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Marta Spagnoli. La pittura In primo luogo. Animali vs Essere umano per superare Follia e Great Derangement

di Barbara Martusciello

La veronese Marta Spagnoli (Verona, 1994; attualmente vive a Venezia) si sta affermando all’interno di un recente elenco ideale di artisti emergenti su cui puntare: dipenderà dal fatto di essere seguita dalla Galleria Continua; o perché, fatta salva la sua pacata riservatezza, la Spagnoli comunica una consapevolezza di sé e del suo fare; o deriverà dalla sua ricerca visiva, dai tratti originali e con radici in alcune delle trattazioni calde del nostro tempo.

Infatti, la sua pratica pittorica, di notevole forza espressiva e bellezza ma senza forzature estetizzanti, assorbe e rilancia un immaginario legato alla Natura, questione su cui è rivolta molta attenzione non solo scientifica e dell’attivismo green ma anche delle collettività più sensibile ai temi della sua sopravvivenza e del rispetto delle specie che la abitano.

In particolare, Marta Spagnoli guarda al mondo animale ma non raffigurandolo bensì portandovi riflessioni e visioni ad alto tasso archetipico e simbolico, di quelli appartenenti all’ambito del mito e della storia.

La mostra più recente, che testimonia questa poetica, è allestita fino al 25 giugno 2022 nella sede della Galleria Continua, allocata nel sontuoso Hotel St. Regis Rome.

Le opere, specialmente quelle di grande dimensione, hanno una loro corposa magnificenza e sembrano creare una polifonia circolare: nel mezzo, l’osservatore è avvolto da quello che la stessa artista ha definito un “caos controllato”.

Questo è composto da più tracce gestuali e segni materici e imbrigliati da una figurazione accennata ma riconoscibile, e questi riferimenti animano un ambiente ibrido, da lei creato ad hoc: un territorio ideale, silente eppure a suo modo dinamico, costruito da colori caldi, terrosi, con sfumature dorate, qualche colpo di rosso, e di ocra; o da tinte cerulee e quasi cangianti, con grigi acquosi, che paiono produrre vapore.

Su queste superfici, che gestiscono ogni, talvolta inevitabile, tensione espressionistica, vivono le sue creature primordiali: scimmie, principalmente, così simili a noi e non a caso, e talvolta felini. Si affacciano tra le strane vegetazioni, si posizionano al centro della scena o si mimetizzano nelle articolazioni rese da olii e acrilici, paste grasse o più diluite (oltre ad una sorta di timbratura, di impronta, per un quadro in particolare); e danzano tra infiorescenze vivide.

Il linguaggio visivo di Marta Spagnoli fa sì che questi esseri archetipici ci comunichino direttamente: In primo luogo è il titolo della mostra, cioè all’inizio, dal principio, prima, e ab origine.

E il loro palesarsi a noi dichiara, attraverso l’artista, sia il rapporto che esiste sia la linea di separazione tra noi e loro, tra l’essere umano e il mondo animale, esaltando una considerazione sulla relazione tra specie ed esistenze: con ineludibile sguardo severo e dolente per il male causato alle altre vite e alla Natura da parte dell’Homo sapiens, e per l’impatto esercitato sull’equilibrio del pianeta. Auspicando – lo dice lei stessa:

“una maggiore compenetrazione, un avvicinamento alle bestie, piuttosto che una prevaricazione, un loro sfruttamento e annientamento”.

L’essere umano è il solo che, insensatamente, distrugge l’ambiente in cui vive, incurante di ogni sana tendenza all’autoconservazione: una follia, una propensione suicidiante che nelle attitudini della fauna non esiste perché ogni uso e modificazione del proprio habitat da parte degli animali ha, per istinto, una sua forma di rispetto e di salvaguardia individuale e generale.

A questo punto Marta Spagnoli esplicita un riferimento per lei illuminante, pur se mai riportato direttamente nel suo lavoro, dato che la sua riflessione tradotta in pittura è sì ad alta densità empatica e sensibilità ecologista, ma restando entro toni, forme e, insomma, una grammatica dal carattere simbolico: si tratta dello zoologo, naturalista, ambientalista e filosofo americano, Paul Howe Shepard[1], uno studioso considerato eretico e visionario, in verità lungimirante e preveggente, che oggi andrebbe riportato al centro di ogni speculazione sul cosiddetto Antropocene. Nello specifico, in un suo pionieristico libro, Nature and Madness, 1982 / Natura e follia, Edizioni degli animali, 2020, Shepard parte da un punto di domanda:

“perché gli uomini si ostinano a distruggere il loro habitat”?

Questa “follia” che egli rivela, ed è affine, nella sostanza, al “great derangement” dell’antropologo Amitav Ghosh (Calcutta, 11 luglio 1956) che lo argomenta in The Great Derangement. Climate Change and the Unthinkable  / La grande Cecità: Il cambiamento climatico e l’impensabile del 2016 (qui), è stata recepita con preoccupazione dalla nostra artista che ha travasato queste e simili istanze e timori nella creazione del suo mondo mutevole, alternativo, immaginario e metaforico, popolato di flora e fauna, e che non sfugge al rispecchiamento con quanto di realistico c’è, fuori da lì, oltre il campo pittorico.

Perché è evidente: l’arte lo dice meglio, seppur diversamente, con una voce che accoglie, contamina e rilancia stimoli poetici, estetici, etici e sensoriali; e politici: ridando a questo lemma la sua dignità platoniana.

Note

1.  Paul Howe Shepard Jr. (Kansas City, Missouri, 2 giugno 1925 – Salt Lake City, Utah, 27 luglio 1996) ha scritto, tra gli altri libri: Man in the Landscape. An Historic View of the Esthetics of Nature (1967); The Tender Carnivore and the Sacred Game (1973), Thinking Animals. Animals and the Development of Human Intelligence (1978), Nature and Madness (1982); Traces of an Omnivore (1996), The Others: How Animals Made Us Human (1996); Coming Home to the Pleistocene (postumo: 1998)

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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