Lucian Freud, l’artista dei corpi, della verità nuda, ad alcuni anni dalla sua scomparsa

Il 20 luglio del 2011 se ne andava Lucian Freud, l’artista dei corpi: di un espressionismo iconico poderoso, capace di scuotere le coscienze del suo tempo e di tanti altri a venire.
Di lui abbiamo raccontato appena apprendemmo della sua scomparsa e siamo qui a ricordare nuovamente la personalità di questo protagonista della pittura in questa sorta di Rewind…

Uomo dal carattere non facile, dalla vita intensa – più matrimoni, tanti figli, legittimi o meno, veri e presunti – e votato all’arte, Freud era nato a Berlino nel 1922 da famiglia ebrea culturalmente ben attrezzata: il padre austriaco, Ernst L. Freud, era architetto, la madre Lucie artista e il nonno paterno era il famoso e ingombrante Sigmund Freud. Chissà che da lui non abbia ereditato la capacità di entrare nelle pieghe nascoste, spesso inconfessabili, dell’animo umano… tanto da restarne toccato per sempre… Ma andiamo con ordine.

Lucien ebbe in Londra la sua città d’elezione; dal 1933, durante l’ascesa del nazismo, i Freud vi riparano e la nuova Nazione, che li protesse, li naturalizza qualche anno dopo.

Il giovane, 29enne, è presto celebrato: nel 1954 ha, infatti, l’invito alla XXVII Biennale di Venezia, dove si contenderà la palma dei più grandi della Gran Bretagna con Ben Nicholson e Francis Bacon.

Proprio l’incontro con quest’ultimo sarà determinante per Freud che farà tesoro della lezione del collega – più adulto di lui di 13 anni e già molto noto -, traducendo le tensioni e le torsioni interiori dell’amico in figurazione personalissima: più dettagliata ma altrettanto dura, spietata, disturbata e disturbante; la frase di Bacon “Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito” ben si attaglia, a suo modo, anche a Freud.

Attratto da artisti dal forte segno pittorico e dal linguaggio introspettivo e realistico, onesto sino all’impietoso, guarda, quindi, oltre che a Bacon, ad artisti come Edward Hopper, del quale sembra apprezzare la silente, straniante immobilità dei personaggi e quella sospensione spaziotemporale che pone le sue panoramiche nell’inattuale, quindi nell’universale, nel perennemente contemporaneo: dove anche le opere di Freud dimorano…

Parallelamente, il nostro artista tedesco-inglese rivolge lo sguardo più indietro, a quel neorealismo d’impegno dell’Espressionismo tedesco, bollato dal Nazismo come “arte degenerata”: a Oskar Kokoschka, dunque, e anche George Grosz, Otto Dix, Conrad Felixmüller, Christian Shad, Karl Hubbuch, Wilhelm Schnarrenberger, Georg Scholz che sono, insieme alla pittura di Camille Corot – quella delle figure immaginate, più indagate psicologicamente –, punti di riferimento metabolizzati nella sua ricerca; vi si scorge una finestra sulle volumetriche, calibratissime, reiterate composizioni di Paul Cezanne e sulla lucidità e sulla disanima di un Jan Vermeer. Tutto ciò si sovrappone e sembra farsi materia portante del suo colore denso e del suo segno doloroso che si affaccia sul suo mondo più profano.

Disse:

“Voglio che la pittura sia carne”.

Così fu. Tanta carne, eccedente e cadente, oppure quasi disseccata, di animali domestici carenti di vitalità, di giovinezze inconsapevoli o malsane, di spossatezze dopo l’amplesso, di vecchia al termine della notte; di ritratti quasi farseschi, di sodali e committenti ai quali e dei quali non nascondere nulla, a costo di far(si) male. Riesce a rendere persino la giovane e bellissima Kate Moss, supermodella e sua amica – da lui ritratta e a cui tatuò sul fondoschiena degli uccelli da lui disegnati -, un essere fragile, lontana anni luce dal Fashion e dai riflettori e schiacciata da perdizioni chimiche e frenetica superficialità.

La sua crudezza trova i nervi scoperti della cronaca e da lì della Storia, della pelle più vera occultata sotto un primo strato di borghesissima reticenza. Freud operava in quell’indistinto confine tra realtà e verità ma la differenza la conosceva bene e la sapeva proporre; considerò, infatti:

“la Verità è un elemento di rivelazione”…

Aveva ragione. Era e la rilanciò come un palesamento inclemente ma, anche, con un accennato sprazzo di intensa empatia: di chi non giudica da fuori ma è parte di quell’universo – e in questo ci ravvedo qualcosa di Toulouse-Lautrec… – che, volente o nolente, è chiamato a testimoniare. Come? Con colori, magma ribollente, contorni e dettagli che hanno fatto e creato figure e scuola. Certamente, tanti bravi o cattivi pittori figurativi italiani, e molti YBA, più di tutti Jenny Seville, ma anche, a suo modo, Cecily Brown – per una rude, sfaldata veemenza che si fa carnale, come carnale è la rudezza di Freud – si sono nutriti della lezione del nostro. Essa diede luogo, con sodali come Bacon, Hockney e altri, a un rinnovamento della pittura che terrà testa anche a una sua marginalizzazione negli anni Settanta – brodo di altre teorie, di concettualismi e dematerializzazioni dell’opera –, uscendone rafforzata meno di un decennio dopo. Marcando, anche, nonostante il suo essere profondamente, matericamente pittura-pittura, non solo un’attenzione ma un vero legame con il linguaggio fotografico.

Era uno spirito irrequieto, Lucian, ma un artista sicuro della sua arte e della sua capacità di dover “essere coraggioso, tenero, libero di spirito e capace di mettere in dubbio tutto”, come ogni grande artista dovrebbe voler e saper fare. La Storia dell’Arte, rispetto al Sistema dell’Arte, non ne è poi così piena.

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello

Barbara Martusciello è Storico e Critico d’arte, curatore di mostre, organizzatrice di eventi culturali e docente. Ha collaborato con riviste di settore, con i quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", il settimanale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente con altri quotidiani ("Il Manifesto", "Gli Altri") e periodici ("Time Out" - Italia"); è stata parte attiva nel progetto che ha dato vita, a metà anni '90, della prima rivista via fax di Arte ("Artel") e di Architettura ("Architel") e scrive regolarmente di Arti visive e cultura. Ha avuto la direzione artistica di spazi privati e gallerie; ha curato centinaia di cataloghi e di mostre in spazi pubblici e privati, attività che svolge tutt’ora. Docente di Storia dell’Arte e di Storia della Fotografia in diversi Istituti Superiori, è stata titolare di moduli didattici di Storia delle Arti Visive (Scuola Romana di Fotografia; Istituto Superiore di Fotografia e Comuniczione Integrata; Università del Design Istituto Quasar; etc.). E' stata ed è divulgatrice anche attraverso Master (Istituto Europo del Designa; Università Europea), Giornate di Studio (Università di Roma La Sapienza; Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma) e convegni, seminari, workshop, conversazioni. Tra questi: per Zetema Progetto Cultura con Roma Capitale nell’ambito di Racconti di Storia dell'Arte; per il FAI nell’ambito di Visti da Vicino; per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nell'ambito di L'artista, L'Opera, Il Museo; per Roma Design Lab (Creatività e Rigenerazione urbana: scenari nazionali e internazionali, casi di studio - Riconoscimento 3 C. F. dall'Ordine degli Architetti di Roma). Ha scritto alcuni libri e suoi saggi sono nei più recenti volumi "Le grandi pittrici nei secoli d’oro dell’arte – Un affascinante viaggio attraverso tre secoli di pittura al femminile" Keidos, Roma, 2018; "Guerra e Architettura" di Lebbeus Wood e "Ricostruire la moda italiana" di Nicola White (entrambi di Deleyva edit.); suoi testi critici aprono i libri fotografici "Sogni d'Acqua. Lungo il Mekong", Electa-Mondadori ediz., 2014 e “Finding Homer”, PostCart 2015. Ha ideato e curato la prima edizione del Concorso e della Residenza fotografica in Murgia nell'ambito di MurgiAMO (2014) e ha collaborato con Roma Design Lab 2014, piattaforma tra istituzioni e privati dedicata al Design, all'Architettura, alla Creatività e alla rigenerazione urbana: per entrambe, art a part of cult(ure) è stata Mediapartner. Ha collaborato e collabora con vari webmagazine e piattaforme culturali (MyWhere; Rotarian Gourmet; Roma on the Road), cura attività didattiche e culturali all’interno di artapartEvents. Membro della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per conto della Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano, ora in rimodulazione, ha avuto incarico nel MUSAP-Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara) per cui ha seguito l'area dell'Arte Visiva Contemporanea e ha curato mostre tra cui "Arazzeria Pennese-La contemporaneità del basso liccio", con importanti artisti contemporanei, MACRO, Roma, 2017. Responsabile del settore Arti Visive allo spazio polifunzionale e StartUp Howtan Space Roma per il quale cura serie di mostre fotografiche, ha recentemente curato una prima mostra con cui ha inaugurato per la prima volta in assoluto la sala espositiva della magnifica Stazione FI Napoli Afragola di Zaha Hadid.
E' Cofondatrice e Editor-in-Chief del webmagazine "artapartofcult(ure)"

2 commenti

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  • Cara Martusciello perchè non indaghi e pubblichi qualcosa su Jean Rustin, artista francese morto da poco. La sua storia pittorica non vale meno di quella di Freud e di Francis Bacon, sui quali si ritorna regolarmente senza a mio avviso cambiare anche un taglio prospettico diverso. Anche se credo che la pittura e l’arte in generale sia implosa da un pezzo. Adesso non facciamo che raccontarci a noi stessi un racconto che forse a un senso solo per noi.

  • Gentilissimo, personalmente ho la presunzione di fare un’attività, al mio meglio possibile, di divulgazione con piccole aperture “altre” e dunque con possibili nuove considerazioni / visioni sugli argomenti di cui scrivo, compreso il lavoro di artisti di cui mi occupo. La sua valutazione – sull’implosione – ha un fondo di verità a cui, però, non voglio piegarmi cercando l’esplosione laddove intuisco e spero di poterla rilevare… Ciò detto, concordo sulla sua allusione che alcuni artisti siano (ingiustamente?) dimenticati e/o poco valorizzati, come Rustin, ma anche, diversamente, come il suo amico Leonardo Cremonini; accolgo il suggerimento e prima o poi scriverò meglio di entrambi… Grazie e continui a seguirci e a commentare poiché questo ci guida verso uno sguardo e un’analisi sempre nuovi e migliori…

    Barbara Martusciello