchi altrove e sia, invece, specialmente oggi, una commistione necessaria?

Quelli che sembrano più fronti in realtà rappresentano un fronte unico, reso forte dalla passione, dalla competenza e dalla condivisione, senza perdere di vista la delicatezza nell’ascoltare luoghi e persone.

Naturalmente abbiamo le qualifiche professionali per coniugare più attività e ad altre professionalità ci affideremo se necessario.

Da sempre penso che i processi di iperspecializzazione, che hanno caratterizzato la seconda metà del XX secolo e parte del XXI, abbiano provocato uno scollamento tra saperi, un dialogo interrotto che ha creato troppi spazi in cui autoreferenzialità, egoismo, potere e megalomania hanno preso il sopravvento, facendo accettare coalizioni, proselitismo e clientelismo come normali pratiche relazionali.

Ripensare profondamente ad una connessione equilibrata, tra sistemi produttivi e naturali, è ormai imprenscindibile per renderci consapevoli, più di ogni altra cosa, che noi non siamo nella natura, ma siamo natura, non siamo nel paesaggio, ma siamo il paesaggio.

Necessaria è anche, secondo voi, una modalità più partecipata, condivisa, per avvicinare e coinvolgere le collettività all’arte, alla cultura?

Non è fondamentale, ogni artista, scrittore, musicista segue le sue visioni e necessità.

Può essere completamente disinteressato ad interagire con la collettività, ma magari creare opere che generano contenuti importanti per tutti.

Poi dipende dai luoghi e dagli interlocutori, relazionarsi con abitanti del centro di Roma, Milano, New York o ogni grande città è diverso dal relazionarsi con abitanti di aree periferiche o remote.

Non bisogna mai commettere l’errore di portare racconti remoti e delicati nei superficiali salotti del centro senza i diretti interessati.

Se si sceglie la strada della partecipazione allora bisogna percorrerla fino in fondo, anche se questo comporta un dispendio notevole di energie nell’ascolto di argomenti spesso diversi da quelli che vogliamo ascoltare e che magari non diventano nulla, ma rappresentano quel percorso che poi, forse, si trasformerà in opere.

In questo senso, anche la pratica della Residenza sembra andare in questa direzione: ce ne parlate?

In questa fase stiamo parlando con tutti cercando di conoscere e farci conoscere, attraverso appunto la condivisone.

Non a caso per ogni lavoro abbiamo ingaggiato operai e artigiani locali.

Ogni processo richiede una lunga costruzione fatta di incontri ripetuti, sia con le persone che con i luoghi. Per questo il tipo di attività che implementeremo ricalcalcherà tali modalità.

Non sarà una bulimia di eventi, ma la cura di percorsi più lenti e con periodici resoconti di restituzione.

L’arte e la cultura non hanno, o almeno non dovrebbero avere, gli stessi tempi del consumo sfrenato, della novità ad ogni costo, per quanto ci riguarda, devono essere degli strumenti per contrapporsi a questo.

Quindi le residenze, sia di artisti, naturalisti, insegnanti di yoga e guide, si concentreranno su un periodo relativamente lungo o in più periodi nel corso dell’anno. Questo per permettere un processo di sedimentazione dei rapporti con il luogo e con le persone.

Perché proprio a Ponticelli Sabino, nel cuore del parco dei Monti Lucretili? Qui vi trasferirete o è un buen retiro che vivrete solo con i vari progetti?

Ponticelli Sabino è stato un caso determinato prima dal prezzo della casa, dalle sue dimensioni, stato e bellezza e dal fatto di trovarsi nel parco dei Monti Lucretili, area bellissima che frequentiamo e amiamo da sempre, e non ultimo a soli 40 minuti dal dove viviamo a Roma.

Valuteremo tutto strada facendo, sicuramente non sarà la casa del week end e la nostra presenza sarà costante.

Avete già rapporti con le istituzioni e la cittadinanza del luogo? Ci raccontate…?

Come già detto sopra, aver scelto operai locali ci ha introdotto più facilmente nella comunità, che, per quanto ci riguarda, è la prima istituzione.

Il bar, il muratore, il falegname, la piazza sono importanti. Poi stiamo aprendo un dialogo con le associazioni del posto, con l’Università Agraria, il Comune e la Direzione del Parco.

Come intendete iniziare? Con che iniziativa? Chi vi aiuterà? Avete già programmato collaborazioni?

Come attività iniziale vorremmo organizzare una giornata di introduzione del progetto con una escursione, una pratica di yoga, un incontro su arte e natura e una mostra. Sarà un modo per presentarci e presentare il territorio.

Poi un laboratorio di arte e natura con gli studenti, accompagnandoli in escursioni su alcuni sentieri per fargli conoscere i luoghi in cui vivono. Durante i laboratori realizzare segnaletiche con elementi naturali, piccole opere da posizionare dove mancano per non perdersi.

Collaborazioni e aiuti sono in divenire. Oltre alla collaborazione con la comunità, le associazioni e istituzioni locali, ci sono realtà limitrofe che stanno facendo un lavoro straordinario, penso al Collettivo Aquila Reale di Licenza. Ma è ancora presto per questo, ancora per un pò dovremo sistemare la casa.

Intanto stiamo programmando di presentare il progetto in luoghi diversi a Roma, ad esempio un centro di yoga e un luogo d’arte, e poi in natura durante un’escursione.

Le attività e ogni progetto come sarà sostenuto? Avete lanciato una campagna per una raccolta fondi (su Eppela www.eppela.com/projects/10335) ma questa prima opportunità, pur concreta, credo non possa bastare, pertanto mi chiedo che idee avete per sostenervi a lungo termine.

Naturalmente confidiamo che la campagna di raccolta fondi dia buoni frutti, ricordo che per 8 anni, dal 2010 al 2018 ho portato avanti un grande progetto in Marocco, Atla(s)now, con pochi fondi e collaboratori locali.

A volte per fare cose belle serve meno di quanto pensiamo.

La casa sarà anche la base delle nostre attività lavorative, organizzeremo attività legate allo yoga, all’escursionismo e all’arte, e affitteremo delle stanze a viandanti occasionali e pellegrini visto che Ponticelli Sabino è un crocevia tra luoghi di pace e raccoglimento, come il borgo di Farfa con la sua splendida Abbazia, il già citato Monastero Buddista Santacittarama, ed è una tappa della Via di Francesco.

Ma capiremo durante il cammino come procedere.

Casa Appennino sembra davvero una gran bella iniziativa: a chi vi fidereste di lasciare le chiavi?

A chi vorrà affittare una stanza da noi!

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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