A Sogliano al Rubicone (FC), in Palazzo della Cultura – pieno di sale affrescate e risalente al XIX secolo – ha sede un Museo che possiamo definire un prezioso scrigno, e nemmeno tanto piccolo, di cimeli e storia, che ci mostra, grazie al sapiente e dedicato collezionismo di Roberto Parenti, un mondo oggi scomparso, seppure costantemente rianimato da appassionati del settore.
Stiamo parlando del Museo del Disco d’Epoca che, oggi ospitato al piano nobiliare del palazzo dal 2012, ha origine precedente quando, già nel 1995, Parenti aveva riempito un intero grande garage con apparecchi musicali, spartiti, dischi e memorabilia d’antan, poi studiando, archiviando questo raro materiale frutto di 30 anni di collezionismo discografico che darà quindi corpo a un fondo organizzato e con una sua coerenza pur se eterogeneo.

Così ci raccontano dall’istituzione:
“Ad oggi, il patrimonio custodito conta un totale di 80.000 dischi – di cui 50.000 conservati nell’ex sede del museo, oggi adibita a magazzino, e circa 30.000 esposti nelle sale del museo – che ricostruiscono 150 anni di storia registrata e non solo”.
Questo Museo del Disco d’Epoca si caratterizza per una scelta che permette un’esposizione e una narrazione ampia della storia della musica incisa e trascritta, con una collezione, quindi, variegata, in continua espansione, e a disposizione gratuitamente del pubblico per studio, consultazione o semplice curiosità.
“Comprende tutta l’evoluzione tecnologica dell’incisione sonora, a partire dai più antichi esemplari conservati nella collezione: i cilindri in cera”.
Di che si tratta lo spiegano meglio dallo stesso Museo:
“Questi (cilindri in cera) comparvero circa due anni dopo le prime modellazioni sperimentali effettuate tra il 1877/1888 su fogli di stagnola applicati ai fonografi ottocenteschi, di cui non sono rimaste tracce, poiché venivano distrutte ogni volta che si sostituiva la stagnola sul tamburo del fonografo. Di quella fase sopravvive soltanto un unico esemplare realizzato da Thomas Edison“.

Come si articola la raccolta e il percorso dentro questa affascinante storia?
“La collezione passa poi alla “musica di carta”, fino alle emissioni più moderne (vinili, sacd, dvd audio etc.); centinaia di oggetti culto legati alla cultura musicale contemporanea; migliaia di oggetti cartacei (libretti d’opera, spartiti musicali, foto autografe, manifesti pubblicitari, etc.); decine di apparecchi meccanici ed elettronici per la riproduzione musicale e tanto altro.
La collezione è talmente ricca di oggetti storici, curiosità, rarità e apparecchi ancora funzionanti da poter osservare e, in alcuni casi, ascoltare o far suonare personalmente, che una sola visita difficilmente basta per esplorarla interamente. Come in una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie della storia della musica, ogni sala del museo rivela sorprese e tesori nascosti che invitano il visitatore a tornare ancora e ancora”
Salendo le scale del Palazzo della Cultura, si prosegue su al piano nobiliare del palazzo composto da un lungo corridoio che accompagna i visitatori in un percorso suddiviso in sette stanze.
“La prima sala ricorda la storia dell’edificio attraverso soffitti affrescati che richiamano la classicità del palazzo e un allestimento che mescola elementi sia moderni che antichi, sia documenti sonori che dispositivi per la riproduzione: i muri sono coperti da ripiani contenenti pezzi di archivio e immagini dal valore storico, accompagnati da statuette dalle fattezze di alcuni personaggi rilevanti nel mondo culturale e musicale.
Oltre ad un jukebox originale Wurlitzer modello 500 del 1938 – dotato di gettoniera originale americana amplificato a valvole, capace di suonare 24 dischi a 78 giri – qui si trova un’importante collezione di voci storiche: Edoardo VII, Guglielmo II detto il Kaiser, Umberto I, Vittorio Emanuele II, Stalin, Hitler, Il Duce e altri ancora. Inoltre, un box musicale ospita una coppia di marionette musiciste che si mettono all’opera, suonando mambo e cha cha cha, non appena ricevono un soldo.
Si procede verso la sala rossa, ritrovandosi davanti a vari strumenti in grado di riprodurre il suono. Tra questi si nota un grammofono, esempio di tipologia di apparecchi tutt’altro che ordinaria: si distinguevano dai modelli più comuni, privi di mobile e dotati di tromba esterna, grazie all’impiego di legni pregiati e a una lavorazione più raffinata, come dimostrato dalle loro superfici spesso impreziosite da decorazioni pittoriche, pensate per adeguarsi all’arredamento delle dimore borghesi.
Inoltre, qui abbiamo un patefono Pathéfono, nome che deriva dall’azienda francese Pathé, capace di leggere dischi fino a 50 cm di diametro e pensato per sostituire le orchestre in luoghi pubblici particolarmente rumorosi, come sale da ballo.
Nella sala gialla, la storia più antica della musica si unisce a quella più attuale: attorno a un graphophone, nome commerciale dello strumento che per primo vide la riproduzione musicale a partire da un cilindro, sono situati decine di memorabilia rappresentanti personaggi iconici della musica moderna e contemporanea.
All’interno e al di sopra delle vetrine, si trovano numerosi pezzi da collezione in perfette condizioni, come la confezione speciale dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles che, contenendo sia il disco sia i semi, permetteva a chi l’acquistava di ricreare il giardino rappresentato sulla copertina. A dare un tocco in più alla stanza statuette caricaturali in terracotta che rappresentano alcuni dei più grandi musicisti degli anni Settanta, oltre a una vetrina interamente dedicata a esempi di ricambi per puntine dei grammofoni.
Protagonisti della quarta sala sono i picture disc, supporti musicali riproducibili che incorporano sulla loro superficie un’immagine di qualsiasi natura apparendo così ben diversi dai normali dischi, il cui unico punto di colore è situato al loro centro stampato su un’etichetta di carta.
Qui, trovano spazio anche altri esemplari particolari: il primo walkmann della storia, ispirato ai registratori microfonati dei giornalisti e creato su richiesta del presidente della SONY; il cosiddetto Mikiphone, il grammofono portatile svizzero, nonché il più piccolo grammofono mai esistito; e i mini disc di Michael Jackson, esempio di grande innovazione per la loro memoria solida”.
La sala che segue è più… giocosa, d’attrazione e meno, per così dire, filologicamente storica perchè accoglie oggettistica, seppure particolare, specialmente nelle dimensioni, considerevoli, come una statua di Elvis Presley, le statuette dei Led Zeppelin e una ricostruzione della copertina di Abbey Road dei Beatles con tanto di sfondo illuminato.
D’attrazione ma di non poco interesse sono i tanti dischi d’oro, d’argento e di platino alle pareti. Si tratta di premi ma anche e soprattutto di certificazioni dalla RIAA (Recording Industry Association of America), che garantiva la veridicità dei successi raggiunti dai musicisti nella vendita degli album.

Nella penultima sala, abbiamo una parte museale più archivistica.
“Si ritorna a elementi musicali dal passato storico meno recente e lontani dalla cultura pop, dando ai visitatori l’opportunità unica di ammirare da vicino un costume di scena di Madama Butterfly, le statue di Pavarotti, Maria Callas e centinaia di libretti d’opera di fine Seicento”.
La sala finale è dedicata all’infanzia.
“I visitatori possono interagire con pezzi storici risalenti alle prime decadi del XX secolo. Ad esempio, una bambola parlante degli anni ’20, in grado di cantare grazie ai cilindri; “bubble books”, libretti prodotti tra il 1917 e il 1929 raffiguranti storie che i bambini potevano ascoltare grazie alle voci narranti incise sui dischi; e “Le avventure di Pinocchio su Dischi Durium”, ossia la fiaba di Collodi sceneggiata, parlata e cantata su 18 dischi a 78 giri in cartone rivestito di resina sintetica”.

Altro è disseminato nelle sale tra altri cimeli, dischi, storia e tradizioni, Made in Italy e internazionale ed è possibile ammirarlo come se ci si trovasse dentro una piacevole e istruttiva caccia al tesoro.
Informazioni
- Museo del Disco d’Epoca – Palazzo della Cultura, Piazza Garibaldi, 19 – Sogliano Al Rubicone (FC)
- Orari: tutte le domeniche dalle 15:30 – 18:00
- Ingresso gratuito
- Altre aperture, in giorni diversi da quello standard, possono essere concordate su prenotazione e visita guidata a offerta libera
- Contatti: 366-3023594; email: infomuseo@museodeldiscodepoca.com
- Ufficio stampa info@culturaliart.com
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

























